Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Caroli Chiara
Intervistato: Fabbri Osvaldo
Osvaldo nasce a Gradara il 9 aprile del 1933. Vive in una famiglia numerosa assieme al babbo Salvatore, la mamma Adele e due sorelle, di cui una muore prematuramente a causa di un incidente stradale all'età di 30 anni. Sotto lo stesso tetto abitano anche i nonni Adamo e Lisa. La casa di Osvaldo e della sua famiglia è situata sopra la bottega del padre a Borgo Mercato, via principale di Gradara dove si svolge la maggior parte della vita pubblica del paese. Il padre di Osvaldo è infatti un fabbro agricolo; come dice Osvaldo: “Noi siamo fabbri di nome e di professione”. Il mestiere del fabbro agricolo, assieme a quello del contadino, racconta Osvaldo, è un mestiere privilegiato in una società rurale come quella gradarese di inizio Novecento. Nella casa del fabbro non manca mai il cibo; questo perché, quello svolto dal padre di Osvaldo è un mestiere in cui si lavora a stretto contatto con i contadini. Il fabbro deve “rotondare” gli attrezzi da lavoro della “zdora” e i contadini barattano questi servizi con generi alimentari di produzione propria di ogni tipo come carne, uova, verdure e vino. Questo tipo di contratto viene chiamato cottimo. Osvaldo sin da piccolo è un ragazzino diligente: aiuta il padre nella bottega e, a soli 13 anni, guida il furgone da spazzino del cognato. Nel frattempo studia. Parla dei tempi delle elementari, frequentate a Gradara, come felici. Ricorda la maestra con affetto e stima. “Molte volte” dice “venivo messo in punizione dietro la lavagna, altre volte la maestra mandava a chiamare la mamma e allora io scappavo dalla finestra”. La mamma e la nonna di Osvaldo sono donne forti che hanno non solamente il controllo della cucina di casa ma anche le redini del “focolare domestico”. Osvaldo ricorda il bellissimo rapporto tra il padre e la madre sempre equo, basato sull'amore e il rispetto, un rapporto in cui non sono presenti paure o sottomissioni. Osvaldo, assieme alla sua classe, viene bocciato in quarta elementare; infatti “dalle scuole dovevamo venir via di corsa perché passavan gli aerei e avevamo paura che bombardassero!”.
Dopo le elementari decide di iscriversi al conservatorio sotto consiglio di un maestro di musica. Studia alla scuola Rossini di Pesaro l'italiano, il solfeggio e la tromba come strumento principale. Una volta diplomato il caso vuole che il maestro di Zurigo Otto Gunther lo ascolti suonare. Rimasto affascinato da questo giovane talento lo vuole nella sua orchestra a Zurigo. Osvaldo si trasferisce così in Svizzera all'età di tredici anni. Là, trova non solo sfogo alla sua più grande passione ma anche un lavoro come aiutante fabbro in un azienda. Vi rimarrà quattro anni.
I suoi ricordi di guerra sono ricordi di bambino. Osvaldo ha infatti solo sette anni quando il secondo conflitto mondiale entra con tutta la sua violenza anche in Italia. Vicino a Gradara passa la linea gotica e Osvaldo vede, a distanza di pochi mesi, il suo paesello cambiare radicalmente. Le mura non sono più circondate da pecore, botteghe e sterminata campagna ma da accampamenti; accampamenti ovunque. Inglesi, americani, canadesi, indiani e anche tedeschi si mescolano così con le loro tante lingue in un borgo che fino a quel momento aveva sempre e solo usato il dialetto marchigiano. Dopo mesi di combattimento e stallo, le forze alleate sfondano la linea gotica e avanzano verso nord. A Gradara rimangono soltanto soldati che hanno voglia di pace, amicizia, divertimento e amore. Le donne gradaresi, tra cui la mamma e la nonna di Osvaldo, lavano, stirano, rammendano le divise sdrucite dei giovani soldati accampati nelle campagne, in cambio di scatolette di tonno, dolci, sigarette popolari.
Osvaldo viene colpito da un proiettile partito involontariamente dalla pistola di un soldato inglese. Viene subito portato all'ospedale di Pesaro e operato all'addome. Quando la classe del 1933 diventa classe di leva, Osvaldo è esentato dalle armi. La sua invalidità, dovuta all' intervento alla pancia, e un figlio in arrivo, gli permettono di rimanere a casa. Osvaldo deve infatti sposare, a soli vent’anni, una donna che ha messo incinta. Tanti sono i conflitti con i genitori di lei, negozianti di stoffe che vedono il mestiere di Osvaldo come un mestiere “sporco”.
Gli anni del dopoguerra sono anni di difficile ricostruzione. Arrivati gli anni del boom economico Osvaldo, ormai separato dalla moglie, intuisce che è arrivato il momento di investire in un'azienda propria. In questi anni conosce a Cattolica un'altra donna: Ivana, di cui si innamora follemente. I rapporti tra i sessi sono ormai cambiati dai tempi del fidanzamento con la prima moglie. Osvaldo e Ivana possono incontrarsi liberamente, amarsi come vogliono. Lui tutte le sere l’aspetta fuori dalla profumeria in cui lei lavora. Ed è un amore che dura nel tempo.
Osvaldo ha cresciuto tre figli, avuti dalla prima moglie, e soprattutto è stato un uomo che “si è fatto da solo”, con fatica e sudore. Ha trasformato una piccola bottega in un industria internazionale con più di un centinaio di dipendenti. I suoi figli hanno proseguito la sua attività e Osvaldo, oggi ormai in pensione, si sveglia presto ogni mattina e li va ad aiutare.
Riassunto della testimonianza
|
|
Cognome Nome |
Fabbri Osvaldo |
Mestiere svolto |
Fabbro |
Data di nascita |
9 aprile 1933 |
Data intervista |
09/12/2008 |
Luogo di nascita |
Gradara (PU) |
Durata intervista |
85 min |
Intervistatore |
Caroli Chiara |

Installa Adobe Flash Player 9 |