| |
01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
|
SE RUBAVI QUALCOSA NON RUBAVI
...Per fortuna c’erano i sistemi per fregare i padroni, perché tanto i contadini vivevano lì. Mica perché rubavi. Quello che rubavi era anche tuo, quindi se rubavi qualcosa non rubavi, sottraevi dalla divisione… Portavi via l’oliva, un po’ di uva, se ce la facevi, anche un pò di grano, se potevi. Quando si batteva c’era sempre il padrone, arrivava sempre, stava a vedere, ma doveva stare bene attento, perché tanto, o bene o male, qualche sacco fuggiva. In qualche modo qualche sacco fuggiva. Ti ricordi com’era strutturato l’impianto da battere? Quella volta per la trebbiatura si riunivano cinquanta persone intorno casa, così qualcuno si metteva davanti al padrone e dietro … partiva un sacco, due, tre, quattro, quelli che potevi, insomma. Perché se non arrivavi alla fine dell’anno ti dovevi arrangiare.
I fattori hanno fatto tutti un sacco di soldi. Tutti. Il fattore era l’amministratore, era quello che vendeva, quello che riscuoteva sia la parte tua che la parte del padrone. A te, te li dava, se c’erano, dopo un anno, ma quando si faceva i conti risultava che non li dovevi mai avere. Al padrone glieli dava dopo due anni, perché lui non ne aveva bisogno e lui se li teneva per sé. Il fattore era così. Io, l’ho mandato via, c’ho fatto una grande cagnara…
Mica veniva il padrone a pesare il grano quando battevi. Ci veniva il fattore, mica il padrone. Quando c’era la vendemmia veniva su che l’uva era raccolta, invece quando battevi il grano stava lì.
Ancora negli anni ’50 tutta la mietitura veniva fatta a mano.
Mi ricordo che ha iniziato a meccanizzarsi nel ’52, ’53. Per prima è arrivata la falciatrice che tagliava tutti mucchi così, pari, li legavi e a posto, si facevano i covoni. Dopo è arrivata la mietilega. Con quella facevi dieci ettari in un giorno, invece prima ne facevi uno. A mano ne facevi mezzo, magari.
Nella stalla avevamo sempre 25, 30 animali grossi. C’era un sacco di lavoro e si faceva tutto a mano. La schiavitù del contadino era quella, perché domenica, Natale, Pasqua, quelli mangiano sempre, non è che fanno festa! Due volte al giorno, tre volte al giorno, mangiano sempre.
Noi ci alzavamo alla mattina presto. I grandi una volta si alzavano anche la notte, alla mattina alle due e mezza, alle tre: quando dovevi lavorare con gli animali, loro dovevano aver mangiato, perché dopo dovevano andare a lavorare appena schiariva. Quindi bisognava alzarsi e farli mangiare un paio d’ore prima. Dopo quando sono diventato grande no, perché poi sono arrivati i trattori e ormai, le bestie che erano dentro la stalla servivano solo per la carne. Vitelli per la carne. Prima invece tenevamo i buoi maschi, bestioni grossi e quelli (me li ricordo appena) lavoravano un bel po’ di più, erano forti. Il bue castrato metteva paura arrivava a 13, 14 quintali.
Avevamo anche la scrofa, la maiala ce l’abbiamo avuta sempre, noi. I maiali ne tenevamo quattro o cinque per casa, perché due ne prendeva il padrone e due tu. Due e due, quattro: lì non c’era niente da fare. E tenevamo la maiala, la scrofa, per vendere i maialini. Avevamo anche quattro pecore più il montone e facevamo il formaggio. Da noi il formaggio l’hanno fatto fino a che ci sono stati i genitori. Morti i genitori, non l’abbiamo più fatto...
Rielaborazione della testimonianza
|
Dati intervista |
|
|
|
Cognome Nome |
Cucchi Mario |
Mestiere svolto |
Mezzadro,
coltivatore diretto
|
Data di nascita |
28/08/1943 |
Data intervista |
29 dicembre 2005 |
Luogo di Nascita |
Ostra Vetere (AN) |
Durata intervista |
120 min |
Temi principali |
Lavoro
|
Installa Adobe Flash Player 9 |