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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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NON MI PIACEVA L’AMERICA
...La prima volta che sono andata in America sono partita da sola! Chi mi accompagnava? nessuno; sono andata da sola. Era la prima volta, sono andata in Canada, da mio figlio. Sicché mi hanno accompagnato fino a Fiumicino e da Fiumicino ho preso l’apparecchio e sono arrivata là. Non mi ha messo paura l’apparecchio. Si stava bene. A voglia! Perché a tanti fa male.
Io sono salita sull’aereo a Fiumicino e sono arrivata là che era di giorno. Tu scendi dall’apparecchio e vai dentro un corridoio lungo lungo. E sicché, ho detto: “Mamma mia”. Sull’aereo c’era una che andava in Canada e nell’aereo è come sulla corriera, fai amicizia con chi è vicino a te. Tu fai conoscenza e parli, parli, parli, no?. E così, da lì siamo scesi e siamo andati dove andavano tutti. Siamo arrivati in un camerone alto dove arrivavano con lo scivolo tutte le valige. ”Dove saranno le valige mie? Bisogna che le prendo, Dove saranno?”. Guardo, guardo, la mia era rossa, allora l’ho vista subito “Oh, eccola, và…”. Sono andata a prenderla e poi ci sono tutti quelli che ti guardano il passaporto. E poi abbiamo fatto un po’ di scale e siamo andati dove c’era la porta per uscire. Quando apro la porta c’erano mio figlio e la moglie che mi aspettavano. Allora non ho avuto più paura. E così è stato semplice. Era del 1972 e ci sono stata venti giorni da mio figlio. Poi sono andata dall’altro che è negli Stati Uniti. Perché ho due figli uno lì e uno là.
Sicché ci sono stata altri venti giorni. Negli Stati Uniti avevo uno che era il fratello di mio marito e mio figlio che aveva i figli piccolini. Ci sono stata bene. Sono andata a vedere la Quinta Strada. C’era quel palazzo alto alto che si vede spesso anche nella televisione. Gli ho detto quando ero lì sotto: “Oh! Ti vedo sempre nella televisione e adesso ti vedo proprio qui”. Sono andata a vedere la chiesa di San Patrizio, nella Quinta strada.
Poi siamo stati da un amico di mio figlio che ci ha invitati a casa; se tu vedi! Tutti i pranzi, la cena… la moglie cucinava proprio all’italiana! siamo stati bene. Poi mio figlio aveva un altro amico che diceva:”Non mi vieni a trovare? Vienimi a trovare”. Telefonava sempre. E allora ci siamo stati. Sai dove c’è quel ponte sul mare, con tutti gli archi, di Brooklyn? Io ci sono passata per andare da questo amico. Anche lì la moglie ha fatto una cena! Una mangiata! Sono stata bene. Ma non mi è venuto neanche in mente di restare perché non mi piaceva l’America. Non mi piaceva per la lingua e poi, tutte le abitudini che hanno gli americani… a noi non piacciono. No, hanno tutte altre abitudini. I figli miei si sono abituati ormai.
E così, dopo io sono ripartita dagli Stati Uniti. Sono andata nell’aeroporto Kennedy che è grande, grande; ne vedi di tutti i colori, neri, bianchi, rossi, con questi camicioni lunghi… mamma mia! Allora i due figli mi hanno accompagnato fino a lì, fino a che non è partito l’apparecchio. Ho preso il posto proprio dove c’era la televisione. Io vedevo le ali e per andare nei bagni c’era una coda lunga. Ma sull’apparecchio ti sembra di essere dentro qui, così. Mica senti il rumore… niente. Non si sente niente...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Borfecchia Angiola |
Mestiere svolto |
Ricamatrice |
Data di nascita |
16/03/1908 |
Data intervista |
22 dicembre 2005 |
Luogo di nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
120 min |
Temi principali |
Affettività, Lavoro, Emigrazione, Famiglia
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