Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2007-2008
Intervistatore: Rondine Marianna
Intervistato: Primucci Wilma
Wilma Primucci è nata a Fano il 30/10/1944: la mamma è giovanissima e il babbo, allora carabiniere, è reduce da due campagne di guerra (Grecia e Albania). Il ’44 è l’anno del cosiddetto sbandamento; nell’agosto dello stesso anno passa il fronte e la famiglia trova riparo nella campagna tra Fano e Pesaro. Successivamente, con la nascita di Wilma, occupa una casa abbandonata in città.
Wilma trascorre l’infanzia vicino alla casa dei nonni, con i cugini e una cara amica, “sorella di latte”; i suoi giochi sono creativi dovendo inventarseli utilizzando ciò che offre un ambiente disastrato dalla guerra. In compagnia della sua amica frequenta volentieri l’asilo tenuto dalle suore di cui serba un bel ricordo: suor’Elia, i giochi con la capanna fatta coi tamerici, con la palla, il momento della merenda con il latte americano e quello meno piacevole della cucchiaiata di olio di fegato di merluzzo. L’asilo era appena riscaldato da una stufa a legna.
A quel tempo nelle case delle famiglie meno abbienti c’era la cucina economica in cui si ricavava sempre acqua calda e sopra alla quale ci si stendevano i panni nella raggera d’alluminio; ricorda la stufa di terracotta rossa che riscaldava la sala d’aspetto della stazione di Fano.
Vive la sua infanzia a Fano fino all’età di cinque anni; nel ’49 la Famiglia si trasferisce a Falconara: cambiamento un po’ triste inizialmente avendo lasciato gli affetti e i giochi avventurosi al bersaglio con la sua amica e i suoi cugini. A Falconara fa amicizia con Gina con cui condivide giochi semplici sul marciapiede e sulla via vicino a casa, non essendoci traffico di automobili: passavano soltanto alcune biciclette e il filobus che partiva dal capolinea per Ancona; ogni tanto c’era il movimento di due carretti trainati dal cavallo.
Il primo ingresso nella scuola elementare in Piazza Mazzini le lascia uno spiacevole ricordo avendo conosciuto una maestra che terrorizzava i ragazzi. Le classi erano divise fra maschi e femmine e lei ricorda che erano quaranta bambine: molte erano figlie di soldati, molte erano figlie di persone che si erano trasferite a Falconara per andare a lavorare all’A.P.I.
Nel ’51 andava a prendere il latte dal contadino vicino a casa per la sorellina appena nata. Gli anni della scuola media sono un po’ difficili perché la scuola è parecchio lontana da casa e non ci sono mezzi di trasporto. Essa era situata nell’edificio dell’attuale Municipio, in cima alla pineta, in cui sorgono tuttora le belle villette anni ’30.
Le aule erano state ricavate dalle cantine dove passava poca luce e d’inverno erano riscaldate da una stufa a legna. L’educazione era molto rigida, condivisa anche dalla famiglia.
Il ‘56 fu l’anno del nevone e Wilma ricorda che un giorno tornando dalla scuola cadde sulla strada gelata soffrendo particolarmente il freddo poiché allora le femmine non portavano i pantaloni ma solo i calzettoni fino al ginocchio.
Terminata la scuola media inizia a frequentare l’istituto magistrale presso l’istituto canossiano Stella Maris. Si sposa nel ‘66 a ventidue anni e non vive in prima persona il ’68 essendo già madre ma ne condivide alcune innovazioni: una maggiore apertura nel mondo del lavoro per la donna e il riconoscimento dei diritti degli studenti.
Wilma ricorda con piacere gli anni dell’insegnamento in cui si è sentita gratificata potendo esprimere la sua creatività e nel contempo educare alla stessa i propri alunni. Dall’insegnamento di tutte le materie è passata al tempo pieno. Oltre al diploma dell’Ist. Magistrale, ha conseguito quello di ortofrenica e, successivamente, la laurea in Pedagogia presso l’università di Urbino.
E’ andata in pensione felice di aver lavorato nella scuola.
Ricorda che negli anni ’50 Falconara era una bellissima cittadina di vacanze perché ancora l’A.P.I. era solo un deposito di carburante e quindi il mare era pulito. Nei primi anni ’60 si andava sulla spiaggia a scolorire i jeans e così si sfilava per la Nazionale o in piazzetta giocando a fare gli americani.
La Nazionale era la strada dove si andava a passeggio la domenica, dove si vedevano bei negozi e periodicamente vi passavano la “Mille miglia” e il “Giro d’Italia” durante il quale venivano lanciati piccoli oggetti di plastica essendo iniziata già dalla fine degli anni ’50 l’alta produzione di questo materiale.
Le vacanze, ricorda ancora Wilma, non erano per tutte le famiglie; a Falconara d’estate venivano persone da Milano e da Roma per godersi un po’ di mare mentre chi affittava per ricavare qualche utile si riduceva a vivere per un mese in una capanna o in un locale del giardino.
I costumi degli anni ’50 erano di lana per lo più blu e neri, poco sgambati e non facevano risaltare le linee del corpo femminile. Questi furono sostituiti per un breve periodo da quelli di stoffa e all’inizio degli anni ’60 cominciarono ad apparire in commercio i primi costumi elasticizzati di tipo olimpionico.
Riguardo ai mezzi di comunicazione Wilma ricorda che all’inizio degli anni ’60 si diffusero anche a Falconara le cabine telefoniche a gettoni e venivano installati i primi telefoni nelle case. Le telefonate erano limitate alle necessità più urgenti e in generale la comunicazione era molto più lenta di oggi. I mezzi di comunicazione più diffusi erano la radio e i giornali.
Molto importanti allora erano le lettere. I rapporti interpersonali lasciavano molto spazio alle amicizie che nascevano nei banchi di scuola e a volte diventavano più intime. Un’occasione per incontrarsi erano le passeggiate in spiaggia, in piazzetta e nelle feste in famiglia in cui si ballava al ritmo di rock ‘n’ roll o di musiche più lente preferite dalle coppie.
Riguardo alla moda che è essenzialmente creatività, Wilma ricorda di aver sempre indossato sin da bambina abiti cuciti da sua madre che oltre possedere l’arte del cucito esprimeva così la sua creatività. Dei primi anni del dopoguerra ricorda abitini ricevuti in regalo da un’amica della madre emigrata in America di pannolenci e di organza. In estate, quando era molto piccola indossava pagliaccetti di stoffa e, sotto, una camicetta o una maglietta. Le scarpette bianche venivano pulite e poi ripassate con una vernice bianca detta “biacca”, dall’odore di mandorle.
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Primucci Wilma |
Mestiere svolto |
Maestra |
Data di nascita |
30 settembre 1944 |
Data intervista |
01/12/2007 |
Luogo di Nascita |
Fano (PU) |
Durata intervista |
87 min ca. |
intervistatore |
Rondine Marianna |

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