Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Gnoni Valentina
Intervistato: Montanari Otello
Otello Montanari nasce in una famiglia operaia-contadina nel maggio 1926 a Reggio Emilia. Per fronteggiare problemi economici interni alla famiglia viene indirizzato dai nonni alla scuola tecnica di ragioneria di Reggio Emilia, scuola che non amava ma “i miei nonni dicevano che questo poteva servire in una famiglia metà operaia metà contadina per tenere bene i conti di casa; quante cassette d’uva? Quanti quintali di frumento ? Quanti maiali?.” Educato secondo le ideologie del bisnonno socialista, diventa dopo l’otto settembre 1943, attivo gappista in città e in campagna. E’ commissario del proprio distaccamento, sottolineando le capacità organizzative e gerarchiche di tali formazioni partigiane.
Un episodio in particolare è stato di incoraggiamento in tale azione: nel dicembre del’43, Nilde Iotti, sua giovane insegnante di latino e italiano, lascia i suoi alunni liberi di leggere qualsiasi classico, anche se non tedesco e non fascista, scontrandosi così con la direttiva del governo della Repubblica di Salò.
E ancora, due sono gli avvenimenti significativi della sua vita: il primo è la sparatoria del 1° gennaio 1945 a San Maurizio per mano di fascisti in borghese che gli sparano sette colpi di pistola a bruciapelo; questo gli provocherà, oltre alle ferite, un forte trauma emotivo, “Non riuscivo a riposare bene alla notte perché vedevo i fulmini dei colpi di pistola che mi avevano sparato”. E’ rimasto immobile in un letto per più di un anno in seguito alla sparatoria di San Maurizio, e in questo periodo sono stati fondamentali, al fine di superare l’evento critico, i numerosi libri e le incisioni di cui è collezionista: queste sono state le sue guide nella vita e nel lavoro (è stato Deputato comunista nella terza legislatura della Repubblica Italiana e, nei primi anni 50, Segretario della Federazione mondiale della Gioventù Democratica).
Il secondo avvenimento significativo è la morte del suo caro amico partigiano, Fifa, ucciso in un rastrellamento tedesco alla fine dell’ anno 1944; “Era Fifa eroe partigiano, combattente eccezionale”.
Numerosi sono gli episodi che esprimono il rapporto instauratosi fra le donne e i giovani partigiani: vi era un rispetto totale; Montanari non fa che ripetere l’importanza che assumeva allora il bacio rubato nei campi, il sesso che necessariamente doveva essere seguito dal matrimonio. E ancora: le donne degli uomini deportati in Germania o dei prigionieri degli Alleati rimaste a casa diventano “intoccabili”ossia precluse ad ogni tipo di approccio sentimentale dei partigiani, nascosti come ospiti nelle loro cascine.
Come partigiano si fa chiamare Ulisse, mentre dice di chiamarsi Nessuno a un bambino un po’ troppo curioso: “ ‘Come ti chiami?’ Io ho detto ‘Nessuno’, il ragazzo ‘Nessuno?’ ‘Nessuno!’ e infatti ci presi. Perché, non so chi, gli chiese una volta, nel cortile ‘C’hai delle persone?’ ‘ Nessuno!’.
Dall’intervista si percepisce, da una parte un clima di generale sospetto verso il proprio stesso vicino di casa, il compagno di classe o il professore di scuola (“dovete sapere che i postini, i capi del fabbricato, i posti attraverso i quali potevi fare un controllo della gente, erano posti di fascisti di provata fede”) dall’altra, cioè tra i partigiani, il sentimento di uguaglianza, fratellanza sincera, speranze giovanili nel futuro (“Cosa facciamo dopo la guerra? Giriamo l’Italia! A vedere che cosa? Le piccole osterie, le piccole località, poi dobbiamo studiare, conoscere l’Italia che è il più bel paese del mondo! Che ci sono tante belle ragazze e troviamo quella che dobbiamo sposare!”).
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Montanari Otello |
Mestiere svolto |
Deputato |
Data di nascita |
10 maggio 1926 |
Data intervista |
12/12/2008 |
Luogo di nascita |
Reggio Emilia |
Durata intervista |
120 min ca. |
Intervistatore |
Gnoni Valentina |

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