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03 / CATTURARE LE STORIE
 
Università di Bologna – Polo di Rimini
Corso di Storia Sociale A.A. 2009–2010
Intervistatore: Gambalunga Anna
Intervistato: Ruzzo Italo
Italo Ruzza nasce nella provincia di Padova il 27 novembre 1929. Cresce in una famiglia numerosa, con i genitori, i fratelli, i nonni e i due zii entrambi sposati in casa e quindi con le relative famiglie. Inizialmente il nonno era un venditore di latte porta a porta, poi divenne commerciante di vino e infine prese in gestione una vecchia trattoria, “Il Palazzino”, dove era impegnata tutta la famiglia.
Italo è sempre vissuto nella stessa via in cui è cresciuto, all’epoca chiamata Ruzza-Convulsi, prendendo nome dalle famiglie che abitavano la prima e l’ultima casa. Oggi la via è intitolata a Antonio Norbiato, in memoria di un giovane che abitava in quella via e che durante la seconda guerra mondiale, mentre andava con dei partigiani verso il centro di Padova, venne colpito da un cecchino.
Numerosi sono i ricordi durante il periodo della guerra, nonostante Italo, all’epoca fosse solo un bambino. A scuola il maestro era fascista e il sabato pomeriggio si doveva andare nella casa del fascio a fare il premilitare vestito da balilla. Di notte poi, c’era l’aeroplano Pippo che bombardava e per questo si dovevano oscurare le finestre. Caduto il fascismo, i tedeschi occuparono la nuova casa dove la famiglia si era trasferita, mentre nella vecchia casa si instaurarono dei partigiani.
Finita la guerra e finita la scuola, Italo inizia a lavorare presso l’officina di un parente e lì inizia ad occuparsi della sua grande passione: i motori. Cambia officina, fa carriera, diventa capo officina fino a che gli si presenta una grande opportunità: lavorare per il gruppo NSU-Volkswagen. Qui diventa ispettore tecnico, trascorre dei periodi in Germania, gira l’Italia restando anche parecchi mesi lontano da casa dove lo aspettavano la moglie e le tre figlie.
Intanto, al lavoro si affianca l’hobby della motonautica; conosce Antonio Petrobelli con il quale instaura un’amicizia fraterna e che affianca nel ruolo di meccanico durante l’avventura della motonautica. Antonio, proprietario terriero, era anche pilota di barche da corsa; inizialmente contro il volere del padre, il conte Giuseppe Petrobelli. Sebbene di nobili origini Antonio veniva visto nei campi di gara come il campagnolo che veniva da Rovigo fino a quando, vincendo gare su gare, si guadagnò il rispetto di tutti creandosi un nome, ancora oggi di rilievo nell’ambiente della motonautica, e instaurando il record di 198 km/h di velocità che rimane tuttora imbattuto. Tanti sono gli aneddoti legati alla motonautica che Italo ricorda: i weekend e le notti passate a preparare la barca per la gara, la gara più importante di tutte, la Pavia-Venezia, dove da tradizione il meccanico doveva correre insieme al pilota. Ricorda le varie disavventure fatte di motori rotti e traghetti persi, fino alla più brutta: la morte dell’amico durante le prove dell’ultima barca, quella che veniva dall’America e che era destinata a battere il record di 198 km/h; quella barca che a Italo non era mai piaciuta.
Oggi Italo è un pensionato, vive con la moglie nella stessa via dove è nato; continua a coltivare la passione per i motori e le macchine d’epoca che ogni anno porta in fiera a Padova.
Riassunto della testimonianza

 

Dati intervista
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Ruzzo Italo
Mestiere svolto
Meccanico,
ispettore tecnico
Data di nascita
27 novembre 1929
Data intervista
22/12/2009
Luogo di nascita
Roncaglia (PD)
Durata intervista
65 min. ca.
Intervistatore
Gambalunga Anna

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