| |
01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
|
LA CENERE E LA RANNA
...Tu fai conto che io avevo ventunanni quando mi sono sposata, nel 1956. Adesso gli sposi non ne vogliono sapere di entrare in una casa se c’è la suocera e vanno da soli, fanno bene, per carità ma se uno ha la suocera la deve mandare via? E poi finché ti fanno comodo le tieni poi quando ti si ammalano, una roba o l’altra, non le vuole vedere più nessuno. Ma adesso fanno l’amore per dieci anni, si sposano e dopo un anno o due si dividono, ma dove usa così? Se hai i figli è brutta perché ne risentono.
Quella volta quando una si sposava che era incinta mica lo diceva come invece fanno adesso! Chi era incinta sposava con il vestito colorato perché non poteva sposarsi in bianco!
Rimanere incinta prima di sposarsi è usato sempre. Anche da me, una sorella si è sposata che era incinta: lei come si è messa a fare l’amore ma è rimasta quasi subito incinta e si è sposata. Mio fratello, quello più piccolo, ha fatto la stessa cosa e abbiamo dovuto fare un tramezzo nella camera perché si doveva sposare. Se non ti volevi far vedere che eri incinta potevi andare a sposarti a Loreto, potevi andare dove ti pareva ma non ti facevi vedere e non lo dicevi in giro, mentre adesso lo dicono subito: “Sono incinta”. Ed è fatta.
Quella volta i figli si facevano in casa, io ne ho fatti quattro tutti a casa, ma quando ho fatto l’ultimo l’ho dovuto portare all’ospedale perché era un po’ giallo. Io e mio marito non abbiamo il sangue uguale ma non me l’avevano mai detto prima. Dopo il dottore mi faceva fare le analisi tutti i mesi ma non me l’hanno mai detto il motivo perché il bambino era giallo. Per otto giorni lui è stato in ospedale e io non son potuta andare perché mi avevano dato i punti. Toccava portargli giù il latte due volte al giorno, la mattina e la sera. L’hanno tenuto per quindici giorni e dopo otto giorni sono andata giù anch’io.
Dopo aver partorito quella volta si faceva la quarantina, fino a che non erano passati quaranta giorni non si doveva fare niente, né gli scalini, né i lavori, né le faccende, niente. Si sta a sedere su un cuscino e non dovevi bere dal bicchiere perché dicevano che portava male! Quella volta era così, si beveva nella tazza! Non voleva dire niente ma era così.
Ma quella volta si era anche un po’ coglioni perché anche gli animali che non mangiavano si portavano da una donna che andava a fregare l’acqua santa nelle chiese, la metteva in un piatto e ci metteva un goccio d’olio: poi guardava e diceva quello che si doveva fare. Si faceva quando i polli non mangiavano ma anche per le persone che stavano poco bene e non avevano voglia di mangiare. Andavi da questa donna e magari sembrava che ti facesse bene perché dopo passava. Quella volta ci si credeva, adesso invece chi ci crede!
I bambini mica si portavano in giro come adesso! Si tenevano dentro casa anche se in inverno i riscaldamenti non c’erano e in casa era più freddo che fuori. La notte non li muovevi, ma la mattina stavi attenta. Ma cosa avevi? Niente ed era freddo. Io li ho fatti tutti in estate i miei, a giugno, luglio e agosto e così per l’inverno un po’ erano già cresciuti, invece se tu li facevi in dicembre o gennaio era un’altra roba. Poi quella volta cos’era come adesso? I pannolini non c’erano! Li fasciavi tutti, dalle gambe al collo. Dicevano che non bisognava farli camminare all’inizio, perché sennò si incurvavano ma dopo pochi anni hanno detto che non si dovevano più fasciare. Io la prima l’ho avuta del ’58 e l’ho fasciata, la seconda è nata quattro anni dopo e non l’ho fasciata più.
In casa avevamo l’acqua corrente ma chi non l’aveva andava a sciacquare panni nella pozza. Si lavava, ma il bucato non si faceva tutte le settimane come adesso e poi c’era il sapone e c’era la lisciva. Quando facevi il bucato si usava la cenere. Li mastellavi tutti bene bene e poi li coprivi con un panno fatto apposta per metterci sopra la cenere. Poi alla sera buttavi l’acqua bollita sulla cenere, alla mattina ritiravi su i panni e poi li sciacquavi. Alla fine con l’acqua che era filtrata nella cenere e nel panno (la chiamavano la ranna) ci lavavi o le maglie o i vestiti, prima quelli più buoni e poi quelli colorati...
Rielaborazione della testimonianza
|
|
Cognome Nome |
Biagioli Iolanda |
Mestiere svolto |
Mezzadra,
coltivatrice diretta
|
Data di nascita |
06/11/1935 |
Data intervista |
18 maggio 2006
26 giugno 2006
|
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
135 min |
Temi principali |
Lavoro, Famiglia, Tempo libero, Riti e costumi
|
Installa Adobe Flash Player 9 |