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06 / UNIVERSITA' E FASCISMO.
Studenti dell’Alma Mater, 1938-1945
Studenti Unibo argomenti interviste
Brano tratto dalla testimonianza di Manzoni Giuseppe:

Non dimenticherò mai la sua espressione
[La mia famiglia] cosa faceva? Bè, io andrei al mio trisavolo: farmacista. Il mio bisavolo: farmacista. Mio nonno: farmacista. Io… mi sono trovato davanti ad un bivio e ho voltato a sinistra, benché a destra avrei trovato più possibilità. Io vede, non mi sono mai fatto programmi di ordine speculativo, perché il guadagno sì, è una cosa necessaria, altrimenti come si fa a comperare la pagnotta, come diceva il mio collega di studi. Però io avevo dentro di me questa, chiamiamola curiosità perché quella è la molla interiore che ci spinge in ogni direzione. Avevo il desiderio di diventare ingegnere. Forse, non so, c’era un certo richiamo, un certo gene, trasmessomi da mio padre, al quale, come usava allora, il figlio era subordinato, nella sua volontà e nelle sue decisioni, a quelle del padre, o meglio a quelle degli avi, perché di padre in figlio veniva fatto in maniera sintetica questa discendenza e si capisce subito che non era un modo di dire ma effettivamente era un modo che veniva praticato, messo in atto. Il figlio doveva fare quello che aveva fatto il padre. In un certo senso, se fosse applicato oggi, certi problemi, almeno così accentuati, non ci sarebbero. Perché quando io studiavo a Bologna ricordo (non perché io sia un classista, per carità, come si fa a essere classisti nella nostra epoca? Non si concepisce neppure) ma c’erano dei ragazzi, molto più giovani di me, perché io ho ripreso gli studi dopo la guerra, i cui padri avevano delle ottime attività industriali, specialmente degli abruzzesi, che prendevano tutta un’altra strada, Medicina perché il fare il medico ha rappresentato sempre un certa calamità nella scelta dei ragazzi, chissà perché, perché poi fare il medico se uno non lo fa per ragioni umane, cristiane, caritatevole, è una professione come un’altra. Siccome fare il medico allora evocava un avvenire diverso da quello che si era svolto e sviluppato nell’ambito della propria famiglia, così diversa. Io invece non sono mai stato stimolato da queste considerazioni, per cui io ho fatto l’ingegnere perché lo sentivo dentro e ho sbagliato sì, nella mia carriera. Mio padre, da ultimo rappresentante, dico da ultimo, quando io sono andato all’università, osò accompagnarmi fino allo sportello della segreteria del biennio di Ingegneria e si mise di fianco, guardandomi, e mi disse. “Allora hai proprio scelto” “Sì”. Non dimenticherò mai la sua espressione […]. Io ho finito il liceo nel ’41, quindi avevo poco più di diciotto anni, poi mi sono iscritto all’università, è venuta la guerra, la guerra è stata un’interruzione seria, seria per quello che sarebbe stato il futuro di noi liceali. Ho fatto un anno mi pare di università, poi venni chiamato alle armi […].

Dati intervista
   
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Cognome Nome
Giuseppe Manzoni
Mestiere svolto
Ingegnere
Anno di nascita
1922
Data intervista
18/03/2011
Luogo di nascita
Chiaravalle (AN)
Durata intervista
90 min
Trascrizione
SI
 
 
Collocazione
Studenti Unibo - casn24-25

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