Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Bruno Barbara
Intervistata: Fusaroli Isotta
Isotta è nata a Savio il 31 Gennaio del 1926; aveva due sorelle, Ivonne e Bruna, la sorella più piccola che è stata mandata in collegio.
Da bambina Isotta è segnata da un primo trauma: la perdita della madre quando aveva soli 6 anni mentre il padre era ricoverato in ospedale per tubercolosi. Isotta e Ivonne rimangono con la zia e la nonna e tra di loro si crea un forte legame. Non è chiaro di che cosa sia morta la madre, Isotta mi parla di un “colpo di sole” ma neanche lei ne è sicura e probabilmente, visto le scarse conoscenze mediche di allora, nessuno ha capito bene la vera causa.
Siccome il padre di Isotta era fascista, in questo periodo della loro vita così sfortunato ricevono degli aiuti; il padre viene curato e le bambine vengono mandate in colonia. Isotta parla della colonia e di come l’ha vissuta; la definisce una bella esperienza poiché venivano trattati bene, mangiavano in abbondanza, giocavano, cantavano.
Della scuola non dice molto; racconta di avere fatto fino la quinta elementare ma poi non ha potuto proseguire gli studi.
Il babbo è una figura importante nella sua vita, ma Isotta ricorda anche le sue debolezze e il vizio dell’alcool.
Isotta da bambina si divertiva con poco e non c’erano molti giocattoli perché quasi nessuno poteva permetterseli.
La guerra è stato sicuramente uno degli eventi più importanti che hanno caratterizzato la sua vita. Una mattina hanno bombardato una strada vicina a casa sua; lei è corsa via insieme ai suoi familiari per andarsi a rifugiarsi in campagna, insieme a tante altre persone.
Descrive i soldati come persone “come noi”, Tedeschi o Americani che fossero, erano ragazzi giovani per lo più. Definisce i Tedeschi “buoni”, non lì fa apparire come il nemico, che voleva comandare su tutti. La sua più grande paura sono stati i bombardamenti, non i soldati.
Quello che sarà il suo futuro marito, durante la Seconda guerra mondiale è stato prigioniero in Egitto; è stato via da casa 8 anni, 2 anni in più circa dell’effettiva durata della guerra.
Isotta ricorda anche le intimidazioni dei partigiani ad alcuni fascisti del paese, tra i quali vi era suo padre; dice che a lui non hanno fatto niente ma ad altri non è andata così bene.
Finita la guerra, in attesa di ricostruire la casa a Savio, lei, le sue sorelle e suo babbo stanno a Milano Marittima. Poi Isotta incontra il suo primo marito, Giuseppe, con il quale, nel giro di un anno, si sposa. Non parla molto della loro vita coniugale, che definisce semplicemente “normale”; dopo un anno hanno una figlia, nel 1952.
La vita nel dopoguerra è diventata più confortevole, con l’arrivo di tanti confort come la luce, il riscaldamento, l’acqua in casa, il frigorifero, la televisione.
Purtroppo però il marito nel 1973 muore per un tumore al fegato. Isotta rimane da sola ma non vuole andare a vivere con sua figlia. Non ha ancora 50 anni quando rimane vedova e la vita le riserva un nuovo amore; lavorando come badante a casa di una signora anziana, conosce Secondo, che sarà anche il secondo uomo della sua vita; i due, entrambi vedovi, si mettono insieme e vanno a convivere, passando anni felici insieme. Sono entrambi adulti, economicamente indipendenti, hanno una casa, perciò la vita è più piacevole, ci sono meno problemi. Ma purtroppo Secondo muore improvvisamente. La sua morte per Isotta è più traumatizzante rispetto a quella del primo marito, in quanto è inaspettata. Lei ora vive da sola nella casa di Secondo.
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Fusaroli Isotta |
Mestiere svolto |
Barista, casalinga |
Data di nascita |
31 gennaio 1926 |
Data intervista |
29/12/2008 |
Luogo di nascita |
Savio (RA) |
Durata intervista |
60 min ca. |
Intervistatore |
Bruno Barbara |

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