Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Gnoni Veronica
Intervistato: Sanfelici Amedeo
Amedeo Sanfelici nasce a Viadana (MN) nel 1921; figlio di una coppia di contadini, vive in una grande casa con i quattro fratelli. Oggi ha 87 anni e vive a Casaletto, un piccolo paesino vicino a Viadana .
All’età di 19 anni viene chiamato alle armi: inizialmente trascorre 7 mesi a Bolzano per esercitazioni ed esecuzioni, ma nel 1941 viene mobilitato per l’Africa a fianco dell’esercito alleato tedesco contro gli inglesi . Con l’aereo viene trasferito da Castel S.Pietro ( in provincia di Bologna ) a Lecce, e da Lecce direttamente a Bengasi in Libia.
Nell’entroterra, Amedeo con la sua compagnia entra in contatto con i numerosi “villaggi” africani, fra i quali egli ricorda: Lete, Benin, Regima, El Alamein e Barce.
In ciascuno di questi villaggi ci sono soldati che tengono i collegamenti con il fronte e Amedeo è tra questi.
Intanto le truppe italiane e tedesche, con a capo rispettivamente il comandante Bastico e Rommell (detto “la volpe del deserto”), conquistano e occupano Tobruch . In attesa per la conquista di El Alamein gli americani sbarcano in Cirenaica, così che da un fronte ne vengono creati due: il fronte inglese e il fronte americano. Dopo la sconfitta di El Alamein le truppe italo-tedesche sono costrette alla ritirata da Barce fino a Tripoli. E dopo Tripoli proseguono a Capo Bon, dove vengono circondati e costretti alla resa finale Da qui comincia l’ardua e difficile esperienza di cattura e prigionia di Amedeo da parte dei nemici anglo-americani. Quando si sono resi conto di essere imprigionati, Amedeo e gli altri soldati hanno cercato di “resistere”, disponendosi nelle buche appositamente costruite a “L”, ma inutilmente .
Segue un viaggio di 3 giorni con un piroscafo mercantile da Capo Bon a Orano: il viaggio è duro e difficoltoso in quanto il cibo, molto scarso, si riduce a solo qualche tozzo di pane e qualche galletta buttata nelle stive ai prigionieri.
Quando Amedeo arriva a Orano viene rinchiuso per 40-45 giorni in campo di prigionia americano. Durante la prigionia, Amedeo ha perso più di 20 Kg e racconta quanto difficile e drammatico fosse vivere nelle “gabbie metalliche” di filo spinato a contatto con altri 3000 prigionieri.
Un’esperienza in particolare lo ha colpito: nei primi giorni di prigionia, durante l’appello mancano tre soldati che, svenuti dalla fame e dalla debolezza, non si sono presentati per la conta; a causa di ciò Amedeo e tutti i prigionieri sono costretti a restare, per tre giorni, senza cibo e senza acqua.
Inoltre Amedeo racconta di quando scrive alla famiglia delle lettere attraverso la Croce Rossa italiana, che vengono scrupolosamente sottoposte alla censura dei soldati americani..
In seguito Amedeo viene trasferito a Liverpool, in un viaggio in nave di 12 giorni. E da Liverpool a Manchester in un campo di smistamento. Successivamente viene mandato in un campo di concentramento: secondo determinati orari i prigionieri vengono messi al servizio di famiglie borghesi e contadine, impegnati nelle farm o fattorie agricole, nei boschi e nelle paludi.
In questi due anni Amedeo lavora presso una coppia di contadini senza figli. Oltre a lavorare in campagna e aiutare il padrone nella coltivazione dei campi, tra la mansioni previste c’era anche quella della produzione del burro attraverso la zangola. Inoltre l’intervistato racconta di determinate “punizioni” che venivano inflitte se non venivano rispettati gli ordini imposti: le punizioni prevedevano 28 giorni di “cala bus” in cui, dalla mattina alla sera, il prigioniero era a disposizione delle sentinelle per scopare, pulire, spazzare ecc. A volte erano obbligati a trasportare sulle spalle dei sassi da 7-8 Kg per due o tre Km; di notte la sentinella poteva introdursi nella cella per controllare con una mano se la barba del prigioniero era stata fatta con cura, in caso contrario lo obbligava a rifarsela saltellando alternativamente sui due piedi. Ancora, il prigioniero era costretto a lavarsi sotto alla doccia finché l’intero pezzo di sapone dato non si era interamente consumato.
Amedeo rimane in Inghilterra fino al 1946, 13 mesi in più dalla fine del conflitto per pagare i debiti di guerra.
Quando ha la possibilità di tornare a casa, in Italia, viene imbarcato da Manchester per Napoli e poi Roma. Da Roma a Livorno, da Livorno a Genova e infine Piacenza .
Da Piacenza arriva a Parma e poi direttamente a Boretto, vicino a Viadana .
Una volta a casa l’intervistato racconta di come la situazione familiare sia rimasta quasi la stessa di quando l’aveva lasciata (prima di imbarcarsi per l’Africa, Amedeo ha subito la grave perdita del fratello maggiore che, impegnato sul fronte occidentale contro i francesi, si ammala di laringite turbercolare).
La seconda parte dell’intervista si concentra soprattutto sulla vita relazionale all’interno della famiglia di Amedeo .
Pochi mesi dopo il ritorno a casa, Amedeo sposa la fidanzata Lidia: il matrimonio si svolge prima in chiesa con 70 invitati tra parenti e amici; il banchetto, invece, si consuma a casa grazie anche all’aiuto di una cuoca chiamata appositamente 3 giorni prima per le preparazioni. In seguito gli sposi vanno ad abitare in una grande cascina, insieme al fratello di Amedeo e alla moglie. Nel 1947 nasce Remo, il figlio di Amedeo.
Le donne si occupavano della casa e spesso aiutavano anche nei lavori dei campi. Per determinati lavori venivano anche i braccianti, impegnati nella coltivazione del terreno secondo il bisogno del datore di lavoro: a giornata, a mese, a stagione. Questi erano pagati secondo le tariffe imposte dagli uffici di collocamento.
Amedeo ricorda quando, per avversità climatiche, abbondanza di acqua o troppa siccità, il terreno non dava i risultati sperati e si era costretti a “fare con quello che c’era” e a “stringere la cinghia” .
I rapporti intimi tra Amedeo e Lidia sono sempre stai di grande affetto reciproco, di tutela e di difesa verso l’altro .
La tavola era il luogo dove la famiglia si riuniva ed interagiva maggiormente: durante il pranzo o la cena ci si poteva scambiare informazioni sul lavoro nei campi, sulla salute o sul qualche avvenimento accaduto. Raramente accadeva che si parlasse della guerra e Amedeo era il primo a volersene dimenticare .
Nel 1980 Amedeo perde la moglie, colpita all’improvviso da un attacco cardiaco .Due anni dopo sposa un’altra donna .
Al termine dell’intervista Amedeo rivela i suoi dubbi per il futuro: è preoccupato per un mondo in cui, a suo giudizio, non esistono più i valori familiari di una volta e l’avvenire sembra non dargli alcuna certezza .
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Sanfelici Amedeo |
Mestiere svolto |
Contadino |
Data di nascita |
9 settembre 1921 |
Data intervista |
15/12/2008 |
Luogo di nascita |
Viadana (MN) |
Durata intervista |
60 min ca. |
Intervistatore |
Gnoni Veronica |

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