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03 / CATTURARE LE STORIE
 
Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2007-2008
Intervistatore: Santella Alessia
Intervistato: Vaccarini Domenica
Domenica Vaccarini è nata a Montefiore Conca il 12 marzo 1933. Cresce con altri quattro fratelli in una famiglia di contadini, una famiglia “unita”, ma particolarmente disagiata (“c’era una gran miseria”). A 9 anni va servizio presso una famiglia di Riccione: “io avrei voluto andarli a trovare sti fratelli, ma purtroppo quando mi ha portato giù mio babbo a lavorare laggiù mi ha portato giù con un cavallo, con un cavallo proprio, mi ha fermato lì dicendomi io adesso Domenica ti lascio qui ma io devo andare a fare dei giri presto prima che faccia notte, ti vengo a prendere ma invece si è fatto notte e a prendere non mi è venuto e io sognavo, sognavo, da dire ormai arriva ormai arriva ormai arriva, si è fatto notte, sono andata a dormire e io ho pianto tutta la notte, sempre con la speranza che arrivasse il mio babbo, poverino”. A 15 anni va a lavorare in una “pensione”, poi va a fare pratica presso una sarta: “questa sarta mi ha imparato a far la sarta, dopo io avevo fatto il ragazzino, sapevo poco scrivere, e mi scriveva lei a questo morosino, mi insegnava lei come si doveva fare quando lui mi scriveva”. Dopo una nuova esperienza come donna di servizio rientra nel paese d’origine: “è successo che lo zio Lino si è dovuto sposare perché il babbo era morto e loro avevano il podere grosso e non ce la facevano e avevano bisogno dell’aiuto e tutto ma io sono andata e mi sono sposata ma come sono entrata lì come contadina a lavorare con loro mi sono ammalata perché non ero capace a fare quei lavori”. Arriva così la scelta di trasferirsi a Rimini: “tutti abbiamo lavorato, un figlio dietro l’altro, sacrifici che ne abbiamo fatti un casino, non dico di aver sofferto la fame, ma abbiamo tirato per tirare”.
La guerra è rievocata attraverso il ricordo dei bombardamenti, dello sfollamento, della presenza dei soldati stranieri: “Il mio babbo ha fatto quei rifugi assieme ad altre persone, più famiglie per riporci tutti lì dentro. E allora aveva fatto dei rifugi che aveva lavorato i mesi e mesi e noi siamo andati tutti ad abitare in quel rifugio, ma al rifugio non c’era né finestre nè niente, c’era proprio una buca, così, proprio una grotta diciamo […]siamo andati tutti lì dentro che eravamo una cinquantina, i bambini che dovevano nascere, la mia sorella che era appena nata; la mia sorella era appena nata, donne incinta, tutti senza mangiare, senza niente, non c’era acqua, passava proprio, erano chiamati i partigiani, che giravano avanti e indietro, voi la storia la sapete, e noi tutti chiusi lì dentro”.
La durezza del lavoro contadini torna più volte nel racconto di Domenica: “Quei poveri contadini nei greppi, che lassù erano tutti greppi, tutti, tutte salite e discese, tutti dalla mattina alla sera, dalla mattina alla sera a zappare lì”; “Non è che te avevi uno stipendio, che ti arrivava lo stipendio; lì non c’era niente, lì si mangiava sulla terra; quello che c’era: c’eran le bietole, si mangiavano le bietole, c’eran i pomodori, si faceva da mangiare coi pomodori”. Più in generale la vita della famiglia contadina viene ripercorsa fin nei dettagli della quotidianità e degli eventi eccezionali: il rapporto tra uomini e donne, genitori e figli, le difficoltà materiali, il parto.
Riassunto della testimonianza

 

Dati intervista
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Vaccarini Domenica
Mestiere svolto
Lavoratrice stagionale
Data di nascita
12 marzo 1933
Data intervista
27/12/2007
Luogo di Nascita
Montefiore Conca (RN)
Durata intervista
94 min
intervistatore
Santella Alessia

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