Università di Bologna – Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2009–2010
Intervistatore: Manzotti Maria Laura
Intervistato: Giorgini Bruno
Bruno Giorgini, nato ad Ancona il 22 agosto del 1923, è cresciuto in una famiglia rurale allargata - ben tre nuclei familiari per un totale di diciotto membri - e mezzadrile.
La vita di Bruno è caratterizzata dal continuo lavoro nei campi ma anche da un gran senso di solidarietà e complicità sia tra i familiari, che vedono nei genitori di Bruno dei punti di riferimento per l’intera famiglia, che tra le famiglie del vicinato. Egli cresce in un ambiente sereno ed economicamente modesto, dove tutti i generi di prima necessità vengono direttamente prodotti “in casa”, con la collaborazione di tutti.
Bruno cresce con la passione per i motori, è affascinato dai macchinari per l’agricoltura ed in seguito prenderà la patente come autista di mezzi pesanti.
La chiamata al servizio militare giunge alla soglia dei suoi vent’anni; egli parte per il Nord d’Italia, a Cuneo, in Piemonte, senza discutere, pur non essendo favorevole alla guerra ma costretto, ”così bisognava fare”. Successivamente viene trasferito a Lecce per poi ritrovarsi, durante i primi sbarchi degli alleati nel Sud, sull’isola di Rodi, nell’attesa, nei giorni successivi all’8 settembre del 1943, di essere deportato in Germania. L’episodio più impressionante è la raccolta dei cadaveri. Infatti alcuni prigionieri in viaggio in nave verso la Germania, purtroppo naufragarono, e così toccò a Bruno ed ai suoi compagni, per ben tre giorni di seguito, raccogliere i corpi, straziati e nudi, e seppellirli in fosse comuni scavate lungo la spiaggia. All’inizio, dice, fu tremendo, ma poi diventò abitudine.
Bruno viene portato in seguito in Grecia, alloggiato presso una vecchia fabbrica di dracme, dove ognuno viene assegnato ad un specifico settore lavorativo in base alle sue capacità. Egli viene preso come vice autista di camion in coppia con un tedesco. Dalla Grecia viene poi abbandonato con i suoi compagni in ex-Jugoslavia, dai tedeschi in fuga. Non sa dove andare ne come tornare a casa. E’ un capitano italiano a tentare di valicare il confine a Trieste, non tutti i compagni di Bruno lo seguono ma lui decide di fidarsi e riesce a rientrare in Italia. Giunge a Rimini, ma l’entusiasmo è troppo forte per poter aspettare ancora tre giorni il treno diretto nelle Marche, e così Bruno, assieme al signor Gino, un suo amico e parente, decide di salire su un treno diretto a Roma. Arrivati a Falconara Marittima, a due passi da Ancona, il treno però non si ferma, costringendo i due ragazzi a saltare giù dal vagone in movimento. L’ultima “impresa” del nostro Bruno che a piedi si dirige verso casa.
La sorpresa e la gioia della madre al suo ritorno sono immense, perché con la prigionia ogni contatto era stato interrotto e Bruno era stato dato per disperso o peggio ancora morto. La vita nei campi riprende, ed è durante questi anni che Bruno si invaghisce e corteggia una ragazza della zona, otto anni più piccola di lui, quella che in seguito diventerà sua moglie. Gli incontri tra i due avvengono limitatamente alla domenica in chiesa, finché Bruno non decide di chiedere la sua mano alla famiglia. Si sposano, comprano casa e dopo pochi anni nasce il loro unico figlio Paolo. Bruno trova occupazione presso la ditta di trasporti Reni, ma viene assunto in un garage-deposito a pagamento dove si occupa della manutenzione delle auto. La paga è buona ma l’aspirazione di Bruno è quella di fare l’autista. Rimane lì per circa quattro anni, finché non decide di licenziarsi ed accettare un altro lavoro, finalmente come autista per un’azienda produttrice di vetri e specchi. Il lavoro è duro ma la paga non è male, le ore di viaggio sono tante e gli itinerari variano per tutt’Italia. Inoltre Bruno descrive brevemente com’era la vita nel camion, dal sedile rigido e scomodo, al lettino improvvisato, all’assenza di riscaldamento ed alla difficile viabilità. All’età della pensione, dopo ventisette anni di lavoro, la liquidazione assegnatagli non è un granché, appena quattro milioni e mezzo delle vecchie lire.
Della sua famiglia Bruno ricorda come venivano prodotti i vestiti e le scarpe con l’aiuto del sarto e del calzolaio. Da piccino però portava gli zoccoletti, fatti con il legno di fico e con l’aggiunta di uno straccio legato al piede come calzino. D’inverno passava dai vicini a mangiare le castagne ed a giocare a carte, per riscaldarsi egli andava nella stalla, mentre per dormire veniva utilizzata una tela riempita con delle foglie di granturco. Il bagno rimaneva fuori dalla casa, in alternativa si utilizzavano gli urinali posti sotto il letto. Bruno spende anche qualche parola riguardo al “nevone” del ’29, e racconta come liberava le stradine dalla neve con le ruspe, e di quanto si divertiva nel farlo.
Oggi il caro signor Bruno si tiene impegnato con il gioco delle bocce, la sua passione, che coltiva ogni giorno con i suoi amici, rispettando la tradizionale spaghettata serale in occasione dei compleanni degli iscritti al circolo
Riassunto della testimonianza
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Cognome Nome |
Giorgini Bruno
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Mestiere svolto |
Autista |
Data di nascita |
22 dicembre 1923 |
Data intervista |
13/01/2009 |
Luogo di nascita |
Ancona |
Durata intervista |
80 min. ca. |
Intervistatore |
Manzotti Maria Laura |

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