Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Marzocchini Giulia
Intervistata: Casaccia Nerina
Nerina Casaccia nasce in una piccola frazione di Sirolo, “Il Coppo”, lungo la Riviera del Conero in provincia di Ancona.
Qui trascorre l’infanzia in famiglia, un nucleo composto di cinque persone, i suoi genitori e le sue due sorelle minori.
La vita in campagna all’epoca non era semplice, racconta Nerina. Finito di frequentare la scuola, verso i nove anni s’iniziava a lavorare; ci si svegliava presto la mattina per scendere in campagna e, in base al lavoro che era stato prefissato per la giornata, ci s’impegnava tutti assieme per portarlo a termine; si eseguiva la potatura delle piante, si aravano i terreni per poi coltivarli, si dava da mangiare al bestiame, si rompeva la legna ecc. E così la giornata trascorreva fino la sera quando le donne, dopo cena, si sedevano attorno al fuoco a chiacchierare e a far la maglia o a tessere la canapa con il telaio, mentre gli uomini si spostavano in centro, verso la cantina, a bere qualcosa e giocare a carte.
All’epoca le ragazze si fidanzavano molto presto, già a quindici anni e altrettanto presto si sposavano, diciotto, diciannove anni al massimo, intraprendendo così in giovane età la vita di mogli, madri e lavoratrici.
Sposandosi presto, altrettanto presto s’iniziava ad avere figli; le famiglie contadine di un tempo erano spesso molto numerose, come la famiglia di Alfredo, marito di Nerina, il nono di nove fratelli, due femmine e sette maschi, uno dei quali scomparso all’età di venti anni durante una spedizione nella Seconda guerra mondiale.
La situazione economica del tempo non permetteva di comprare cibo o vestiti al di fuori di ciò che si produceva con le proprie fatiche, attraverso i lavori nel campo e l’uso del telaio. D’altra parte avere una famiglia molto numerosa portava sì ad avere bocche in più da sfamare, ma soprattutto, se si trattava di figli maschi, si avevano braccia forti e robuste in più per lavorare nelle campagne.
La vita era quindi principalmente basata sull’autoconsumo ovvero la produzione di beni per un utilizzo interno, familiare; anche la ragazza che si sposava, soprattutto nelle famiglie contadine, non era solita comprarsi la dote già confezionata, ma erano le donne della famiglia che si adoperavano per tessere lenzuola, tovaglie e strofinacci che facevano da corredo alla giovane moglie; molto spesso la sposa ereditava dalla madre parte della propria dote, com’è stato anche per Nerina, la nostra intervistata.
Negli anni ’40 del ‘900 la situazione diventò più complicata. Con lo scoppio della guerra le famiglie come quella di Nerina dovettero far fronte alla partenza degli uomini arruolati nell’esercito; oltre a non essere semplice gestire un terreno da sole, affettivamente parlando, non era facile vivere questo tipo di lontananza.
Le vie di comunicazione non erano ancora abbastanza sviluppate, quindi era difficile rimanere in contatto con i propri cari partiti per la guerra; venivano spedite lettere o fotografie che raramente giungevano a destinazione, sempre con ampio ritardo.
Con la fine della guerra, il ritorno a casa dei propri cari nel 1945 riportò ad una stabilità collettiva. Anche Alfredo ritornò al suo lavoro e alla sua vita. L’anno successivo, nel 1946, Nerina ed Alfredo decisero di sposarsi e costruire il proprio nucleo familiare, ma per la vera stabilità economica dovettero aspettare fino alla fine degli anni ‘50, quando in Italia si innescò una fase di rapida trasformazione delle strutture economiche e sociali. Questo processo trasformò la penisola, nell’arco di dieci anni, da paese prevalentemente agricolo e sostanzialmente sottosviluppato ad un moderno paese industrializzato.
Riassunto della testimonianza
|
|
Cognome Nome |
Casaccia Nerina |
Mestiere svolto |
Mezzadra |
Data di nascita |
1 gennaio 1923 |
Data intervista |
02/01/2009 |
Luogo di nascita |
Sirolo (AN) |
Durata intervista |
65 min ca. |
Intervistatore |
Marzocchini Giulia |

Installa Adobe Flash Player 9 |