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06 / UNIVERSITA' E FASCISMO.
Studenti dell’Alma Mater, 1938-1945
Studenti Unibo argomenti interviste
Brano tratto dalla testimonianza di Sgarzi Umberto:

Il passero con il corpo della vecchietta
[…] Io avevo tutti lodevoli in classe fuorché in disegno che avevo insufficiente […], perché? Perché io sono stato sempre contrario ai disegni geometrici e poi invece di cancellare con la gomma mi sputavo sul dito e facevo così. Il maestro usava picchiare i bambini e con la riga mi batteva in testa […]. Io ho disegnato fin dalla più tenera infanzia e Marzocchi mi ha preso un po’ come fosse mio padre, ho frequentato fin dall’infanzia il suo studio perché io nel mio cuore avrei sempre voluto essere un pittore […].
Io abitavo in questa casa qui che era di mio nonno, però al piano superiore a questo, e la mia nonna aveva fatto imbiancare, o meglio, dato un colore verdino alla sua stanza che era tutta ripulita. Io avevo tre anni, entrai nella stanza con una matita che mi sembrava grande così, blu e rossa da una parte e dall’altra, che poi è molto più piccola ma ero piccolo io e allora disegnai la testa di un passero come mi ricordavo che fosse sulla parete pulita della stanza appena preparata della mia nonna. Ecco come sono nato come pittore […]. Ecco, dopo non ho finito con la testa del passero, ho voluto fare il corpo. Allora usava andare in montagna a Monghidoro e mi ricordo che sugli Appennini ho visto una vecchietta con una fascina di legna sulle spalle. Ho fatto sotto la testa del passero il corpo della vecchietta con la fascina.  È entrata mia nonna “Brutto cattivo di un bambino, hai sporcato la stanza della tua nonna. Adesso chiamo il nonno” Ai, ai, ai! Allora ha chiamato il nonno; il nonno si è messo a guardare il disegno, non ha detto niente. Ha detto: “Adesso chiamo tuo padre”. Mio padre allora ha guardato, dice: “Ma come ti è venuta questa idea?”, allora ho spiegato quello che ho detto, forse con parole meno… Allora si sono molto interessati e per questo fatto non ero più un colpevole ma un bravo bambino. Mio padre ha cominciato a comprarmi i colori e tutte le sere rincasava e diceva: “Fammi vedere i disegni che hai fatto” […].
Noi avevamo uno zio anche, uno zio di mia madre, che era un ottimo scultore, si chiamava Gottarelli e mi ricordo che ho anche un busto di là di quando avevo tre anni, con le orecchie a ventola, tanto che mi guardava con le orecchie “Umbertino sta bene in uraccia. Sta bene attento con le orecchie così!”. Mio padre avrebbe voluto… era amico del pittore Marzocchi che è stato un grande artista e ho messo un articolo suo lì e allora mio padre diceva: “Faccio fare l’Accademia o il liceo artistico a Umbertino” che ero io “No, lo rovini secondo me perché ci sono dei pessimi insegnanti” ha detto così, allora mi ha fatto fare gli studi classici. Però io ho sempre frequentato lo studio di Marzocchi. Da bambino quando lui andava a dipingere, io m’interessavo moltissimo e lui voleva vedere tutti i miei disegni. E da bambino andavo anch’io in campagna quando lui dipingeva, poi prendevo anch’io dei miei colori, che volevo dipingere anch’io […].
Avevo un' insufficienza in disegno allora il maestro Squarzoni, il mio ottimo insegnante delle elementari, mi chiamò un giorno, andò che c’era lezione di disegno, e chiese: “Come mai ha insufficiente in disegno?” allora disse l’insegnante che ero un disastro, che sputacchiavo. Dice: “Vieni alla lavagna” mi chiamò il maestro “disegna un cavallo”, io ho fatto un cavallo. “Disegna un cane” io ho fatto un cane, allora avevo lodevole anche in disegno perciò mio padre era tutto felice. Poi andai al Ginnasio Galvani […].

Dati intervista
   
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Cognome Nome
Umberto Sgarzi
Mestiere svolto
Pittore
Anno di nascita
1921
Data intervista
04/02/2011
Luogo di nascita
Bologna (BO)
Durata intervista
60 min
Trascrizione
SI
 
 
Collocazione
Studenti Unibo - casn20

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