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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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IN GALERA CI ANDAVAMO TUTTI
...Diventato prete, sono stato mandato qui nel 1951. Nel 1953 sono stato trasferito nella parrocchietta di Rupoli ma lì non c’era niente da fare, era una parrocchietta di 300 persone e quella volta, essendo giovane, mi piaceva fare qualcosa, lavorare, allora ritornavo spessissimo ad aiutare a S. Costanzo.
A giugno, muore un sacerdote di qui, Don Primitivo, il quale aveva un beneficio e il parroco di allora mi dice: “Sei contento di ritornare? Vieni con i tuoi genitori. Sarai indipendente e avrai il “beneficio” di Don Primitivo…”. Don Dante e la gente si sono dati da fare e quindi sono partito a febbraio e a ottobre sono ritornato con i miei genitori. Ero viceparroco ma allo stesso tempo indipendente; indipendente in tutti i sensi, anche economicamente, perché avevo quel “beneficio” , un fondo di pochi ettari, ed ero incaricato come custode del cimitero.
Non mi è mai interessato essere parroco e avere quella responsabilità, però allo stesso tempo mi piaceva tanto fare. Quel palazzo che c’è là è un frutto mio, è nato con me. Anche se oggi è un aborto sul castello, nel centro storico! Però allora, nel dopoguerra, non c’era quella cultura di oggi di… come si dice, lasciare la storicità, piuttosto c’era la mentalità di abbattere tutto ciò che era vecchio. E allora se uno poteva fare una cosa nuova ci si disfaceva di tutto. Se quel palazzo è sorto là è perché allora si ragionava così. Al posto del palazzo prima c’era una casetta bassa, vecchia, come tutte le altre case vicine, con un appezzamento di terra dietro; apparteneva alla parrocchia. Nel dopoguerra negli Stati Uniti c’erano diverse famiglie di San Costanzo. Quella volta in Italia c’era la miseria e c’era tutto da ricostruire e allora hanno pensato, il capo è stato Luigi Ferraguzzi, di raccogliere dei fondi per costruire qualche cosa per la comunità di San Costanzo. Mi pare che sia stato nel 1953. Quella volta gli americani, le nostre famiglie emigrate, hanno mandato non so quanto, 300 mila lire? Ma quella volta 300 mila lire era una certa somma. Un primo progetto che hanno fatto era di costruire proprio vicino alla piazza, ma poi quella casetta della parrocchia non era più abitabile allora si è pensato di farci il palazzo che c’è adesso. Chi ha fatto il progetto è stato un nipote di Don Dante. Anch’io c’ ho lavorato, non per lo stile, quello l’ho lasciato a loro, ma per ideare un palazzo abbastanza grande, con tante aule e abbastanza larghe e un grande salone sotto. Ad un certo punto si era pensato di abbattere anche quelle casette che erano attorno.
Il lavoro è cominciato nel 1954. Come è stato costruito? Quella volta c’erano i cantieri di lavoro. Come oggi ci sono i lavori sociali, allora c’erano questi cantieri di lavoro, pagati con i soldi arrivati dall’America.
Anche qui, nella questione dei soldi dall’America c’è sotto tutta una storia.
Gli emigrati hanno fatto una raccolta là e poi li hanno mandati alla parrocchia, all’ Ente Parrocchiale e poi è stato fatto un comitato. Nello stesso tempo i soldi li hanno dati da gestire a un giovane avvocato. Io non avevo niente a che fare. Mi pare che in quel momento io ero a Rupoli. Però cosa c’è stato, cosa è successo, ad un certo momento da lui non usciva più niente perché quell’uomo non soltanto la parrocchia ma tanti altri ha fregato. Ma noi siamo riusciti a riavere questi soldi dalla fidanzata che aveva garantito con delle cambiali e abbiamo iniziato a costruire con questi soldi, con i cantieri lavoro e con l’aiuto del ministro Tambroni. Certamente ogni tanto ci si doveva anche fermare perché finivano i fondi. Mi sembra che c’ hanno lavorato quattro cantieri. Ad un certo momento, mi pare nel ’55, sul più bello ci muore questo Luigi Ferraguzzi, lui era un po’ la fonte di tutto, allora hanno pensato di chiedere un prestito alla vedova, non so quanto hanno chiesto: tre milioni o trecento mila lire? Non lo so. Allora c’era il famoso Giuffrè che raccoglieva soldi e poi li restituiva con interessi altissimi, non so se era arrivato a dare in un primo momento anche il 100%, l’80%, il 70%. E difatti se nel dopoguerra molte chiese sono state restaurate, è stato fatto con gli interessi di Giuffrè! Se fosse stato come oggi, quella volta fra preti, vescovi e compagnia bella, saremmo dovuti andare tutti in galera!
L’Ente Parrocchiale ha pensato di consegnare questo prestito della signora Ferraguzzi, a questo Giuffrè al 70% di interessi, ma sul più bello Giuffrè fallisce e noi intanto avevamo fatto il palazzo che difatti è stato inaugurato, mi pare, nel maggio del 1958, con la vedova Ferraguzzi, il sindaco, il vescovo e il ministro Tambroni …
Però i debiti sono rimasti tutti a carico del parroco e lui, con grandi sacrifici, per diversi anni, forse mangiando la cipolla è riuscito a pagarli. A conti fatti quel palazzo c’ è potuto costare, quella volta, sui 15 milioni. Da noi con tre milioni facevi una casetta come se niente fosse...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Betti Antonio |
Mestiere attuale |
Parroco |
Data di nascita |
09/04/1927 |
Data intervista |
21 gennaio 2006 |
Luogo di Nascita |
Mondavio (PU) |
Durata intervista |
120 min |
Temi principali |
Famiglia, Riti e costumi, Politica, Emigrazione
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