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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
QUI SI MUORE PRIMA DI ARRIVARE A CASA
Al colloquio hanno partecipato il fratello CURZI AMERICO e la moglie GIROLAMETTI MARIA

...Eravamo con i compagni e non abbiamo insistito per scappare perché dicevano: “A Foggia ti prendono, ti mandano in Germania”e infatti è stata una fortuna che non siamo fuggiti. Dopo ci hanno mandati in bass’Italia in provincia di Brindisi, in provincia di Bari, li hanno mandati dappertutto dopo i soldati sempre in attesa della partenza per la Russia. Tanti mesi siamo stati sempre lì in attesa della partenza ma dopo non siamo partiti. Mi ricordo che il capitano mi chiama: “Curzi vuoi andare in licenza?” una madindi boia! chissà se ero contento di andare in licenza. Sono partito per la licenza… è meglio non ripensarci. Il treno era pieno zeppo, zeppo, zeppo, a stare in piedi sulla giuntura dei treni, in piedi, era in inverno, a Natale, pioveva, tutti bagnati…
Era il natale del ’43, dicevamo: “Qui si muore prima di arrivare a casa”.
Da Bari a Fano, cosa sai quanto tempo c’ho messo! Ogni tanto fermava, ogni tanto fermava. Il treno ha continuato un pò ma dopo c’era la ferrovia rotta, a Ortona mare siamo arrivati lì, ci hanno scaricato: “Dove andiamo qui?” i soldati erano così “Dove andiamo?” siamo andati in un bivio dove si incontravano parecchie strade che venivano su in Ancona. Gli autotreni erano pieni di benzina, le botti. Mi ricordo che siamo saliti su questo camion che andava in Ancona, mi sono detto:“Quando siamo in Ancona siamo a casa”. Siamo saliti su, tra quella botti il camion rimorchio scoperto, tra le botti, capirai le strade tutte rotte, trutum, trutum le botti ogni tanto facevano così e pioveva, pioveva. Mi ricordo che il camionista ogni tanto si fermava e guardava i soldati, ha detto: “Noi andiamo su per Bologna, passiamo a Fano” ho detto “Allora se passiamo a Fano siamo arrivati a casa”. Siamo arrivati la sera, ci hanno scaricati mi ricordo che io avevo le sigarette da là, all’autista ho dato 2 o 3 pacchetti di sigarette, eh, i salti che faceva. Sono sceso a Fano alle 6 di sera, sono partito da Fano, venire a casa a piedi, non c’era niente, non c’era nessun movimento, niente, non c’era nessuno, ero da solo. Sono arrivato a casa alle 9-10 mi ricordo, alla sera.
È stata una festa.
Ma dopo dovevo andare via io, avevo la licenza ma scadeva, i carabinieri davano fastidio, non mi sono fatto mai vedere.
Avevo la licenza di 12 giorni. Dopo la classe mia è stata congedata, è arrivato il congedo dai carabinieri. Capirai mi hanno mandato a chiamare i carabinieri, il maresciallo ha detto: “Siete in arresto” “Sarò in arresto!” dopo ha detto: “No, no, c’è il congedo, tò!”
Quante ne abbiamo viste però, un bel po’.
Perché portavano via il bestiame, anche a me l’hanno preso. Alle 11 della sera di notte, c’era la povera mamma e mia cognata lì, dopo quella povera mamma piangeva e urlava “Silenzio, Silenzio” aveva il moschetto voleva dare una botta a quella povera mamma, gli ho detto: “Calmo, è mamma”, io parto e dico a mamma: “vai dentro, vai dentro, via” e poi siamo andati a portare via le bestie.
Camminando quando siamo stati da Buldrighini lì con quei cosi ti vedevano, andavamo a prendere le bestie qui da Rinc’cot, tiravano all’eccesso, all’eccesso proprio, c’era Colomboni con me, eravamo 5 o 6 fuori, ci hanno fatto così, gli ho detto: “Qui non buono, dove buono?” ci hanno fatto cenno nella capanna, è entrato dentro la capanna, io avevo le sigarette con me, quelle tritate così, tiro fuori la fogliaccia poi faccio una foglia per fumare. Quell’altro tedesco tac, me l’ha presa la foglia, me l’ha presa lui. Io ne prendo un’altra, tutt’una volta arriva un tedesco, una cannonata davanti a casa, io ero in piedi così e l’altro davanti me, è caduta una scheggia l’ha preso, pum è caduto, il sangue come se uno avesse scannato un maiale, è caduto davanti casa per terra, lì, ho detto all’altro: “Qui non buono” siamo andati dentro nella cantina sotto, più in basso, siamo entrati dentro lì e siamo stati lì 2 o 3 ore, siamo stati lì un bel pezzo, dopo c’erano quei vecchi lì di Buldrighini, la madre ha detto: “Guarda che lì c’è uno così, così” ci hanno mandati via, c’era il maresciallo che è venuto giù: “via” li ha mandati via da me. Io sono stato giù e non mi ha visto, 4 o 5 siamo rimasti lì, agli altri li hanno mandati via che dovevano andare a prendere le bestie.
Dopo che eravamo un po’ lì ho detto, c’era Colombon, eravamo in 4 o 5, “Ragazzi qui bisogna scappare perché ripassano qui un’altra volta, ci riportano via” sono andato giù il monte da Catalan laggiù, tutta la notte c’era un buchino così, c’erano le covate del grano, tutti sotto lì, tutto il giorno, sempre lì siamo stati, senza mangiare e senza bere, niente, fino alla sera, quando era notte dico: “Stasera scappo, stasera scappo” era notte dopo, ma non potevi andare da nessuna parte, dov’eri ti portavano via e non c’era niente da fare. Dopo sono andato nel rifugio, ce l’ho fatta anche se era notte.
Avevamo il rifugio giù da Capanin, lì c’era Picciafoc. Un po’ dei fratelli era dentro laggiù nel rifugio dal giorno prima, lì c’era rimasta solo quella povera mamma mia, mia cognata e c’era un fratello lo stesso. Allora sono arrivati per portare via le bestie gli ho detto a mio fratello: “Tu parti, vai su in alto, vai a nasconderti su, sopra” allora uno è andato a vedere su casa e uno è rimasto lì, su casa cercava tra le cose dentro i comò, l’altro chiamava: “Vieni andiamo via, andiamo" allora siamo partiti e siamo andati là da Colombon. Io mi ricordo che quello è morto scannato come un maiale, il sangue è arrivato… come un maiale. È caduto davanti a me, io facevo le sigarette mi è caduto addosso. Ne abbiamo viste un bel po’...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
   
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Cognome Nome
Curzi Mario
Mestiere svolto
Operaio
Data di nascita
12/01/1920
Data intervista
24 febbraio 2006
Luogo di nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia, Tempo libero, Riti e costumi,
Emigrazione, Guerra

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