Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Gnoni Eleonora
Intervistato: Burani Giuseppe
Giuseppe Burani nasce l’8 aprile 1913 a Reggio Emilia; oggi risiede a Bibbiano, sempre nelle provincia reggiana.
In casa Burani l’unico a provvedere economicamente a Giuseppe, ai suoi cinque fratelli e alla madre è il capofamiglia, umile calzolaio.
Proprio per necessità economiche Giuseppe interrompe gli studi alla fine della terza elementare per lavorare prima a fianco del padre, poi come garzone sotto un fabbro locale. Successivamente, verso i 16 anni, fece l’operaio all’interno del grande complesso industriale delle Officine Reggiane, già il maggior produttore di armamenti bellici negli anni della Grande Guerra.
Nei primi tempi Burani passa da un compito all’altro: lavora nella fonderia, nella verniceria , fino ai 19 anni, quando viene chiamato al servizio militare.
Riprende poi l’occupazione in fabbrica specializzandosi nella forgiatura dei serbatoi degli aeroplani di combattimento, mansione indispensabile, grazie alla quale gli viene risparmiato l’arruolamento nell’esercito in occasione dell’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale.
All’epoca Burani non combatte la guerra al fronte, ma bensì una guerra altrettanto pericolosa e drammatica, spinta da un forte desiderio di pace e di coraggio: infatti, nel 1943 egli è uno dei primi gappisti di Reggio Emilia, insieme ad altri tre suoi amici.
Essendo ufficiale di complemento mantiene i rapporti tra i dirigenti del comando di Reggio, nascosti tra le mura della città, e le brigate partigiane dei Garibaldini e delle Fiamme Verdi, entrambe rifugiatesi tra le colline della provincia.
Proprio in occasione di un compito assegnatogli dal comando di Reggio, ovvero quello di consegnare un’importante lettera alle brigate Garibaldine, celate fra le alture di San Polo e Canossa, Burani viene imprigionato alla caserma tedesca di Ciano, insieme a 17 partigiani, tra uomini e donne. A differenza di questi ultimi Burani non subisce nessuna forma di violenza o tortura, poiché, vestito in borghese, viene scambiato per un comune civile. Si ritrova così sequestrato per un’intera settimana con il solo motivo di accertamento dei corrispondenti documenti d’identità.
E, sempre clandestinamente, anche l’esercito angloamericano chiede collaborazione al gruppo partigiano per la liberazione di una corporazione di militi inglesi imprigionati alla caserma Zucchi, nel centro della città.
Poiché non sono stati avvertiti in tempo dell’ammutinamento dei prigionieri, avvenuto la domenica precedente, Burani e compagni si sono trovati senza via d’uscita in una città battuta da diverse squadre tedesche alla ricerca dei fuggitivi. Così il partigiano è costretto a fare fuoco in un primo scontro con un assembramento tedesco alla caserma Zucchi; poi, successivamente, nella zona dell’ospedale vecchio, quando s’imbatte in un secondo gruppo tedesco. Anche in quest’occasione riesce a salvarsi e a fare ritorno a casa.
E’ nella vita di tutti i giorni che il partigiano deve prestare attenzione alla protezione d’informazioni rilevanti, al fine di preservare la sua stessa attività e i compagni di resistenza: si vede così obbligato a minacciare il vicino di casa, poiché quest’ultimo, di orientamento fascista, spiava ogni suo movimento dalla propria finestra di casa. Il livello di riservatezza della missione partigiana è tale che neanche la moglie, la madre e il figlio sono a conoscenza della sua partecipazione diretta in campo.
Nel marzo 1943 Burani è fra i 10.000 operai delle Officine Reggiane a rivendicare una diffusa esigenza di pace, ma ancora prima che potessero uscire dal cancello della fabbrica, l’insurrezione è soffocata nel sangue. Il ricordo di Burani al riguardo è ancora intenso:”C’era sangue come se fossa venuta la pioggia…”.
L’armistizio firmato con gli angloamericani l’8 settembre 1943 provoca il totale sfaldamento dell’esercito; senza ordini precisi poiché i collegamenti erano saltati, i reparti italiani sono massacrati dai tedeschi o catturati e deportati in Germania. Il re e Badoglio, per sfuggire ai nazisti, lasciano Roma e si rifugiano a Brindisi, presso gli Alleati. Pochi giorni dopo, i tedeschi, liberato Mussolini, lo posano a capo di un nuovo stato fascista, esteso a tutto il Nord Italia, la Repubblica sociale italiana.
Ciò nonostante l’insurrezione generale partigiana, del 25 aprile 1945, permette la liberazione delle principali città del Nord Italia; per la prima volta, dopo molto tempo, la città è in festa.
Nel periodo del dopoguerra il sindaco propone a Burani un’occupazione come consigliere comunale, ma subito l’ex gappista non accetta poiché non si ritiene adatto all’incarico. Successivamente cambia idea e rimane in carica dal 1946 al 1951.
Riassunto della testimonianza
|
|
Cognome Nome |
Burani Giuseppe |
Mestiere svolto |
Operaio specializzato |
Data di nascita |
8 aprile 1913 |
Data intervista |
19/12/2008 |
Luogo di nascita |
Reggio Emilia |
Durata intervista |
75 min |
Intervistatore |
Gnoni Eleonora |

Installa Adobe Flash Player 9 |