Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Antolini Clelia
Intervistato: Alberti Giuseppe
Il signor Giuseppe Alberti è nato il 4 Ottobre del 1926 a San Pietro in Casale in provincia di Bologna. All’età di due anni si trasferì in Piemonte con la famiglia per seguire il nonno, cacciatore al servizio del Principe Torlonia. Anche Giuseppe divenne un abile cacciatore ma è sempre stato un amante degli animale, quindi non esercitò mai questa attività.
A sei anni intraprese la scuola elementare a Bologna, dove rimase fino all’inizio della Seconda guerra mondiale. A Bologna viveva in un condominio con i nonni, la zia, lo zio (per qualche anno) e la mamma Olga, sarta, che gli permise di indossare abiti decorosissimi finchè, non potendo più lavorare, lasciò che il figlio andasse da un altro sarto. Giuseppe ammette di essere stato un bambino fortunato, ben vestito, nutrito a sufficienza ed istruito: ha frequentato la scuola fino alla fine delle medie. Il tempo libero lo passava giocando con gli amici. In questi anni intanto, il fascismo prendeva piede in Italia. L’intervistato non ricorda episodi particolari di questo periodo ma racconta che vi erano occasioni, feste particolari, in cui era obbligatorio andare a scuola con la divisa da Balilla che veniva controllata in ogni dettaglio.
L’inizio della guerra portò la famiglia a trasferirsi nuovamente a S. Pietro in Casale per fuggire dalla città. Qui Giuseppe stava con gli amici al bar e giocava a biliardo. La guerra mise a dura prova il protagonista, il cibo mancava, il mercato nero era molto costoso e i tedeschi facevano paura.
A 18 anni, prima di iniziare la scuola superiore, gli si presentò un’opportunità: il concorso per entrare in ferrovia. Giuseppe colse allora l’occasione, vista la difficile situazione economica in cui si trovava la sua famiglia, come molte altre durante la guerra. Sono proprio legati alla ferrovia i ricordi più significativi della sua vita: dalla sofferenza provata nel veder passare treni carichi di deportati, alla paura di quando venne catturato, chiuso in una villa per una notte intera e rilasciato perché ferroviere militarizzato; o ancora quando un aereo bombardava i binari, giungendo quasi fino alla stazione. Ricorda l’amicizia con il maresciallo dei carabinieri che prendeva il treno tutti i giorni e che lo salvò dalla prigionia quando un gruppo di fascisti lo portarono al commissariato. Ricorda anche l’incontro con Lea, il suo grande amore. Giuseppe riesce poi ad ottenere un posto di rilievo nella ferrovia. La sua amata Lea spesso lo raggiungeva a Bologna, dove studiava canto; arrivava con il treno e Giuseppe aveva un modo curiosissimo per darle il benvenuto: dava un colpo di tosse annunciando l’arrivo del suo treno. Con Lea passava tutto il tempo libero, girando per Bologna e facendole regali, perché ormai guadagnava abbastanza. Da fidanzati viaggiarono molto grazie al treno, allora gratuito per i dipendenti, e Giuseppe non prese mai la patente. Lea era impiegata da un avvocato a Ferrara ma coltivava un sogno, che però né Giuseppe né la sua famiglia approvavano: voleva fare la cantante. Giuseppe le intimò di scegliere tra lui e il canto: Lea scelse di sposarlo sacrificando il suo talento. Dal loro matrimonio nacque una figlia e la famiglia si trasferì a Ferrara.
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Alberti Giuseppe |
Mestiere svolto |
Ferroviere |
Data di nascita |
4 ottobre 1926 |
Data intervista |
29/11/2008 |
Luogo di nascita |
San Pietro in
Casale (BO) |
Durata intervista |
60 min |
Intervistatore |
Antolini Clelia |

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