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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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UNA VALIGIA LEGATA CON LA CORDA
...Con mille lire sono andata via che lui non mi ha aspettato. Da sola, non sapevo come fare e solo mille lire avevo! Mi ha mandato i soldi giusti giusti per il biglietto fino a Berna.
Allora quando sono stata a Fano c’era una che anche lei doveva andare fino a Berna. Aveva il biglietto per Chiasso e io l’avevo per Domodossola. Le ho detto a questa:”Anch’io devo andare a Berna, vieni con me” “Ma io ce l’ho per Domodossola”.
Gli ho detto:”Adesso l’andiamo a cambiare”, sicché l’ho portata dal bigliettaio, gliel’ha cambiato e abbiamo fatto il viaggio insieme. Quando siamo arrivati a Berna, lui non c’era. Ho detto: “E come faccio?”.
Dopo allora con queste mille lire ho detto al marito di sta donna: “Ti dò mille lire, mi dai i franchi?”. Ha detto:” Guarda, lì c’è una banca”. Sono andata a cambiare ‘ste mille lire in banca e al bigliettaio ho dato tutti i soldi che mi avevano dato alla banca. Lui mi ha dato il biglietto e mi ha dato anche il resto. Gli ho detto: “Quanto costa poco andare a Neuveville!”. Ma non era finita perché tra me e me pensavo: “E dopo come faccio, a Bielle…”, perché a Bielle dovevo cambiare il treno. Infatti quando sono arrivata non sapevo niente un'altra volta dove dovevo andare. Allora nel sottopassaggio, non so cosa c’era ma si vede che qualcuno ha telefonato per dire che c’era una donna che si era persa, mi è venuta una donna grossa con una fascia tricolore. Mi ha fermato e mi ha detto dove dovevo andare. E allora lei poveretta mi ha preso e mi ha portato sul treno che dovevo prendere.
Ci sono stata un mese, il lavoro non ce l’avevo. Gli ho detto: “Io non ci sto più qui. Io ho lasciato due figli là…”.
Credevo di impazzire. A uno lo avevo messo nell’istituto della Gioventù Italiana di Pesaro e la femmina stava con i nonni. Quando dovevo partire non volevo più andare via e mia cognata mi diceva:”Ma tanto ormai hai il biglietto, come fai? Bisogna che vai via, bisogna che vai via”. Di sotto c’era quello con la macchina che mi aspettava e così sono partita. Ma lui non si è fatto vedere neppure a Neville, non mi aspettava neanche lì. Era a casa e io sono arrivata con ‘sta valigia legata con i cordellini e l’ombrello legato di fuori perché dentro non mi ci stava. A vedermi sul treno ridevano tutti e una donna chissà quante me ne ha dette, di tutti i colori, allora io ho aperto ‘sta valigia, avevo una bottiglia di vino, e le ho dato da bere: “Toh - ho detto – bevi e sta zitta!”.
E lui era sulla finestra e quando mi ha vista mi dice: “M’immaginavo che venivi con la valigia legata con i cordellini”.
Ci sono stata diciotto anni, ma ho fatto venire anche i figli. Io là avevo qualcosa, alla fine del mese ci pagavano e mi ricordo che compravo sempre le mutande. Chissà quante ne avrò comprate, ancora ce l’ho da quante ne ho comprate...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Donini Anna |
Mestiere svolto |
Operaia |
Data di nascita |
16/12/1926 |
Data intervista |
3 febbraio 2006 |
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
90 min |
Temi principali |
Affettività, Tempo libero, Lavoro, Emigrazione, Guerra
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