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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
HAI UN POSTO PER QUESTO RAGAZZO?
...Siamo nati tutti a Stacciola: padre, madre e cinque figli, quattro maschi ed una femmina. Mio padre era bracciante agricolo, mia madre casalinga. Prima le fabbriche non c’erano e per guadagnare qualcosa bisognava andare dai contadini.
Mio padre la domenica andava nelle feste paesane con una piccola carretta a mano e vendeva semi, caramelle, noccioline, oggi si dice venditore ambulante mentre prima si diceva venditore di brustoline. Questo lo faceva al sabato e la domenica, negli altri giorni andava dai contadini, dove facevano le vigne a mano con la vanga, la pala, così e i filoni.
Io ho iniziato a lavorare finita la scuola. Dovevo andare all’avviamento a Mondolfo, invece sono andato, come si diceva quella volta, a garzon da un e facevo i lavori che facevano loro. Lì non mi piaceva e sono andato a fare il pecoraio vicino a Monterado.
Anche lì, ero un ragazzino, avevo 13 anni, non mi piaceva. Quella volta bisognava fare quei lavori perché fino a 14 anni non facevano il libretto del lavoro, non è come adesso che c’è l’apprendistato. Allora sono andato a Fano, al Fenile e lì c’ho fatto un anno intero a lavorare da un contadino. Dormivo lì, non tornavo a casa, abitavo in famiglia con loro. Qualche volta mi venivano a trovare mio padre e mia madre.
E’ successo così perché c’era uno di San Costanzo, lo chiamavano “trovagarzon”, una specie di mediatore. Siamo andati da lui e mia madre ha chiesto: “Hai un posto per questo ragazzo, per fargli fare qualcosa?” “Adesso sento”.
E così sono andato al Fenile. La famiglia non era numerosa e loro avevano bisogno di manodopera. Appena sono arrivato era tempo di semina; mi danno un paio di vitelle giovani, me le mettono a posto, dietro mi attaccano uno strascino, per coprire il grano. Capirai, io ancora ero un ragazzino, queste mi iniziano a fuggire, io tira, tira, ma alla fine sono caduto sullo strascino e finché le bestie hanno continuato a girare io sono stato sempre lì sopra.
Pensavo che quando andavamo a tavola dessero da mangiare a tutti uguale; non c’era niente, c’era soltanto l’uva che avevano raccolto. La mettevano appesa sui travi e quando serviva l’andavano a raccogliere. Io sono arrivato e non avevo il grappolo mio. Allora il capoccia mi ha detto: “Adesso noi andiamo a prendere un po’ d’ uva per ognuno e tu te la metti nella camera tua. Quando non hai niente da mangiare, vai su, prendi un grappolo di quelli e mangi”.
Solo l’uva e basta, quando c’era l’uva, ma non c’era tutto l’anno!
Quello che mi andava bene era che mi avevano dato le chiavi della cantina e dovevo pensare a preparare da bere quando si mangiava. Il pane ce n’era sempre parecchio e allora bagnavi il pane nel vino ma questo non mi dispiaceva perché a me piaceva bere e tutt’ora mi piace.
Una volta ogni tanto ammazzavano un pollo, ma poche volte perché anche se li trovava morti c’era la vecchia che li pelava e li portava a Fano a vendere e a casa, a noi ci riportava le aringhe, lo stoccafisso e il baccalà.
Perché quella volta non era come adesso che vai a prendere un chilo di stoccafisso e lo paghi 50 euro, quella volta era il cibo dei poveri. Sardelle, aringhe, tu mangiavi e spendevi poco. Poi, piano, piano sono venuto via e poi dai 14 anni ho fatto il libretto del lavoro. Non era come adesso, il lavoro c’era parecchio e ti chiamava anche il comune che ti faceva fare 8-10 giorni, le giornate, e poi ti mettevano a posto il libretto della mutua per sei mesi; dopo sei mesi ti scadeva. Allora magari, una quindicina con una ditta, una quindicina con un’altra, si tirava avanti.
Poi, però, fuori comune non ci potevi andare; se facevi il muratore sì, ma come manovale e compagnia bella se dovevi andare a lavorare a Mondolfo, se non c’erano i disoccupati di Mondolfo potevi rientrare, altrimenti no.
Invece se ero muratore era un’altra cosa.
E così piano, piano sono arrivato all’età di 18 anni. Da lì ho fatto la leva e poi il servizio di leva per due anni. Ho compiuto 21 anni a Napoli, in caserma...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Brocchini Romano
Mestiere svolto
Muratore
Data di nascita
03/03/1938
Data intervista
30 gennaio 2006
Luogo di Nascita
Stacciola di
San Costanzo (PU)
Durata intervista
105 min
Temi principali
Lavoro, Matrimonio, Famiglia, Emigrazione, Guerra,
Affettività, Politica, Vacanze, Tempo libero, Riti e costumi

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