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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
SUL TETTO STAI MALE ANCHE SE NON FAI NIENTE
...Quando i figli hanno iniziato a studiare, gli ho detto di continuare, di non perdere gli anni perché è stata dura per me la vita, perché in Svizzera ho fatto il lavoro più duro. Io ho fatto quarantadue anni sempre sui tetti e sul tetto stai male anche se non fai niente.
Ho avuto un incidente, sono caduto da dieci metri e ho spaccato questa gamba, ma l’ultimo che ho avuto è stato più brutto e ho dovuto tagliare la gamba a settant’anni. E poi mi volevano tagliare anche un braccio ma al dottore ho detto: “Tagliatene uno alla volta, lasciatemi un po’ respirare”.
L’incidente a Neuchâtel era 9,75 metri giusti. Si è rotta una placca di eternit, sono caduto in una tavola di cemento armato, facevano una fabbrica di patate e noi eravamo sul tetto … brum! Mi hanno preso, mi hanno coperto e dicevano: “Questo è tutto rotto, non c’è più niente da fare”.
Ma io sono stato sempre un tipo duro. Io una volta ho saltato la finestra e dall’altra parte non c’era un chiodo così? Mi si è attaccato il chiodo dentro, mi è andato nella gamba, ho alzato il piede: “Porca miseria cosa c’è?” Avevo due amici che lavoravano con me, io avevo la camionetta, andavo a mangiare a casa, gli ho detto: “Voi andate a fare spesa che io vado a casa a mangiare”. Sono andato in farmacia, la farmacista mi ha detto: “Figlio mio, vai subito all’ospedale per il tetano”. Invece sono andato a casa e con un martello e con un pezzo di legno ho battuto sotto e il chiodo mi è andato via. Sono stato sempre duro. Mi è caduta una sega elettrica sulla spalla e mi hanno dato diciotto punti. Facevo un campanile e invece di andare al pronto soccorso sono venuto a casa.
È stata una vita dura, fatta di sofferenze, ma sono stato sempre duro, sarà stato che da bambino, non ho avuto mai malattie ed ero sempre quasi nudo, sempre scalzo ma io non ho preso mai un raffreddore, mai! Io ho fatto quarantadue anni sui tetti della zona più fredda d’Europa, sempre con 25-30° sotto zero. La chiamano la Siberia svizzera.
Io non ho preso la cittadinanza svizzera perché l’Italia non l’abbandono. Parecchi italiani li abbandonerei perché sono un po’ impostori ma l’Italia proprio non l’abbandono. Non ho mai preso la nazionalità, sto bene là da Italiano, sto bene qui da sancostanzese, diciamo così.
Delle volte qui mi attacco con certa gente perché non posso sentire offendere gli emigranti. Sarà un punto debole mio, perché io sono già emigrante. Ieri difatti c’è stata una piccola discussione con uno che ha fatto trent’ anni in Svizzera. “Tu hai girato, sei stato a Zurigo, a Basilea, a Berna: perché hai girato sempre? Perché tu non sei stato bene in nessun posto. Io quarantadue anni di lavoro li ho fatti quasi tutti da un solo padrone, sempre con lo stesso lavoro, sono stato bene”. L’ho sentito parlare un po’ male degli stranieri che sono qui e allora gli ho detto: “Io cinque giorni fa, ho sentito il presidente della Croce Rossa Italiana, un gran dottore. Sai cos’ha detto? Ha detto che gli emigranti tocca trattarli bene perché adesso inizia un’epidemia di tubercolosi e l’emigrante deve avere la casa pulita come ce l’hai te, perché la tubercolosi si sparge anche parlando.” L’ho offeso un po’ perché bisogna dire la verità: se sono troppi ‘sti emigranti questo non sta a noi dirlo, ma farli soffrire che non devono avere la casa è una vergogna. Noi come siamo stati? Siamo stati sempre bene, la Svizzera non bisogna guardarla tanto perché è un paese ricco, che ha più possibilità, che ha più scuole di tutti in Europa. La Svizzera c’ha dal 1906 la sesta elementare obbligatoria invece noi ancora cinquant’anni fa sapevamo mettere soltanto una croce nel passaporto. Per arrivare a loro ce ne vuole! Il professore che mi ha operato nell’ospedale della Provvidenza, l’ospedale cattolico (a noi cattolici ci mettevano lì) nel primo incidente che ho avuto, mi ha detto: “Lei di dov’è?” “Sono della provincia di Pesaro” e questo professore mi ha detto che aveva fatto l’università al Rizzoli a Bologna. Tu guarda i destini della vita! E poi parlando mi ha detto un gran bene del Rizzoli, che è un gran ospedale. Cioè, voglio dire che io non offendo gli italiani perché quelli che hanno studiato sono bravi come gli svizzeri. Solo che loro hanno certe cose che noi non abbiamo...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Belogi Arduino
Mestiere svolto
Muratore
Data di nascita
27/03/1932
Data intervista
17 giugno 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Emigrazione, Famiglia, Matrimonio, Guerra

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