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03 / CATTURARE LE STORIE
 
Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2007-2008
Intervistatore: Morbidelli Martina
Intervistato: Pianigiani Gaetano
Gaetano Piagnini è nato a Chiusi (SI) nel gennaio del 1926. Durante il colloquio, l’intervistato ha toccato molti temi e si è ricordato di molti eventi particolari che hanno segnato la sua vita.
Ha descritto inizialmente la sua infanzia: la scuola, i divertimenti, il rapporto con i genitori e i vari cambiamenti di residenza della famiglia (Chiusi-Fabriano-Foligno).
Si è soffermato sul periodo estivo che ogni anno trascorreva a Chiusi in campagna e quindi sulle varie attività contadine, in particolare la trebbiatura, sugli alimenti, gli amici e i giochi: “in quel periodo c’erano quelle che allora si chiamavano “le faccende”, quella prevalente era la trebbiatura e per me e mia sorella era una gran festa: allora non c’erano come adesso le macchine che provvedono a fare il lavoro con un operatore solo; c’era il contadino il quale guidava il trattore che doveva trainare la macchina che a sua volta tagliava il grano, mentre con la paglia, utilizzando una scala lunga meccanica, si faceva il pagliaio e fare il pagliaio era una cosa difficile quindi c’erano quelli specializzati nel farli e facevano una gara dicendo spesso: “Eh, no, io l’ho fatto più bello del tuo!”. Era una festa che cominciava presto: c’era il macchinista che dirigeva tutta la parte meccanica che, ai primi albori, verso le 4 e mezza-5 di mattina, metteva in moto il trattore, suonava la sirena e cominciavano a trebbiare”.
Poi ha parlato della guerra: i bombardamenti, il razionamento dei cibi, i rifugi, le paure, la liberazione di Chiusi da parte degli anglo-australiani, fino alle elezioni del ’48: “Era un clima che, da vecchio e dai tempi che stanno correndo, rimpiango moltissimo perché nei nostri passati politici, qualunque fosse la fede politica, ci mettevamo l’anima. Io ho avuto la fortuna di ascoltare grandi nomi della politica, da un estremo all’altro, si direbbe oggi del largo costituzionale, conoscere, sentire l’impegno che loro mettevano nei discorsi tanto che uno a volte si diceva :”ma in fin dei conti questo...mica dice male!””.
Ha descritto il periodo in cui ha frequentato il corso per allievi ufficiali, il sistema all’interno della caserma e quanto questo abbia influito sulla sua personalità, sull’educazione, il rispetto e la disciplina: “si arrivava alla mensa e c’era l’abitudine che ci sedevamo in tavoli da 8 posti, ognuno aveva assegnato il proprio e quando entravamo ci si fermava davanti al posto in piedi finché non fossero entrati tutti gli altri allievi. Una volta entrati tutti, c’era il massimo silenzio, suonava il gong e allora ci si poteva sedere, avevamo già il primo sul tavolo e quindi si mangiava. Al primo pasto, ad un certo punto, alcuni non avevano nemmeno finito, che risuona il gong e “tutti in piedi, fermi!”, “basta, non si mangia più!”. Questo perché entro 20 minuti, dal momento in cui ci si sedeva, dovevamo aver finito di mangiare”.
Ha continuato parlando del suo lavoro: inizialmente come insegnante, presso un istituto tecnico-industriale, e in seguito come ispettore presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale; ha descritto ampiamente il compito del controllo e della prevenzione sugli infortuni sul lavoro.
Riassunto della testimonianza

 

Dati intervista
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Pianigiani Gaetano
Mestiere svolto
Ispettore Ministero
del lavoro
Data di nascita
27 gennaio 1926
Data intervista
24/11/2007
Luogo di Nascita
Chiusi (SI)
Durata intervista
70 min
intervistatore
Morbidelli Martina

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