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03 / CATTURARE LE STORIE
 
Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2007-2008
Intervistatore: Ciani Giorgia
Intervistato: Zoli Guido
Guido Zoli è nato a Forlì nel 1923. Buona parte del suo racconto è incentrato sugli anni del secondo conflitto mondiale. Arruolato nel 1943 all’interno del battaglione S. Marco, trascorre i mesi che precedono l’8 settembre a Pola, in Croazia, facendo continue esercitazioni che Guido puntualmente ricostruisce. Nei giorni successivi all’annuncio dell’armistizio, Zoli viene fatto prigioniero dai tedeschi. Imbarcati su una “nave ospedaliera”, Guido e i suoi compagni fatti prigionieri raggiungono dapprima Venezia: “Prima di andare alla nave però, rimanemmo per due, tre giorni prigionieri in una caserma, i tedeschi non ci davano da mangiare per niente…io da dentro mi son fatto alzare, sono andato fino al muro dove sotto, c’erano delle persone, dei giovani, della ragazze che mi portavano il mangiare …col gamellino, era un recipiente che avevo fatto, che era attaccato ad una corda, lo buttavo dall’altra parte, poi assieme lo tiravamo su…e mangiavamo”. Poi il trasferimento dalla stazione del capoluogo veneto: “ci caricarono nei vagoni merce…dove ci stavano le mucche. Siamo partiti, diretti in Germania e in Austria, ci portavano nei lager”.
Durante il viaggio, Guido matura la convinzione della fuga e arrivati in prossimità della stazione di Udine, si lancia dal treno: “Quando capii che non mi avevano preso, pian pianino, sono andato a nascondermi in un boschetto li vicino, ma ad un certo punto sentii…ffrr… ffrr…un fruscio…in quel momento pensai che i tedeschi mi avevano trovato, mentre invece vidi due signorine che mi dissero:“Non abbia paura , la salviamo noi”. Mi portarono in una casa colonica e mi diedero da mangiare, all’improvviso mentre stavo mangiando mi urlarono che stavano arrivando di nuovo i tedeschi a cercarmi, allora via, mi nascosero giù per una scala dove dietro c’era uno stanzino segreto. Sarò stato là dentro per più di tre quarti d’ora, con la speranza che non mi trovassero, perché altrimenti mi avrebbero ucciso”.
Da lì prende il via una vera e propria odissea per poter fare ritorno a casa. Durante il viaggio, Guido incontra numerose persone che lo aiutano nell’impresa, a partire dal ferroviere che gli consegna un berretto da ferroviere e una lanterna in modo da farlo sembrare uno di loro: “Arrivai negli scompartimenti del treno merci e dissi al capotreno:-“Guarda , io ho bisogno di arrivare a Ferrara”, rispose che avrei dovuto prendere un treno che partiva tra una mezz’oretta, mi diede anche una lanterna, così potei fare finta di essere un ferroviere. Riuscii ad arrivare a Ferrara, e anche lì mi diedero nuovi nomi…è stato sempre così…una catena…sapevo sempre a chi dovevo rivolgermi. A Ferrara subii un bombardamento…mi salvai anche lì…ma la notte dovetti passarla in una cuccetta, insieme ad altre due persone, non ci parlammo nemmeno, per paura, perché delle volte...non si sa ma!.. Si è fatta mattina e il capostazione mi disse che dovevo prendere il treno per Ravenna…sempre con la lanterna e il capello salii…e finalmente arrivai. Mi rivolsi al ferroviere e dissi: -“Le consegno il cappello e la lampada”…...l’ho baciato…..ci siamo stretti…mi ha augurato buona fortuna…ed io a lui”.
Poi l’incontro con la moglie, Isa, sposata pochi giorni prima dell’arruolamento, ed ora sfollata a Pievequinta. Con il passaggio del fronte, Guido inizia a darsi da fare per mantenere la sua famiglia: “Quando il fronte si spostò da Forlì a Faenza, fu quasi come se la guerra finisse, io mi misi così a lavorare con gli inglesi…perché pagavano bene. Io guidavo i loro camion, i Dodge, noi operai andavamo verso il fronte a Coccolia, verso Faenza e portavamo bombe e granate, questo fu nell’inverno tra il 43-44 […]Finito con loro, andai a fare il manovale con lo zio Bruno, che aveva un’impresa di muratori, in attesa che aprisse la fabbrica della Forlanini. Con lui abbiamo costruito i palazzi vicino alla circonvallazione, ma poi smisi di lavorare anche lì, perché lo zio non pagava”. Poi il lavoro in un’officina e infine l’ingresso nella fonderia Forlanini. Dopo alcuni anni riusce ad acquistare un negozio di alimentari in cui inizia a lavorare sua moglie Isa: “Abbiamo lavorato lì per trent’anni, io all’inizio ho continuato a lavorare anche in fabbrica, per cercare di guadagnare qualche cosina in più, mi svegliavo presto per andare ad aprire la bottega, andavo a fare la spesa, poi correvo in fabbrica per le otto, lì mi aspettava fuori il ragazzo della portineria che appena mi vedeva correva a timbrare il mio cartellino, perché se arrivavo tardi mi trattenevano mezz’ora di paga! ”.
Riassunto della testimonianza

 

Dati intervista
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Zoli Guido
Mestiere svolto
Imprenditore
Data di nascita
4 ottobre 1923
Data intervista
02/01/2008
Luogo di Nascita
Forlì
Durata intervista
153 min
intervistatore
Ciani Giorgia

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