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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
COME IL FAR WEST
Al colloquio ha partecipato la moglie MARCHINI GEMMA

...Io sono andato a Torino nel ’65, avevo 24 anni. Sono stato un po’ costretto a prendere questa decisione perché io lavoravo con mio padre che faceva il fabbro meccanico, riparava macchine agricole. Poi le cose insomma non andavano tanto bene e ad un certo momento ho deciso di partire. Era un po’ che eravamo fidanzati, non riuscivamo a sposarci quindi, tra una cosa e l’altra, ho deciso.
Son partito da solo. Lassù avevo degli amici, dei conoscenti, sono stati loro insomma che mi hanno trovato il posto di lavoro. Sono partito esattamente la sera del 1° novembre, il pomeriggio; novembre … quei giorni grigi quindi peggio ancora. Sono arrivato a Torino (sono cose che non si dimenticano, io per lo meno non le ho dimenticate) alla sera verso le 10 e mezza, le 11; c’era un mio amico che mi aspettava, sono andato a casa sua quella sera e la mattina sono andato già a lavorare. Poi loro mi avevano trovato già una pensione, erano due pensionati Fiat, toscani, che avevano un alloggio un po’ grande e tenevano qualche ragazzo a pensione tanto per arrotondare.
Facevo il meccanico, facevo attrezzature meccaniche. In paese ritornavo a Natale, Pasqua e ad agosto per le ferie, ma non sono stato molto da solo perché poi ci siamo sposati nel maggio del ’67. Lei è venuta a vedere l’alloggio un po’ prima quando abbiamo portato su i mobili … Però era una città molto diversa da come è adesso perché ancora c’era una zona chiamata “Madonna di campagna” dove abbiamo abitato e dove abitiamo tuttora ed era con quelle lampadine piccole, sembrava ancora tanta campagna.
Era la prima periferia di Torino. Diciamo che finiva la città cominciava la periferia.
A mia moglie ha fatto l’impressione di tristezza, perché venendo dal paese pensava di vedere la città illuminata, invece, mamma mia, quelle vie ancora un po’ buie, dovevamo attraversare la ferrovia perché c’era il treno che da Torino andava a Ceres, un treno che sembrava quelli in miniatura e poi era proprio campagna, era completamente deserta. Adesso non si riconosce più.
Io andavo in fabbrica e lei lavorava in casa, faceva la sarta come faceva qua con la madre.
Abbiamo avuto due figli, un maschio e femmina, tutti e due nati a Torino al Sant’Anna.
Adesso veniamo giù una volta all’anno: quest’anno siamo venuti a luglio e andiamo via dopo i Santi. Se è possibile facciamo sei mesi qua e sei mesi a Torino.
E’ bello, bellissimo! Tornare al paese è sempre bello! Io poi sono più innamorato di lei del paese e vorrei proprio venire a vivere qui. Solo che mia moglie vuol stare vicina ai figli e ai nipoti …
Anche qui ho dovuto fare una scelta, perché avevo la casa che era dei miei e che poi è rimasta a me e a un certo punto ho deciso di venderla per comprarmi una casa a Torino, perché dico: “Bisogna fare una scelta, o sto qua o sto là!”. Allora ho detto:”Va bè”. A ‘sto punto abbiamo deciso, diciamo di comune accordo cioè più lei che io, di restare, di fare la residenza fissa a Torino perché purtroppo si va avanti con gli anni e allora uno pensa che adesso ancora stiamo bene, a parte dei piccoli malanni che uno può avere quando comincia a passare una certa età, però uno va avanti con l’età e allora, cosa succede? Ci sono due figli, ci sono i nipoti, chissà che qualcuno non ci dia un calcio.
Anche i nostri amici hanno sistemato la casa in paese e hanno la casa qui e quindi vengono giù… A qualcuno piacerebbe proprio abitarci però, la moglie, i figli, i nipoti… Athos … anche a lui piacerebbe venire … lui si è comprato una casetta, una casa quaggiù, d’estate, insomma, quando possono, vengono giù e stanno qua anche loro.
Quando torniamo è sempre bello perché è il nostro paese, ci siamo nati, abbiamo le nostre radici, l’ abbiamo qua, qua ci rimane, un pezzo di cuore diciamo, ma lo vorrei vedere più animato ‘sto paese, io lo trovo un po’ morto. Prima era più animato, la gente la sera usciva, si andava a passeggio, stavano davanti casa a fare una chiacchierata, c’era più animazione; avevamo molto meno di adesso ed era più bello, sinceramente, era più bello. Adesso mi dà questo senso di tristezza nelle persone. Sarà la televisione, ma le persone non le vedi, stanno tutte tappate in casa. Quando al bivio di Mondolfo dico: “Adesso vediamo la prima persona che incontriamo”. Non è che uno ne incontra tante, se poi si arriva la domenica sul mezzogiorno, è come il Far West...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Ceresani Giambattista
Mestiere svolto
Operaio
Data di nascita
28/09/1939
Data intervista
15 ottobre 2005
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
105 min
Temi principali
Lavoro, Matrimonio, Famiglia, Politica, Tempo libero,
Vacanze, Affettività, Riti e costumi, Emigrazione, Guerra

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