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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
LO STRACCIO BIANCO
...Io quando avevo tredici anni lavoravo in campagna, eravamo sei figli, ma io in campagna non ci volevo andare a lavorare, io volevo imparare a fare la sarta o altro. La sarta però non guadagnava molto, guadagnava poco, erano in tante, allora la magliaia, ma come facevi? Ci voleva la macchina, ci volevano i soldi ed era tempo di guerra, ’41-’42. Dopo sono andata a Mondolfo da una signora, il marito faceva il meccanico e in più faceva il rappresentante di queste macchine e allora le ragazze imparavano lì e poi compravano le macchine dal marito… e così ho imparato, sono andata due anni.
Dopo i tedeschi erano sempre più vicini, bombardavano e allora ho smesso di andare, ma la macchina l’avevo già comprata e non potevo lasciarla là perché i tedeschi portavano via tutto. Allora l’ho portata a casa e l’ho messa sotto ad un pagliaio, abbiamo fatto come una grotta sotto a questo pagliaio e poi lì abbiamo messo tutte le cose di casa, comprese le lenzuola e le coperte. Altrimenti i tedeschi portavano via tutto, già ti prendevano la casa e ci abitavano loro dentro. Dopo nel ’45 è finita e abbiamo ricominciato piano, piano, la casa tutta rotta, noi non avevamo più niente. Di casa nostra non c’era più niente, era una casa di campagna, l’hanno bombardata tutta. Piano piano ci siamo rimessi in sesto. I primi tempi c’erano i polacchi, gli inglesi che ci davano da mangiare perché non avevamo niente, eravamo sfiniti, non avevamo la casa, l’acqua non c’era più, i pozzi erano tutti asciutti perché era agosto, non c’era né per lavarci, né per le bestie … avevano portato via tutto.
La paura era molta, a casa mia c’erano i miei cugini e una ragazza che aveva quattordici anni, un anno in più di me e avevamo paura perché c’erano de tedeschi giovani … Non c’hanno dato fastidio a noi donne però ci hanno preso tutto. In casa c’avevano messo il comando perché era una casa lunga di campagna proprio dietro la strada e gli era rimasta comoda.
Nella stalla i tedeschi avevano messo i cavalli, dei cavalli francesi, grossi… avevano riempito la stalla di queste bestie. Di sopra era tutto per loro; dopo più in là, da Lucarini, c’era la cucina e gli inglesi avevano capito che qui c’erano i tedeschi e bombardavano sempre, sempre. Ma ci siamo salvati, noi ragazzi avevamo fatto una grotta, anzi l’avevano fatta gli uomini, da Ceccorulli dove c’è la fonte del Bagnolo. I ragazzi e i vecchi eravamo tutti lì dentro, c’eravamo riempiti di pidocchi perché dormivamo nella paglia. Eravamo una ventina o più.
Mio padre e mia madre erano rimasti a casa perché noi avevamo i tori da monta e quelli non li hanno toccati perché avevano paura e ci avevano lascito un pezzettino di stalla dove stavano i due tori. Così babbo non è venuto via e mamma non l’ ha lasciato solo. Dopo nel momento del passaggio sono arrivati una decina di polacchi proprio davanti a casa nostra e continuavano a bombardare la casa perché credevano che dentro c’erano i tedeschi nascosti, invece erano già scappati di notte. Con i miei genitori c’era un'altra signora col marito perché non avevano fatto in tempo a venire giù al rifugio ed erano rimasti lì, dentro questa stalla con i tori e fuori bum, bum, bum … Allora questo signore ha preso un straccio bianco, l’ha legato in cima a una canna e l’ha sventolato...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Buldrighini Giannina
Mestiere svolto
Mezzadra,
coltivatrice diretta,
magliaia
Data di nascita
1924
Data intervista
27 aprile 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
105 min
Temi principali
Lavoro, Guerra, Matrimonio, Famiglia, Affettività,
Tempo libero, Riti e costumi

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