Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Pasanisi Lisa
Intervistata: Provenzano Cosima
La signora Cosima nasce nel 1929 a Parabite (LE).
I primi ricordi che riemergono nella sua memoria risalgono a quando era bambina, intorno ai nove - dieci anni, in concomitanza con lo scoppio della Seconda guerra mondiale.
Ricorda che suo padre, reduce già dalla guerra del ‘18, ex prigioniero militare, aveva previsto quanto sarebbe stata devastante una guerra per gli abitanti del nostro paese.
Cosima ha vissuto la guerra come privazione di cibo, abiti, beni di prima necessità e forse anche di libertà; infatti racconta di come anche il fabbisogno di cibo venisse deciso per mezzo delle tessere e di come suo padre, che faceva il parrucchiere, pur vedendo un notevole calo degli affari, cercò sempre di non fare mai mancare nulla ne a lei ne al resto della famiglia, rivolgendosi anche ai contrabbandieri.
Fortunatamente Cosima non ha mai visto da vicino la guerra intesa come lotta armata; solo in un'unica occasione è stata costretta a nascondersi a causa del bombardamento dell’aeroporto vicino al paese.
Della scuola parla poco; ha molto più impresso nella memoria il periodo di apprendistato presso una sarta del paese, che suo padre pagava affinché le insegnasse il “mestiere”.
A Cosima piaceva molto lavorare come sarta e l’impegno messo nello svolgere questo lavoro le consentì, in breve tempo, di passare da apprendista a sarta professionista indipendente.
Ha raccontato poi come nacque l’amore tra lei e suo marito, delle lunghe attese e dei baci che erano costretti a scambiarsi di nascostola da fidanzati.
I giovani all’epoca non avevano grandi possibilità di divertirsi; esistevano il cinema, le feste dell’Azione Cattolica e a volte qualche festa di paese, ma non molto di più.
Vi era la radio e il giornale, la “Domenica del corriere” che veniva acquistato una volta la settimana dal padre di Cosima per suo il negozio.
Suo padre non accettò mai il rapporto tra lei e quello che sarebbe stato il suo futuro marito, tanto che fu costretta a fare la cosiddetta “fuitina” o fuga d’amore. A quel punto il padre fu obbligato a dare il consenso alle nozze dato che lei era ancora minorenne ma, per punizione, non partecipò al matrimonio così come nessun altro parente di lei, tranne uno zio che li accompagnò.
La cerimonia fu molto sbrigativa e i festeggiamenti si limitarono a qualche dolcetto offerto dalla suocera che, nel frattempo, l’aveva accolta in casa.
Nonostante la disapprovazione, suo padre le offrì, poco più tardi, un appartamento dove vivere con la sua famiglia.
Subito dopo le nozze suo marito fu costretto a partire per i 18 mesi di servizio militare e, al suo rientro, Cosima rimase incinta del secondo figlio e in breve tempo anche del terzo.
Il lavoro al sud scarseggiava e suo marito decise di trasferirsi a Milano, dove già viveva il padre, per poter provvedere al mantenimento della sua famiglia, che nel frattempo restò a vivere a Lecce.
Trovato lavoro come camionista, inviava quasi tutto ciò che guadagnava alla moglie e ai figli. Qualche tempo dopo Cosima decise che era giunto il momento di riunire la famiglia. Si trasferì a Milano, lasciando i suoi tre bambini alla suocera e alla mamma, in cerca di un appartamento che potesse accoglierli. Quando finalmente trovò casa in affitto, portò con se a Milano i suoi tre figli ancora molto piccoli. Lei era spesso sola perché il lavoro di suo marito lo costringeva fuori casa tutta la settimana, rientrava il sabato sera e ripartiva la domenica. Fu così costretta a crescere praticamente da sola i figli. Per aiutare a sbarcare il lunario faceva qualche lavoro come “sartina” in casa tramite il passa parola, perché purtroppo per una donna con tre figli era molto difficile riuscire a trovare un impiego.
Questo però a lei non pesò molto perché comunque non se la sarebbe sentita di lasciare i suoi tre bambini a nessuno; preferì quindi crescerli lei e occuparsi della casa a tempo pieno, anche perché, pur avendo qualche parente a Milano, nessuno avrebbe potuto tenere i suoi figli.
Durante le scuole elementari, i due figli maschi ebbero l’opportunità, grazie alla maestra di musica, di entrare a far parte del coro delle voci bianche del Teatro alla Scala di Milano. Questo diede un po’ di sollievo all’economia familiare perché i soldi che i bambini guadagnavano sia durante le prove, sia durante l’opera, erano utili in casa e soprattutto servivano anche a poter togliere qualche sfizio ai bambini, che altrimenti non avrebbero avuto nulla di più che lo stretto necessario.
Grazie a questo impiego Cosima ebbe la fortuna di vedere molte opere a teatro; le piaceva molto e, quando il lavoro glielo consentiva, si recava agli spettacoli.
Le più grandi soddisfazioni della sua vita, racconta, le sono state date proprio dai sui figli, che sono sempre stati prima bravi studenti, riuscendo tutti e tre a diplomarsi in ragioneria, poi grandi lavoratori. Tutti e tre non esitavano a dare ai genitori quasi tutto il loro stipendio, tenendo per loro solo lo stretto necessario.
Riuscirono da soli ad acquistare la loro prima auto e a provvedere all’organizzazione dei loro matrimoni. Nel giro di breve tempo, i tre figli di Cosima si sposarono e a lei purtroppo è rimasto il rammarico di non essere riuscita ad aiutarli economicamente. Infatti, proprio in quel periodo, i padroni della casa dove lei viveva decisero di metterla in vendita e lei e il marito, con i risparmi di una vita e con grandi sacrifici, decisero di acquistarla.
Poco dopo il matrimonio dei figli Cosima racconta la triste scomparsa del marito a soli 55 anni, proprio quando avrebbero finalmente potuto godersi la vita insieme.
Parlando del Natale ricorda quelli trascorsi durante la guerra, quando non possedevano nemmeno il presepe, quelli vissuti durante la sua adolescenza, quando gli unici regali erano cose utili come ad esempio abiti o scarpe. Lei da bambina aspettava con ansia, insieme ai suoi fratelli, il giorno dell’epifania e l’arrivo della Befana che, però, riempiva le loro calze sempre e solo con il cibo avanzato durante la cena di Natale. Cosima rapporta le sue esperienze del Natale a oggi, con le strade piene di luminarie e i bambini viziati che non sanno gioire delle piccole cose.
L’oggetto che ricorda come simbolo di un maggior benessere è il loro primo televisore, ancora in bianco e nero, che suo marito portò a casa per far felici i figli.
Dopo la morte del marito, Cosima continuò a vivere a Milano e racconta che, grazie a suo genero, è riuscita a visitare tutta l’Italia, seguendolo nei suoi viaggi con il pretesto di dargli una mano curando i nipoti.
Ora si è trasferita a Saronno per essere più vicina alla figlia, ma non nasconde che Milano, la città che l’ha adottata e dove ha vissuto praticamente gran parte della sua vita, le manchi, anche perché li ha lasciato amicizie sincere e affetti. Non tarda dunque a recarsi li ogni qual volta la nostalgia inizia a farsi troppo forte.
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Provenzano Cosima |
Mestiere svolto |
Sarta |
Data di nascita |
26 ottobre 1926 |
Data intervista |
22/12/2008 |
Luogo di nascita |
Parabita (LE) |
Durata intervista |
60 min |
Intervistatore |
Pasanisi Lisa |

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