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03 / CATTURARE LE STORIE
 
Università di Bologna – Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2009–2010
Intervistatore: Bracci Elena
Intervistato: Coghi Roberta
Al colloquio ha partecipato la sorella Giuseppina
Nella loro intervista, Coghi Roberta e Coghi Giuseppina affrontano diversi temi, come il rapporto con i genitori e con i fratelli; le abitudini della famiglia; il rapporto con i fidanzati e con i coetanei; come si viveva in campagna; il cibo; le tradizioni; i giochi; ma anche il periodo della guerra, la paura di essere colpiti dalle bombe, di essere presi dai tedeschi; le notti passate al rifugio, ecc.. Nel loro racconto si delineano le abitudini all’interno di famiglie molto numerose dove si registrava la presenza di tre generazioni; il loro nucleo famigliare era molto numeroso, composto da undici persone di cui sette figli, due genitori, due nonni. Per i bambini, raccontano le due intervistate, era una fortuna riuscire a frequentare la scuola, perché vi erano molti figli e per guadagnare qualcosa in più si mandavano a lavorare fin da piccolissimi; a causa delle condizioni socio-economiche della maggior parte delle famiglie del tempo, frequentare le scuole fino alla quinta elementare era ritenuto un traguardo importante; spesso la scuola non si trovava nel luogo in cui si viveva, ma era lontana. I bambini vi si recavano a piedi o in bicicletta, nonostante il freddo, la neve, o la pioggia. Ai genitori, aggiungono, si portava rispetto, si obbediva perché erano molto severi. La donna era moglie e madre: non aveva molto potere, infatti le decisioni venivano prese dal marito; si occupava dei figli, curava i genitori anziani, teneva in ordine la casa e preparava da mangiare per tutti. Era ancora presente la figura del padre – padrone che aveva il potere di prendere le decisioni. Allora con i genitori vi era un rapporto “distanziato”, non affettivo, ma era lo stesso con i fratelli, anche se magari si giocava e si divertivano insieme. In casa non veniva data importanza ai compleanni, non venivano festeggiati. In questo caso, i fratelli, ricevevano un regalo solo il giorno di s. Lucia che, dopo pochi giorni, veniva preso dai genitori e ‘riciclato’ per gli anni successivi. Così le bambine giocavano con bambole di pezza che realizzavano da sole, saltavano la corda, giocavano a campana, a nascondino, per giocare utilizzavano anche i barattolini di conserva. I bambini giocavano per strada, nei campi, nella stalla, sempre tutti insieme all’aria aperta. Spesso loro, in questa zona venivano incaricati di portare al pascolo le oche. Era abitudine che tutta la famiglia si lavasse il sabato, così per la festa, cioè la domenica, si era puliti. Ci si lavava con l’acqua riscaldata sul fuoco. D’inverno ci si lavava a pezzi in una grande recipiente posizionato in casa vicino al camino che dava un po’ di calore, non in bagno. D’estate ci si lavava fuori, all’aperto, nel cortile e sopratutto i bambini andavano a fare il bagno nel canale d’irrigazione per i campi dove, oltre a lavarsi giocavano allegramente. Le intervistate raccontano che andavano nel canale dietro casa: in quegli anni l’acqua era pulita, non come adesso. Nella povertà la religione era un sostegno importante per gli uomini. Ogni domenica mattina tutti i componenti della famiglia si recavano a messa, poi il pomeriggio dopo pranzo andavano tutti alle funzioni in chiesa, quest’ultime erano rivolte soprattutto ai bambini. Ci si rivolgeva al Signore per chiedere aiuto per i figli, i nipoti, i fidanzati in guerra, si pregava per sostenerli e per sentirli al sicuro. Il prete era una figura rilevante in paese. Roberta racconta che il parroco del paese non voleva che la domenica sera, i ragazzi andassero a trovare le ragazze nella stalla e le signore erano d’accordo con lui. Ma, alla sera si trovavano tutti in casa ad ascoltare la radio proibita dal regime fascista, che dava notizie sul fronte, così cercavano di capire se i loro cari erano in pericolo, oppure ascoltavano insieme il lettore che leggeva un libro, un modo come un altro e per passare del tempo insieme. Un’altra possibilità era quella di andare nella stalla, dove c’erano molti animali e molte persone e per questo, la temperatura era più alta rispetto a quella in casa dove c’era solo una stufetta a legna e il camino. Nella stalla si riunivano tutte le persone di quella zona del paese e la domenica vi andavano anche i ragazzi a trovare le fidanzate. Quando vi erano anche i ragazzi le signore, soprattutto le più anziane controllavano che i fidanzati non si scambiassero effusioni, a quel tempo erano quasi proibite. I bambini giocavano allegramente, le donne ‘facevano filò’(chiacchieravano), ricamavano e controllavano il comportamento dei ragazzi; le ragazze ricamavano il corredo (camice da notte, vestaglie, lenzuola, ecc.) e lavoravano all’uncinetto a lume di candela. Le ragazze iniziavano il corredo in tenera età. Questo veniva esposto prima del matrimonio e gli abiti realizzati venivano portati in casa del marito. Invece, quando vi erano i bombardamenti, le intervistate raccontano che si recavano nella casa della zia fuori paese, in campagna, dove era più sicuro perché era difficile che gli aerei sganciassero bombe, visto che c’erano solo campi. In questa casa non vi andavano soltanto persone di famiglia, ma anche molte persone di paese, perché in caso di necessità ci si aiutava a vicenda. Nella casa della zia si recavano prima di sera e vi rimanevano fino alla mattina presto, aspettando che finissero i bombardamenti. Nelle campagne la vita non era facile, ma ancora meno lo era quella dei giovani ragazzi mandati in guerra. Il fratello delle intervistate, era un antifascista e per tale motivo fu preso dai tedeschi e imprigionato nei campi di concentramento in Germania, dove era costretto al lavori forzati. Qui i prigionieri venivano nutriti con una zuppa scura insapore che non bastava alla loro sopravvivenza, così loro cercavano le bucce di patate per mangiarle. Per questo le loro famiglie cercavano di inviargli beni sopravvivenza come il pane, oppure gli mandavano delle sigarette, in modo che loro le potessero rivendere e così procurarsi qualche cosa da mangiare. Le sorelle ricordano che quando loro fratello tornò a casa era molto magro ed era stordito, confuso. Le intervistate raccontano che si aspettava sempre con ansia l’arrivo delle lettere dai fratelli in guerra. Le lettere erano rare perché venivano controllate e non era possibile mandarne e riceverne molte.
Riassunto della testimonianza

 

Dati intervista
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Coghi Roberta
Mestiere svolto
Commerciante
Data di nascita
23 marzo 1925
Data intervista
06/01/2010
Luogo di nascita
Milano
Durata intervista
60 min. ca.
Intervistatore
Bracci Elena

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