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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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CAMERE E VASI DA NOTTE
...Verso gli anni ‘50-‘60 in paese c’erano quattro o cinque falegnami molto bravi. E allora quando veniva fatta la casa, la prima cosa di arredo era la camera da letto, poi con la cucina ci si sistemava. Si faceva la camera e la cucina, poca roba perché molti andavano a vivere nella famiglia.. Non c’era assolutamente il discorso delle case in appartamento. La camera da letto (me lo ricordo perché la fece anche mia cugina e lei si è sposata nel ’58) quand’era finita veniva esposta dal falegname, tutta in ordine, con la coperta e con le abatjour accese. La domenica si andava a passeggio e si vedevano queste camere, tutte fatte a mano, tutte lucidate, belle. Questi modelli oggi sarebbero antichi!. E allora si diceva: “ Questa è della Lina che si sposa”. “Ah, si sposa?” “Si…”.
Allora, questi falegnami bravi ci tenevano, perché era un orgoglio anche del mestiere sapere fare una bella camera da letto con il legno vero. Oggi è tutto molto facile. Si compatta e basta. Allora non c’era questa cosa qui e quindi era tutto fatto a mano. Non si mostrava naturalmente il vestito da sposa perché per tradizione non si doveva vedere, l’arte del mobile, del falegname, qui sì, si faceva vedere. I Simoncini erano tutti falegnami. E mi ricordo anche di Pandolfi anche lui faceva il falegname e esponeva queste camere. Forse avevano dei modelli, non lo so, ma c’era dell’inventiva. L’armadio era a quattro ante, con le maniglie dorate, poi con delle cimase diverse a seconda del modello. Spesso legno di noce, non era truciolato era proprio legno! Armadio, comò bombato, due comodini e a uno strumento, un oggetto che si chiamava: il pettinatore. Un mobile – mia madre ancora ce l’ha nella vecchia camera che non usa più – con un seggiolino, un panchettino rivestito di tessuto, uno specchio con dei cassettini dove la donna si pettinava e si truccava. Con tutto quello che serviva per mettere la cipria, per mettere lo spruzzino, ma bellini bellini. Mia mamma li vendeva, vendeva in negozio articoli da regalo e anche queste cosine qui, noi le abbiamo conservate. Davanti al pettinatore la donna, si sedeva, metteva la mantellina, si pettinava. I due comodini erano aperti e nei comodini c’era il vaso da notte. Belli i vasi da notte, tutti decorati. Perché anche quello era un regalo. Il vaso da notte veniva regalato con quell’oggetto in ferro battuto che conteneva il catino e sotto c’era la brocca per l’acqua. E di fianco c’erano due cosine che si aprivano e servivano per mettere lo specchio, il pettine, oppure gli attrezzi per la barba. E si mettevano vicino, al posto del bagno, in camera. se uno aveva il posto, oppure se uno non aveva il posto, fuori, nel corridoio. I vasi da notte a volte erano uguali al questo catino di ceramica. Adesso li rifanno, ma quelli di una volta erano belli tanto che oggi qualcuno li usa come contenitori di fiori. Allora ognuno aveva il proprio vaso da notte. Parliamo degli anni ’50, quando non c’era il gabinetto in casa. C’era la cosiddetta latrina che era un buco molto spesso all’aperto. Si, erano tempi difficili...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Cercolani Paola |
Mestiere attuale |
Insegnante |
Data di nascita |
04/06/1946 |
Data intervista |
29 settembre 2006
12 ottobre 2006
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Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
210 min |
Temi principali |
Lavoro, Famiglia, Tempo libero, Riti e costumi, Matrimonio, Vacanze, Politica, Affettività
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