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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
NON AVEVO LA VOCAZIONE
Al colloquio ha partecipato la moglie RUSSIANI GIUSEPPINA

...Io me ne sono andato di casa nell’autunno del ’41.
Avevo compiuto undici anni .
Undici anni. Li ho compiuti a maggio. Si, si…
Vado a Tortona, Congregazione di Don Orione, con Simoncini e c’era, dicevo a lei, un altro ragazzo che non ha studiato, ha imparato il mestiere. Perché la Congregazione di Don Orione aveva anche piccoli artigiani, allievi artigiani. Dei laboratori, esatto. Poi questo ragazzo non l’ho più visto invece con Simoncini ci siamo trovati assieme a periodi. Perché lui è più giovane di me di un anno, quindi io ho incominciato la prima media e lui doveva finire la quinta elementare, e per un periodo siamo stati separati poi riuniti a seconda, diciamo, delle classi che frequentavamo. Poi da Tortona ce ne siamo dovuti andare perché al Centro Ferroviario c’erano i bombardamenti e ci hanno trasferito a Vigevano – sempre una sede di Don Orione -. Non è che fosse una sede migliore visto che Vigevano era la capitale della calzatura e fabbricavano calzature per tutto l’esercito, per tutte le Forze Armate. Quindi anche lì bombardamenti e allora trasferiti in un paesino, diciamo a metà strada tra Como e Lecco. Vicino a Erba, Moccenigo d’Erba. E alla Congregazione era stata donata una vecchia filanda, che poi oggi è stata ristrutturata, e lì ho passato il tempo fino all’aprile, no maggio, del ’45. La guerra era finita allora poi il papà di Simoncini è venuto a prenderci e abbiamo attraversato questa mezza Italia tutta bombardata e abbiamo impiegato un paio di giorni per arrivare a casa.
In treno, camion militari, camion civili, a piedi, attraversare i punti di barche sul Po’ e poi l’ultimo pezzo con la cavallina di Achille Bianchi che era il proprietario qui del frantoio delle olive qui del paese che era venuto a prenderci a Fano e siamo tornati a casa così. Quindi è stata un’avventura…
Io mi ricordo tanti disastri ma ecco quello che mi è rimasto impresso questi alberi lungo la via Emilia, questo incubo di alberi troncati, tagliati dalla gente che aveva freddo e era veramente qualcosa di impressionante. Perché in fondo ero ancora un ragazzo perché avevo quattordici anni e non è che fossi ancora tanto grande. Milano, mi ricordo, la zona di Porta Romana dove abitavano i parenti di Simoncini e noi siamo stati ospiti in attesa di trovare l’automezzo per proseguire il viaggio. E dopo queste grandi macerie, le rotaie del tram divelte, contorte. Tante macerie in giro. La gente vestita alla bene meglio. Tutti alla ricerca di un qualche cosa. Mi ricordo appunto anche questa zia di Gabriele che usciva la mattina presto per andare a cercare qualche cosa perché… e era la migrazione verso le campagne.
Ad esempio, i nostri parenti da Roma o da altre località che venivano in campagna a cercare un chilo di farina, insomma o la goccia d’olio per condire. Ecco, questa era la situazione. Mi ricordo appunto a Piacenza questo grande ponte su Po’ di barche, con tutta questa gente che andava e veniva, a parte diciamo i militari, ma proprio la nostra gente. Gli sfollati. Questo andirivieni di gente che cercava di raggiungere casa. Questo si. E anche mi ricordo sul treno. Il tratto che abbiamo fatto in treno da Bologna, mi pare verso Cesena, poi non proseguiva. Era pieno di gente, di sfollati, di gente che rientrava dalla guerra, dai campi di prigionia. Quindi erano veramente le immagini di un’Italia disastrata.
Perché sono partito?
Con il papà di Simoncini e il Parroco, cercavano ragazzi che avessero voglia di studiare e una qualche propensione verso un’idea di religiosità, di vocazione religiosa. E io, adesso onestamente non ricordo esattamente i sentimenti, le volontà, ecco. Quindi ho seguito quello che le famiglie ti inviavano a fare. C’era questa occasione e siamo partiti. Col passare del tempo mi sono accorto che non era la mia strada… proprio non mi sentivo …
Non avevo la vocazione. E quindi con il passare del tempo mi sono convinto che non era la mia strada e sono venuto via. Ecco, questo è.
Praticamente a maggio del 45 sono tornato a casa e a ottobre sono ritornato in collegio per l’ultimo anno … alla stazione di Bologna la biglietteria era formata da qualche cavalletto con delle assi da muratore sopra.
Io in autunno ho ripreso l’anno scolastico, si, si. Ed eravamo sempre Gabriele e io. In tandem, si. Sono stato ancora un anno lì con loro e dopo sono venuto via. Gabriele mi ha seguito, mi pare, un anno dopo.
Noi si incominciava il mattino presto con le preghiere del mattino, poi l’attività di studio prima di entrare in aula per le lezioni, poi il pranzo, tra l’altro era il tempo di guerra, quindi molto frugale e molto parco. Va bene? Poi un po’ di ricreazione poi il pomeriggio proseguiva l’attività scolastica. La ricreazione non molto lunga con le funzioni religiose del pomeriggio. Studio dopo cena, un’ora di studio obbligatorio, e poi tutti a nanna. Diciamo che poi da allievo ufficiale non ho faticato molto ad abituarmi. A parte il fatto… che nelle famiglie di allora la disciplina c’era. Io non ricordo di aver avuto mai, anche quando abitavamo qui, la chiave di casa. Assolutamente ed ero maggiorenne. L’ultima volta che sono stato qui con i genitori….
Torno a San Costanzo e sono andato a scuola. Anche perché i miei studi erano stati un pochino.. come dire, non troppo regolari visto il tempo di guerra. Con salti, con mancanza di qualche insegnante… la mia preparazione matematica è stata sempre lacunosa e ne ho portato le conseguenze tutta la vita. Però allora non è che mi si aprissero tante strade con i precedenti di studio che io avevo. Per cui mi sono iscritto a Caprile alla scuola agraria. Ho fatto la scuola agraria a Pesaro.
Inizialmente sono stato a pensione presso una famiglia. Però la spesa era un po’ eccessiva, allora mio padre ha cercato un’altra soluzione e sono andato ad abitare a Fano da una mia zia e da lì facevo il pendolare Fano - Pesaro.
Mio padre è rimasto ancora un po’ di tempo sul podere. Poi, sposate le due figlie più grandi, ha lasciato ed è venuto via.
Ha fatto il bracciante gli ultimi tempi. Siccome era un ottimo potatore di ulivi e di viti, con i cognati e gli altri ha trovato lavoro e quindi, diciamo se l’è cavata benino, insomma...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Ceccorulli Aroldo
Mestiere svolto
Carriera militare
Data di nascita
20/05/1931
Data intervista
20 maggio 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia, Emigrazione, Riti e costumi, Matrimonio, Affettività

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