Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Dal Maistro Anna
Intervistato: Dall'Amico Luigi
Luigi è nato nel 1934, è figlio unico e ha da sempre vissuto a San Vito di Leguzzano, nel vicentino. La sua famiglia a quel tempo era considerata di classe agiata. Il padre era a capo di uno studio di sartoria e la madre era anch’essa sarta. I soldi in famiglia non sono mai mancati e Luigi da sempre è vissuto per il culto del “bel vivere”, come lo definisce lui. Infatti ha sempre avuto la possibilità di vivere in una condizione tale per cui, pur nella semplicità, poteva comunque avere tutto. In casa avevano la tv ed erano una delle pochissime famiglie ad avere l’abbonamento RAI; andavano a teatro, amavano la musica, frequentavano ambienti di elevato livello sociale e culturale. E’ stato educato all’idea che per ogni occasione fosse necessario indossare l’abito adeguato; ogni componente della famiglia aveva il vestito da festa, il vestito da cerimonia, il vestito da casa, la giacca da casa, insomma tutto un corredo particolare che pochi potevano permettersi.
Luigi ha frequentato le elementari e le medie a Schio. Poi si è trasferito a Milano tra i 16 – 17 anni iscrivendosi alla Marangoni. La scelta di andar a Milano fu dettata dal fatto che da sempre si è interessato alla moda . Fin da piccolo è stato a contatto con le stoffe della piccola sartoria del babbo, la moda dell’alta società, la moda inglese conosciuta attraverso le sue zie; così Luigi ha sviluppato un particolare interesse per la moda femminile, conosciuta in maniera patinata attraverso le riviste della nonna “Mani di fata” e i regali che gli portavano le zie da Londra. Ha poi sviluppato una conoscenza sempre più approfondita del settore che gli ha permesso di fare la scelta della sua vita: trasferirsi nel fulcro della moda per specializzarsi ai massimi livelli nella conoscenza e costruzione di capi femminili.
La Marangoni era l’istituto più importante di Milano e lo è tutt’ora .La differenza tra oggi e ieri è che a quel tempo esisteva solo la Marangoni oggi invece i giovani che scelgono di addentrarsi in questo settore hanno una vasta gamma di istituti da poter scegliere, come lo IED o la Bovisa. La Marangoni rimane comunque il miglior istituto che può preparare gli allievi nella maniera più completa affinché possano lavorare nelle più grandi sartorie; da qui uscivano i primi modellisti, figurinisti, disegnatori, impaginatori pubblicitari pronti per esser inseriti nel mondo del lavoro. Nel corso di Luigi erano ancora in pochi in quanto pochi eletti potevano permettersi questi corsi privati. Erano in sei, un americano, un inglese, un giapponese e tre italiani. Tutti, terminati i tre anni, trovarono un impiego mentre Luigi decide di proseguire con lo studio per specializzarsi ulteriormente; frequenta anche i corsi di figurino, corso di disegno, di modellistica. Dopo la specializzazione trova il suo primo vero impiego: entra a lavorare per la pellicceria Been di Treviso. Questa era la prima pellicceria a livello di prêt-à-porter e lavorava per le grandi firme dell’epoca. Siamo negli anni della Iole Veneziani, American Foor, che incaricavano la pellicceria per cui lavorava di produrre capi su misura. La Been ha prodotto anche un capo per Elisabeth Taylor che indossò nel film girato a Cortina. Luigi in ogni azienda per cui lavorava si occupava del settore “Consulenza modellistica” e dell’ufficio stile come consulente tecnico; seguiva e monitorava il nascere del prodotto fino ad arrivare poi a vedere il capo finito e confezionato. Aveva una conoscenza della lavorazione della pelle che molte aziende non possedevano ed è per questo che molti chiedevano la sua consulenza. Molte volte veniva chiamato anche dalle piccole aziende che non riuscivano, con i loro macchinari, a produrre l’effetto sul capo; lui riusciva manualmente a ritoccare i capi ed insegnava ai dipendenti come riprodurre l’effetto con le macchine.
Dopo la pellicceria Been Luigi iniziò a collaborare con il ricamificio Carriero. Era uno dei più grandi ricamifici dell’epoca che lavorava per le migliori sartorie di Milano e Roma. Siamo negli anni ’60, quando i ricami comportavano una lavorazione di 24 ore a capo, con 10 chili di perline, perle, cristalli, pailette; siamo nel periodo delle prime sfilate di palazzo Pitti, delle sartorie francesi come Coco Chanel e l’Italia vede il fiorire del prêt-à-porter dell’alta moda con Versace, Valentino e tutte le grandi firme.
Tramite il ricamificio Carriero collaborò con famose sartorie quali la Iole Veneziani, Bichi, Millen Chen, Sorelle Fontana e fu proprio con Carriero che produsse i vestiti che indossavano le giovani donne per il loro debutto in società a capodanno. Successivamente, si interessa anche all’oreficeria; fa un corso di incisione dell’oro e poi trova un impiego temporaneo in una oreficeria di Vicenza. Questa esperienza durò poco.
E’ entrato poi a far parte del gruppo Corner , il più grande gruppo di maglieria del tempo. Li ci si occupava anche delle collezioni da destinare in America, quindi collezioni di 100 – 150 capi che comprendevano abiti in tessuto, maglioni, total look, maglierie, capi in pelle. Questo perché allora andavano di moda i coordinati, i completi, non si produceva il capo singolo come si fa attualmente con i grandi magazzini. Allora la moda era tutt’altro; la moda comprendeva il coordinato cioè si partiva dalla gonna e ci si abbinava la camicia, la maglietta, il cappotto, il soprabito e il tutto veniva presentato in collezione. Lo stile inviato era il completo, con tutti gli accessori. Questo sistema era lo stesso utilizzato per presentare le collezioni nelle riviste di moda di allora come Vogue o Linea Italiana.
Dopo la Corner è stato il momento del jeans. Ha lavorato per una piccola azienda del Veneto, per fare esperienza. Qui aveva contatti con clienti anche all’estero (Germania e America) ma i maggiori acquirenti si trovavano nel territorio italiano, in particolare Genova, Milano, Roma, Cortina.
Tra il 1967-68 Luigi inizia la carriera di consulente per la Maison di Valentino. Già quando lavorava per la Brecos (pellicceria), Valentino gli richiedeva capi particolari (giacche da donne ricamate in pelle, corpetti di pelle ecc.). Nel ’67-68 Luigi apre un ricamificio con una collega e tutti i capi in pelle o che avevano applicazioni in pelle che uscivano da lì erano destinati direttamente alla collezione Valentino. Lavorerà per la Maison fino al 1996.
Luigi ha sempre avuto un rapporto lavorativo e personale molto stretto con Valentino, e la loro amicizia continua anche oggi. A livello lavorativo c’era tra di loro sintonia e compatibilità di intenti: Valentino consegnava personalmente a Luigi i campioncini del tessuto da utilizzare assieme ai bozzetti originali con inseriti tutti i suggerimenti e le accortezze da apportare ai capi che Luigi andava poi ha produrre. Praticamente Valentino era la mente, la creatività e Luigi diventava colui che rendeva possibile le creazioni di questo grande stilista (nel campo delle pelli e non solo). Assieme a Valentino partecipa al 25esimo anno dell’alta moda a Roma (1985-86 in piazza Milanello stagione autunno- inverno). Luigi ha avuto la possibilità di vedere la nascita e lo sviluppo, di questo grande stilista e non solo di lui ma di tutta la moda italiana. Con Valentino ha frequentato ambienti di alta classe e ha partecipato alle primissime sfilate di Palazzo Pitti; ha conosciuto personalmente molti personaggi importanti nella storia della moda italiana quali Audrey Hepburn, Liz Taylor, Elisabeth Taylor, Giulietta Masina, moglie di Federico Fellini, la Di Lazzaro, la Ripa di Meana, la Cardinale, Monica Vitti, Jacklin Kennedy, Diana, per non parlare poi di tutte quelle modelle che son passate per il famoso salone di Valentino in via Condotti come Claudia Schiffer. I capi che uscivano dalla Valentino avevano valori inestimabili.
Luigi ha conosciuto i grandi delle migliori firme: oltre a Valentino ha collaborato con Versace, Armani, Ferrè, Calvin Klein sempre come consulente . Ha avuto la possibilità di collaborare anche con Herny Cotton’s. Infatti ha seguito tutte le collezioni di questa azienda finché era sotto la dirigenza della Zanella . Con la chiusura della Zanella si avvicina al mondo di Corso Como. Proprio gli anni ’60 segnano il made in Italy, quando i prezzi dei capi di sartoria artigianale iniziano a essere proibitivi. Con il prêt-à-porter si impiega meno tempo e denaro per la produzione come per la vendita, in quanto un capo prodotto in serie e di minor qualità artigianale può essere messo nel mercato a minor prezzo di vendita. Luigi afferma che un capo prêt-à-porter equivaleva a un terzo del valore di un capo di sartoria fatto interamente a mano. Ecco che dagli anni ’60 il lavoro sartoriale manuale perde via via importanza e a rimetterci sono tutti quei sarti, liberi professionisti, che si vedono messi da parte dalle aziende e dai clienti stessi che preferiscono le offerte più vantaggiose del prêt-à-porter. Attualmente pochi possono permettersi capi su misura perciò tutte le conoscenze sartoriali rischiano di andare perse. Oramai non sono oggetto ne di studio ne di interesse da parte delle istituzioni territoriali che invece dovrebbero valorizzarle e trovar mezzi efficaci per diffondere e conservare queste antiche conoscenze che ormai fanno parte della tradizione e della cultura italiana.
Luigi ha vissuto questo periodo di passaggio e nell’intervista manifesta il suo rammarico verso una società che appunto non ha saputo valorizzare il lavoro di sartoria artigianale. Afferma che è giusto modernizzarsi e sviluppare nuove tecniche imprenditoriali per far fronte alle nuove forme di mercato, ma non trova altrettanto giusto mettere in disparte quei sarti artigiani che hanno per anni contribuito alla crescita del settore moda. Tale perdita ha segnato da vicino gli artigiani anche delle sue parti; lui ha visto molti negozi di piccoli artigiani chiudere perché sovrastati dalle aziende più moderne.
Luigi aggiunge anche che con questo passaggio, importante a livello storico culturale nel settore moda, si ha il boom delle grandi firme già elencate precedentemente. Sottolinea che molti grandi stilisti sono riusciti a farsi notare grazie anche a colpi di fortuna.
Dagli anni ’60 a oggi molto è cambiato nella moda e nel modo di diffondere, pubblicizzare, vendere e produrre capi di alta moda e non. La vendita al pubblico è cambiata radicalmente con l’avvento delle prime sfilate; sono i primi in cui si comperava da campionario, si ordinava, si acquistava prima dai magazzini poi si passava a negozi che rivendevano al pubblico, ma i primi rivenditori non erano ancora preparati. Non c’era ancora un organizzazione eccellente all’interno del personale dei negozi. Tutto era nuovo ed esteso ad un pubblico di acquirenti destinato ad aumentare sempre più.
Luigi vive da sempre a San Vito di Leguzzano con la moglie e i suoi 2 figli, Emma e Matteo.
Sua moglie segue un attività in una cooperativa della zona come presidente. Sua figlia è sposata e vive a San Vito. Suo figlio vive a Milano e lavora come responsabile del laboratorio di modellistica, di architettura e design allo IED.
Quando parla della sua famiglia sottolinea che ha cercato di ricreare quell’atmosfera e ambiente che lui ha potuto vivere con i suoi genitori. Perciò ha portato i figli con sé fin da piccoli nel luogo dove lavorava, a Roma, nella maison di Valentino, ecc. Ha anche trasmesso loro il valore della famiglia unita, facendo capire loro che l’importante non è apparire ma vivere in modo semplice e sano. Luigi mi spiega che ha spesso rifiutato proposte importanti perché gli avrebbero impedito di vivere la famiglia e la sua vocazione principale: aiutare il prossimo. Raggiunta la pensione è riuscito finalmente a realizzare a pieno il suo ideale di vita; infatti da 10 anni lavora con ragazzi aventi handicap di varia natura. Con loro lavora alla realizzazione di capi d’abbigliamento: lui insegna ai ragazzi come usare i telai e come lavorare i tessuti e loro ci mettono la creatività e la voglia di imparare per realizzare dei veri e propri vestiti. Poi, finanziamenti permettendo, ogni 2 o 3 anni Luigi organizza una sfilata per mostrare al paese cosa sanno fare questi ragazzi.
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Dall'Amico Luigi |
Mestiere svolto |
Modellista, stilista,
consulente |
Data di nascita |
19 giugno 1947 |
Data intervista |
11/12/2008 |
Luogo di nascita |
San Vito di Leguzzano
(VI) |
Durata intervista |
90 min ca. |
Intervistatore |
Dal Maistro Anna |

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