Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Bottini Lavinia
Intervistato: Innamorati
Francesco
Francesco Innamorati è cresciuto in una famiglia borghese di ideali risorgimentali, che vedeva nel fascismo l’erede di questi ideali. Abitando a Perugia, culla del fascismo umbro, ed essendo iscritto alla gioventù fascista, Francesco da piccolo lo appoggiò. Ricorda che in Umbria il regime era di tipo agrario, cioè anticontadino, poiché negli anni del dopoguerra il movimento contadino si era fortemente sviluppato nella regione ed aveva fatto sì che il Partito Socialista vincesse le elezioni comunali del 1920.
Arrivato al liceo tuttavia, ebbe l’opportunità di conoscere Aldo Capitini ed altri compagni con i quali strinse forti rapporti di amicizia. Questi, facendolo riflettere con occhio critico sulla situazione dell’Italia in quel periodo (anni ‘42-‘43), gli fecero cambiare lentamente orientamento politico. Ad influenzare ulteriormente questa svolta fu senz’altro l’avvento dell’Armata Rossa che entrò in guerra contro Hitler e che lui vedeva come un esercito ineguagliabile. Francesco decise così di aderire al Partito Comunista e di partecipare alle attività clandestine. Lui e i suoi compagni chiamavano la loro attività “cellula comunista” poiché era un vero centro di dibattito e di iniziative politiche.
La caduta del regime fascista nel Luglio del ‘43 e l’armistizio dell’8 settembre dello stesso anno, con il conseguente attacco su tutti i fronti da parte dei Tedeschi, fecero crescere ancora di più all’interno di Francesco il desiderio di prendere le armi e andare a combattere ma il comandante si rifiutò e anzi, arrestò alcuni dei suoi compagni. Tuttavia Francesco ricevette la notizia che a Pietralunga, vicino a Perugia, si stava formando un gruppo di resistenza armata. Decise così, insieme con altri compagni, di radunare quante più persone possibili e di partire dalla porta del Bulagaio in direzione Pietralunga. Una volta arrivato però restò deluso perché il leader del gruppo antifascista non era propenso a combattere; infatti riteneva fosse troppo presto per costituire gruppi di resistenza armata. Tornò così a Perugia dove, insieme ad un suo caro amico, tentò di mettere in piedi un organizzazione per poter resistere al fascismo, ma invano. In seguito arrivò la chiamata alle armi da parte della Repubblica Sociale, cioè delle autorità fasciste che collaboravano con i Tedeschi; Francesco, rifiutandosi di combattere a fianco del nemico, fuggì. Numerose volte i carabinieri andarono a cercarlo a casa, senza però trovarlo. Tornato a Perugia fu incaricato di organizzare la preparazione di un giornale clandestino chiamato “La nostra lotta” stampato in una fabbrica di valige tra l’altro occupata dai Tedeschi. Ma, fortunatamente, la Wehrmacht non sospettò mai che un foglio della resistenza venisse ciclostilato dentro i suoi locali. Con la liberazione di Perugia, avvenuta il 20 Giugno del ’44, fu possibile mettere in piedi, stavolta legalmente, l’organizzazione della Federazione Giovanile Comunista. Contemporaneamente, il Partito Comunista incitava gli italiani affinché prendessero parte alla liberazione dell’Italia, combattendo lungo la Linea Gotica (fronte nemico che andava da Pisa a Rimini). L’importante, come ricorda Francesco, era scacciare il Nazismo. Così anche lui si arruolò con la divisione Cremona e fu in seguito onorato per le azioni svolte.
Nella sua famiglia intanto erano accaduti diversi fatti: il padre era morto e i due fratelli erano entrambi di ideologie fasciste; mentre la madre riuscì ad impedire al più piccolo di combattere il più grande si arruolò. “Fortunatamente non siamo stati costretti a spararci addosso” dice.
Una volta tornato dalla guerra, Francesco, che era già iscritto a giurisprudenza, si laureò e nel 1946, con le prime elezioni amministrative, fu eletto consigliere comunale a soli 21 anni. In seguito ricoprì varie cariche pubbliche all’interno del comune di Perugia e della regione Umbria prima di dedicarsi unicamente alla sua professione.
Ha anche raccontato come ha vissuto il periodo del boom economico durante gli anni ‘50-‘60. Nel suo piccolo non ha notato differenze ma, osservando i suoi clienti, ha visto un radicale cambio della società. Essendo un avvocato legato alla CGIL la maggior parte dei suoi clienti erano contadini che, con il Boom, lasciarono le campagne per andare a lavorare in fabbrica, oppure diventarono piccoli imprenditori o proprietari di piccoli lotti di terra. Questo cambiamento influenzò anche i legami familiari poiché, diventando sempre più indipendenti, i figli si staccarono sempre più dalla figura del capofamiglia che cominciò a perdere la sua importanza. In quegli anni Francesco si recò a Stoccolma come Segretario provinciale del movimento dei “Partigiani della pace”, per un convegno mondiale sulla pace;.
Alla mia domanda sul ‘68 Francesco cambia espressione. Pur affermando che con le rivolte di quegli anni si siano ottenuti buoni risultati, dichiara che, secondo lui, ci sono state numerose incongruenze con la linea che il Partito Comunista stava seguendo in quel momento e dice di aver visto quel movimento con molta diffidenza.
Francesco esprime i suoi dubbi sul periodo di Gorbaciov, momento che ha avuto poi le sue conseguenze sul movimento operaio internazionale. La prima riflessione politica immediata che si sente di fare è che tutte quelle persone che si ritenevano essere i migliori difensori dell’Unione Sovietica e del Socialismo se ne sono poi rivelati gli affossatori. Conclude con l’augurio e la speranza che in questi anni si riesca a creare un grande Partito Democratico italiano unito e forte.
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Innamorati
Francesco |
Mestiere svolto |
Avvocato |
Data di nascita |
20 dicembre 1924 |
Data intervista |
05/01/2009 |
Luogo di nascita |
Perugia |
Durata intervista |
57 min ca. |
Intervistatore |
Bottini Lavinia |

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