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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
UNA BELLISSIMA GIORNATA
...Era l’8 agosto 1954, mia sorella era a letto. Era una bellissima giornata, c’era un bel prato con quel bel verde. Vicino alla montagna di carbone c’era un bosco, dove ogni tanto andavamo per fare una passeggiata, con mia sorella e i bambini. Io mi sono alzata la mattina, ho preparato i bambini perché passava il pulmino per portarli all’asilo. In Belgio si usava scaldare il ferro per stirare sopra la stufa. Tu pensa, una stanzina così, anche più piccola, lì c’era la stufa, qui c’era la porta che dava nello stanzino dove dormivo, lì c’era la camera dove dormiva mia sorella, qui il tavolo. Io il tavolo ho dovuto attaccarlo vicino alla stufa con questo ferro sopra per stirare. Era caldo, vedevo quella bella giornata. Io avevo quella palla rossa di stufa, rossa, rossa per il calore. E vedevo quella bella giornata. Ero desiderosa di fare una bella passeggiata. In quel momento passa lui con la Lambretta; mia sorella sente il rumore e dice: “La porta è chiusa?” “Sì, è chiusa la porta” “Le tende sono chiuse?” “Sì”. Dopo un po’ ho sentito mia sorella russare e ho pensato “Adesso vado a fare una passeggiata. Lei dorme. Quando ritorno mi menerà e via”. E sono uscita: ho messo le mie scarpe, ho preso la mia borsetta, il mio soprabito, il mio cappotto per andare a fare la passeggiata. “Arrivo lì al bosco e poi ritorno”. Mentre passavo il cancello (perché in ogni baracca c’era una ringhiera che divideva il giardino dalla strada) arriva lui con la Lambretta. “Dai, monta su, andiamo a fare un giro”. Io non è che ho pensato di fare la fuitina con lui, di fidanzarmi con lui non ci pensavo neanche minimamente. Ho pensato con la testa di una ragazzina, non pensavo che lui mi avrebbe portato lontano. Mi ha detto “Andiamo a fare un giro” e ho pensato che mi avrebbe portato al bosco e poi saremmo tornati indietro. Invece ho visto che andava su e io chiedevo: “Dove mi porti?” “Ti porto da una paesana mia.” “Ma come da una paesana tua? Io devo tornare a casa”. “Non ti preoccupare, non succede niente”.
Il bello è stato che mia sorella, quando non ha sentito più che io stiravo, si è alzata e mi ha visto andare via con lui con la Lambretta. Apriti cielo, si è messa ad urlare: “L’ha portata via!”, dicendo che mi aveva rapito, portata via, che ero andata via. I vicini sono usciti tutti, alcuni hanno preso le biciclette per rincorrerci e fermarci. Hanno chiamato i carabinieri, la polizia, perché non sapevano dove mi avrebbe portata e cosa mi avrebbe fatto. Invece lui mi ha portato a casa di una compaesana sua, che era una brava signora che stava con il marito e aveva una bambina appena nata. Mi hanno messo questa bambina in braccio, una parola tu ed una io, è trascorsa mezza giornata. Arriva un compaesano suo che aveva la macchina e faceva il taxista per le persone che avevano bisogno. Ci dice che mia sorella aveva mandato i carabinieri, la polizia e che i vicini ci avevano rincorso. “Se tu vai a casa ti ammazzano, ammazzano anche lui…” Io avevo paura. “Tua sorella è andata subito a fare il biglietto per mandarti in Sicilia”. Io in Sicilia tra l’altro avevo un fratello molto geloso. Ero contenta di tornare in Sicilia però se dicevano che ero scappata con lui, mio fratello mi avrebbe ammazzato di sicuro. Ci hanno convinti a rimanere lì, ci hanno portato in una casa che hanno preso in affitto, era un appartamento.
Da ragazzina mi sono trovata con un uomo, così, senza neanche volerlo. Io avevo paura di tornare a casa; oltre ad avere paura dei miei avevo paura del popolo, perché il popolo, una volta che una donna… Insomma io non potevo tornare indietro e dire: “Non è successo niente, non ho fatto niente di male. Sono andata solamente a fare un giro!” Per loro ero già una donna persa, compromessa. Quella volta era così, non potevo andarglielo a spiegare, per loro già ero disonorata. O mi stava bene o non mi stava bene ormai dovevo starci. Lui, anche mio marito, dal suo canto si è trovato fregato. Fregata io perché innocentemente l’ho fatto, volevo fare una passeggiata, senza pensare che lui mi avrebbe portata lì. Forse lui lo ha fatto con la sua malizia, ma forse non pensava a quello che sarebbe successo e che avrebbe dovuto sposarmi, come io ho dovuto sposare lui. A me mancavano otto giorni ai 16 anni e l’8 agosto siamo scappati.
Poi mia sorella per due - tre mesi non ci ha ricevuti a casa. Non voleva sapere niente e diceva che a casa sua non mi mancava niente. Tu non potevi spiegargli com’era andata, perché lei diceva: “Tu l’hai fatto con l’intenzione di andare via con lui”. E tutt’ora continua a dire: “Te ne sei fuita. Hai fatto la fuitina.” Vaglielo a spiegare che io mi ci sono trovata, che non l’ho fatto apposta.
Loro non hanno detto la verità ai miei genitori. Perché io avevo un ragazzino che lavorava di fronte a casa mia e prima di partire mi aveva scritto i bigliettini dove mi chiedeva di tornare perché lui mi aspettava. Andava a fare il militare e quando tornava sarebbe venuto dai miei genitori. Era una simpatia tra ragazzini. Quando io sono partita lui è andato dai miei genitori a chiedere la mia mano. I miei genitori erano contenti di questo ragazzo perché conoscevano la sua famiglia, lui lavorava, era un bel ragazzo. Gli hanno detto: “Non ti preoccupare, tu vai a fare il militare, stai tranquillo che quando ritorna, fra due, tre mesi, la troverai qui”. Invece io già…
A agosto siamo scappati e il 24 novembre ci siamo sposati. Abbiamo dovuto chiedere il permesso del papa, perché ero minorenne. Io mi sono trovata sposata, con un uomo da accudire, da fargli da mangiare, lavare, stirare. Siamo andati ad abitare in una casa in mezzo ad un bosco, perché non potevi trovare casa lì per lì, su due piedi. Questa casa era enorme, tipo una villa; i proprietari non c’erano, erano andati in vacanza e l’avevano affittata. Lui andava a lavorare di pomeriggio, dalle due fino a mezzanotte. Io alla sera dormivo sul tavolo dalla paura che avevo, perché dentro quella casa grande in mezzo ad un bosco si sentivano gli scricchiolii con il vento. Io diventavo piccola dalla paura che avevo, perché per andare di sopra a dormire dovevo attraversare il corridoio, fare le scale. Avevo paura anche di aprire la porta della cucina. E fino a che non arrivava lui io dormivo sul tavolo, fino a mezzanotte. E da lì abbiamo già iniziato a capire i caratteri...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Barbera Paola
Mestiere svolto
Venditrice ambulante,
casalinga
Data di nascita
21/08/1938
Data intervista
6 luglio 2006
Luogo di Nascita
Licata (AG)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Famiglia, Matrimonio, Lavoro, Affettività, Riti e costumi, Emigrazione

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