Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Caccamo Shejla
Intervistata: Boschi Giuseppa
La signora Boschi Giuseppa è nata il 19 marzo del 1923 a Rocca San Cassano in provincia di Forlì. Faceva parte di una famiglia numerosa, aveva 7 fratelli e un’altra sorella.
Ha frequentato le elementari fino alla terza poi, all’età di 10 anni, ha iniziato a lavorare in casa e in campagna per aiutare la sua famiglia. Lavoravano sotto padrone. Mi ha spiegato che il raccolto si divideva con il padrone e che loro, anche se a fatica, erano una delle poche famiglie che non avevano debiti. Inoltre, svolgevano altri lavori per arrotondare: allevavano bachi da seta, aiutavano con i lavori in casa altre famiglie, sua madre ha lavorato come nutrice per una famiglia benestante, Giuseppa lavorava a scuola prima e dopo le lezioni (puliva la classe e si occupava della legna per la stufa).
Per quanto riguarda la sua famiglia, mi ha raccontato che aveva un bellissimo rapporto con i suoi fratelli e lo paragona a quello che vede oggi. Parla di un calore, di un dialogo, che ora le sembra vengano a mancare; si chiede quale possa essere il motivo e si risponde dicendo che, in fondo, nel suo piccolo paese tutti si conoscevano e frequentavano sempre gli stessi posti: la chiesa, la parrocchia e ovviamente, fino a una certa età, la scuola. Ricorda inoltre che quando era piccola, i suoi genitori le dicevano che i tempi erano cambiati e che si stava meglio rispetto a prima. Giuseppa non ne era del tutto convinta e non lo è tuttora, però per quel che riguarda la scuola era vero. Mi ha spiegato che i suoi fratelli più grandi non erano stati fortunati come lei che invece ha frequentato i primi tre anni di scuola elementare; loro erano riusciti a frequentarla solo quando sono partiti come militari.
A scuola lei aveva due maestre che si alternavano quando una delle due mancava. Queste dormivano a scuola, appunto, o in parrocchia. A causa della mancanza dei mezzi di trasporto, le due, tornavano dalle loro rispettive famiglie solo in alcune stagioni dell’anno e durante i fine settimana. Quando compì nove anni Giuseppa smise di andare a scuola e anche di lavorare; ricorda che una delle due maestre le diede nove lire e un basco di lana.
Era tanto il lavoro da fare a casa: si rammenta di quando faceva il pane (alcuni si alzavano alle tre del mattino per preparare l’impasto e lasciarlo lievitare); oppure pensa ai sacrifici fatti per allevare i bachi da seta: liberavano delle stanze della casa per lasciare posto a questi bozzoli che, una volta lavorati, potevano rappresentare un piccolo guadagno in più. Anche i bambini erano utili a lavorare in campagna; dice che avevano la stessa importanza degli adulti, specialmente quando venivano mandati a raccogliere i sassi dalla terra, dove poi sarebbe cresciuto il foraggio per le bestie: “Non avevo mai bisogno di tagliarmi le unghie” precisa ironica.
Prima che la guerra iniziasse è andata a lavorare dalla famiglia del suo futuro marito; questa infatti chiese aiuto ai Boschi poiché aveva bisogno di una mano femminile in casa, essendo la madre paralizzata. Giuseppa e la sorella si alternavano ogni otto giorni, tra le due la più accettata dalla donna malata era Giuseppa, per questo divenne la figura femminile più importante nella nuova casa. Poi il futuro marito partì per la guerra.
Dopo l’armistizio, nel 1943, scappò (era stato in Russia). Ricorda che stava pulendo il granturco dalla spiga quando lo videro tornare a casa. Giuseppa lo riconobbe a stento perché era molto magro e vestito malamente; i vestiti gli erano stati dati da un’altra famiglia di contadini, per confondersi tra i civili; tutto questo perché se avessero portato la divisa da militare li avrebbero sicuramente uccisi. Subito non volle parlare della sua esperienza; la signora Giuseppa ricordava soltanto che lui le raccontava dei morti che calpestava sotto i bombardamenti.
Parla poi di quando i tedeschi entrarono a casa sua. Furono buttati fuori casa, dovettero andare a dormire nella stalla e il suo futuro marito si rifugiò nel bosco per non essere ucciso. Quando se ne andarono, lasciarono la casa mezza distrutta e saccheggiata. Avevano rubato anche cose inutili come, per esempio, il vestito della signora, che poi venne ritrovato nelle campagne tutto rovinato e tagliato.
Dice di non essersi sposata per amore. Lei e il marito si sono conosciuti lavorando in campagna e alla fine pensa che a lui piacesse il suo carattere.
Le lettere che ricevevano dai parenti in guerra erano poche perché abitavano in un luogo abbastanza isolato. Chiedevano ciò che succedeva a casa, forse per sentirsi più vicino a un ambiente familiare.
Durante questo periodo, essendo in campagna, Giuseppa non ha mai sofferto la fame, anche se ammette che spesso dovevano arrangiarsi al meglio e accontentarsi di quello che avevano a disposizione. Per le feste natalizie consumavano una bevanda per lei speciale: il latte con il caffè.
Continua parlando del mulino che paragona al dottore di oggi; era cioè un luogo in cui si andava solo previo appuntamento e ci si incontrava con tutti. Spiega che il grano che si poteva consumare era limitato e veniva segnato su una tessera.
Ripete spesso che la guerra era ovunque, a casa come al fronte.
Finita la guerra si sposò ed ebbe un figlio nel 1947, che dovette partorire da sola. Solitamente le donne si aiutavano l’una con l’altra, ma lei fu presa alla sprovvista e non fece in tempo a chiamare qualcuno che potesse venire a sostenerla.
Continuarono fino agli anni ’70 a lavorare sotto padrone. Si trasferirono nel comune di Faenza e infine arrivarono a Bagnacavallo, dove riuscirono, con un mutuo e tanti sacrifici, a comprare la terra dal figlio del padrone dopo che quest’ultimo morì. Spiega che nelle case c’era sempre bisogno di contadini e se una famiglia non si trovava bene in una casa, subito un’altra era disposta a prendere il suo posto.
A Bagnacavallo avevano più comodità, c’era la luce, il paese era più vicino e con l’aiuto del padrone stavano ricostruendo la casa.
Giuseppa mi ha parlato dell’evoluzione urbana di Bagnacavallo: se prima non c’era altro che una piccola bancarella di scarpe di plastica e un negozietto, oggi c’è un bel mercato e tanti negozi sotto i portici.
Nel 1968 comprarono la loro prima televisione.
E’ riuscita ad adattarsi a tutto, a seconda dei problemi e delle novità che la vita le ha posto davanti. All’età di trentaquattro anni ha imparato ad usare la bicicletta, la stessa che oggi è parcheggiata davanti alla sua porta. Anche suo marito credeva nelle buona volontà e nel corso degli anni ha deciso di seguire la scuola per adulti..
Si chiede, ancora incredula, se questa era vita. Non riesce a credere di averla vissuta in prima persona e i ricordi delle sofferenze vissute sono ormai indelebile sulle sue mani e dentro il suo cuore.
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Boschi Giuseppa |
Mestiere svolto |
Contadina |
Data di nascita |
19 marzo 1923 |
Data intervista |
23/12/2008 |
Luogo di nascita |
Rocca San Cassano
(FC)
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Durata intervista |
105 min |
Intervistatore |
Caccamo Shejla |

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