Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Antolini Clelia
Intervistata: Benini Lucinda
Benini Lucinda è nata il 14 Settembre 1910 a Marvina, piccolo paese nel comune di Ro Ferrarese. Appena nata venne portata a Fossalta, in provincia di Ferrara, dove abitava la sua famiglia e dove abiterà anche lei per diversi anni. Lucinda è la mediana di 5 fratelli, dei quali il più vecchio era del 1906. Fin da piccola aiutò la famiglia svolgendo alcuni lavori di casa come cucinare il pane assieme a suo fratello; la protagonista ricorda ancora la difficoltà di mantenere vive le braci per dorare l’impasto.
La madre di Lucinda era una donna autorevole e stacanovista. Appena i figli ebbero l’età adatta, dopo averli fatti studiare fino alla quarta elementare, li “mandò a mestiere”, come dichiara l’intervistata; li affidò infatti ad alcuni maestri che insegnarono loro una professione da svolgere durante l’inverno: il più vecchio venne affiancato ad un fabbro, il secondo ad un falegname, il terzo ad un calzolaio mentre all’ultimo venne permesso di studiare poiché giudicato il più debole. Difatti da bambino rimase paralizzato per alcuni anni senza riuscire nemmeno a parlare.
La madre intanto svolgeva diversi lavori: lavorava la terra di proprietà della famiglia, aiutata in estate dai figli, curava gli allevamenti, loro unica fonte di sostentamento, ecc. Aveva inoltre imparato a confezionare vestiti dal padre, un sarto maschile, e così cuciva anche i pantaloni per i contadini ed abiti per la famiglia.
Lucinda ricorda che aiutava ogni giorno la madre a filare la canapa, e spesso il lavoro durava fino a notte. Dopo averla filata era necessario rendere il filo bianco e solo allora si poteva tessere la tela; era un lavoro lungo, faticoso e, come afferma Lucinda, inutile visto che possiede ancora dei giganteschi rotoli di canapa inutilizzati ed inutilizzabili. Con la canapa facevano le lenzuola e, ridendo, l’intervistata ammette che al suo sposo portò in dote 20 lenzuoli fatti in casa.
Il secondo fratello, il falegname, morì giovanissimo. Gli altri fratelli si sposarono ed abbandonarono la casa di famiglia. Rimasti soli Lucinda, ormai ventenne, ed i suoi genitori si trasferirono in una borgata di operai presso una fornace, dove intrapresero questa occupazione. Il lavoro nella fornace era duro e faticoso: si costruivano mattoni ed altri oggetti utili per l’edilizia. Lucinda ricorda con tristezza questo periodo perché le ragazze che abitavano già nella borgata le resero la vita difficile per ingiustificata gelosia. Lucinda ebbe suo figlio Italo proprio da un uomo conosciuto in fornace che morì pochi anni dopo da soldato.
Qualche anno dopo la famiglia ritornò a lavorare in campagna, a Ferrara, dove risiede tutt’ora la signora Benini. Italo, il figlio, da ragazzo andava a scuola ma si alzava comunque prestissimo per aiutare la madre a pulire l’allevamento di polli e, tornato dalle lezioni, “spigava” assieme al nonno. Era una bambino che amava impegnarsi e lavorare. Lucinda lo fece sempre studiare ma Italo perse un anno durante la Seconda Guerra Mondiale.
La guerra passò anche nelle loro campagne. L’intervistata ricorda con amarezza i bombardamenti e dichiara di non aver avuto paura, come suo padre: non si nascondeva né nei fossi, né nei buchi che alcuni si erano scavati in mezzo ai campi, non correva via perché sapeva che l’unico modo per non essere in pericolo era correre sotto l’aereo che bombardava. L’unico episodio terrificante avvenne dentro casa quando due tedeschi le intimarono di lasciargli la bicicletta e lei si rifiutò; il più aggressivo dei due le puntò contro la pistola ma la madre di Lucinda li convinse a non sparare. La protagonista non ricorda di aver visto altri tedeschi ma qualche inglese che voleva insegnare a suo figlio a fumare o che, essendo nero, era temuto dai bambini.
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Benini Lucinda |
Mestiere svolto |
Operaia, contadina |
Data di nascita |
14 settembre 1910 |
Data intervista |
04/01/2009 |
Luogo di nascita |
Marvina
Ro Ferrararese (FE) |
Durata intervista |
51 min |
Intervistatore |
Antolini Clelia |

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