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03 / CATTURARE LE STORIE
 
Università di Bologna - Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2008-2009
Intervistatore: Pozzi Giulia
Intervistata: Savini Maddalena
Maddalena Savini è nata a Riolo Terme, in provincia di Ravenna, il 29 luglio 1930. Figlia di un bracciante agricolo, Aldo, e una lavandaia, Rosa, cresce in una famiglia numerosa insieme ad altri 4 fratelli (una femmina e tre maschi). Nel corso dell’intervista prevale il ricordo della famiglia, della quotidianità e di una infanzia felice, anche se segnata dalla miseria e dalla guerra.
I ricordi si soffermano in particolare sulla vita scolastica, “la scuola era bella sai? C’era la bidella che suonava la campanella, era una bella signora grossa, si chiamava Colomba, amarcord encora. C’erano le stufe di terra, ci tenevano abbastanza caldi, sai? la maestra era anche buona”. Del passaggio alla divisa fascista, quando Maddalena frequentava la terza elementare, ricorda “il grembiule nero, con il collettino bianco con il nastro. Tutti i bambini avevano il grembiule nero, anche i maschi […]. Con la divisa... cio’, noi eravamo Piccole italiane. C’avevamo la sottana nera a pieghe, la camicetta con le maniche lunghe di piquet e il distintivo qui attaccato con dei bottoni, i calzettoni, le scarpe bianche di tela”. Parla poi del Sabato Fascista “era bello da vedere sai? Là, in mezzo alla piazza, c’erano tante autorità. Avevano preso dei vimini che facevano l’arco, così, vimini verdi, così, non si rompevano e poi li avevano avvolti con quella carta bianca rossa e verde” , dei vestiti che aveva “ce li davano degli amici che era un po’ più signori di noi” e delle scarpe “la mia mamma aveva… ci volevano le forme… il fondo lo faceva di gomma, con i copertoni delle biciclette; e poi, ci faceva le pantofole con della stoffa un po’ grossa, se no dei cappelli vecchi e quelli tenevano un pò anche l’acqua”.
Parlando dell’educazione ricevuta da lei e dai fratelli, Maddalena sottolinea che l’unica differenza è stata qualche coccola in più all’ultimo nato “quando è nato il più piccolo, un po’ più di sfreghe a lui gliele abbiamo fatte, ma non avevamo niente da poter sfraghè !”.
Purtroppo, quando Maddalena ha 15 anni, arriva la guerra anche a Riolo Terme: “la guerra è arrivata li’ cosi’… an savegni. Non sapevamo cosa fosse”. Trascorre due settimane in mezzo ai bombardamenti, fino a quando, il 3 gennaio 1945, i polacchi obbligano la popolazione rimasta a sfollare. Ricorda “La sera, sull’imbrunire, dovevamo partire perché non si poteva più stare, son venuti i polacchi, ma ciò… abbiamo fatto un po’ di traffico… siamo andati in casa a prendersi dietro un po’ di roba, abbiamo aperto per bene le finestre per trovare un po’ di roba ma saltavano le schegge in casa!”. Inizia così un viaggio che parte da Brisighella, passando per Riccione, Piombino ed infine Fermo. Qui, Maddalena e la sua famiglia trovano rifugio in un centro per sfollati. Durante questo viaggio, Maddalena ricorda con un sorriso sulle labbra, la prima volta che vide il mare “siamo arrivate là da sto mare… faceva dei cavalloni! Era in burrasca… l’acqua era grigia, non era… me aieva sempre sintu’ di’ un pio’ bel mer celest [avevo sempre sentito palare del mare celeste] ! Guarda, sono rimasta così male!”.
Ricorda anche la prima volta che lei e la sua famiglia hanno bevuto il tè “una mattina, arriva la mia mamma, poi dice: ‘Bambini,oggi c’han dato dell’acqua di pula!”. Sai cos’era? Era il tè!”.
Nel centro per gli sfollati, Maddalena e la sua famiglia rimangono per tre mesi; rientrano a Riolo Terme nel maggio del ’45. “Al 20 di maggio siamo arrivati a casa. Da Ascoli Piceno fino a Faenza, siamo venuti sopra a un camion… un camion a rimorchio, che aveva delle botti di ferro caricate. Noi bambini, il mio babbo e la mia mamma e un’altra famiglia, siamo saliti là sopra a queste botti, siamo venuti a Faenza sopra queste botti, con dei bambini così piccoli; pensa che fatto pericoloso… non pensavamo a niente, purché di tornare a casa”. Raggiungono poi il loro paese grazie a un signore che li carica su un carro con i buoi. Una volta tornati a casa, lo scenario è desolante “tutto rotto, non c’era più la scala per andare in casa… mancava un pezzo di scala”.
Maddalena conclude il suo racconto parlando delle prime case popolari che un’impresa americana, nel ’49, costruisce a Riolo Terme, “del ’49, c’han dato le case dell’U.R.R.A., Madonna… signori! C’era il bagno in casa, tre camere…”.
Riassunto della testimonianza

 

Dati intervista
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Savini Maddalena
Mestiere svolto
Sarta, coltivatrice
diretta
Data di nascita
29 luglio 1930
Data intervista
21/12/2008
Luogo di nascita
Riolo Terme (RA)
Durata intervista
50 min ca.
Intervistatore
Pozzi Giulia

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