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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
IL FUNERALE SENZA PRETE
Al colloquio ha partecipato il marito MELINI ANTONIO

...Sono nata nel 1935 nella casa che aveva fatto mio padre nel 1929. Mio padre era figlio unico e anch’io sono figlia unica. Praticamente ho avuto solo un nonno, il padre di mio padre che aveva una casa molto grande. Mio padre faceva il calzolaio e mia madre la sarta. La mia infanzia è stata brutta, non ce la faccio a ricordare … Mio padre era un antifascista per eccellenza, tutto il ventennio lui l’ha fatto come comunista, per cui le angherie dei fascisti le subiva non dico tutti i giorni, ma quasi.
Alla notte venivano in casa con quei stivaloni e ancora ce l’ho in testa quei rumori nella porta. Lui si alzava dal letto, diceva di non aver paura: “Non ho fatto niente” e lo portavano in prigione. E poi bastonate. Se c’era qualcosa nella zona, la colpa era sempre la sua e lui non usciva mai di casa, perché a quel tempo fare i comunisti non era facile. Adesso è facile fare tutto. In casa aveva una pressa,non so se avete in mente come funzionava: si mettevano le lettere di piombo, poi un foglio di carta, si girava e si stampava l’Unità. Nella soffitta c’era una specie di catasta di legna, ma dentro era vuota e lui ci nascondeva questa stamperia.
Io mi ricordo delle bastonate e mi ricordo che a mio nonno non lo potevano vedere perché era suo padre. Abitava da solo. Perché a mio padre gli è morta la mamma che aveva due anni e mio nonno è andato in America due volte. Così ha lasciato il figlio con una famiglia di campagna e quando è ritornato ha comperato questa casa. Aveva un negozio di generi alimentari ma il podestà gliel’ha fatto chiudere ed è andato in malora. Ha dovuto vendere anche il fondo … Insomma è stato boicottato perché era il padre di un comunista. Abbiamo sofferto! Chi passava davanti a casa nostra si girava dall’altra parte perché lui lavorava alla domenica, perché non andava a messa, perché era comunista. Mio padre lavorava per un certo Torcoletti di Fano, faceva le scarpe a mano e ho sentito da mia mamma che era molto esatto. Se non era convinto della misura della scarpa, diceva a mia madre: “Tu intanto fammi due tagliolini che io faccio un salto a Fano, in bicicletta”. E dopo mezz’ora già era a casa.
A me non mi hanno battezzato perché mio babbo non credeva e io ne ho viste di tutti i colori quando andavo a scuola. .
Nel ’45, quando è finita la guerra, era destinato a fare il Sindaco. Purtroppo è morto. Stava male da due, tre anni e durante la guerra è andato a Bologna a operarsi allo stomaco per un cancro e nel ‘46 è morto. Il 9 giugno sono nata io, del 35. Il 9 giugno del ’29 si è sposato mio padre, il 9 giugno del ’46 è morto mio padre. Sempre il 9 giugno. È stato male, perseguitato, anche di notte, con i cani. Mi raccontava mia mamma che una volta si è nascosto in un fosso perché lo cercavano coi cani. Io me lo ricordo sempre in casa, sempre a letto, lavorava lì. Se avrà avuto queste idee era per l’ideale, è morto per l’ideale.
Al funerale c’era tutta la campagna, si mieteva quella volta e so che c’era la gente per chilometri. Mi è rimasto impresso, perché avevo undici anni e certe cose non si dimenticano… Non c’era più il fascismo e i contadini hanno sospeso la mietitura, ma quando il funerale è passato davanti a un negozio - sono sicurissima, a una mia cugina ha sentito – qualcuno ha detto: “Ha finito di mangiare i bigliettini”. Perché quando arrivavano i fascisti, se lui aveva qualcosa lo inghiottiva per non farlo trovare…
Anche mia madre ha sofferto da matti perché la famiglia l’ha lasciata sola: mia nonna materna era molto religiosa e tutte le mattine faceva la comunione, però alla figlia non l’ha voluta più vedere perché aveva preso mio padre. Ma lui a mia madre ha detto: “Se tu vuoi sposarti in chiesa, io lo faccio, però tu sai che io non ci credo…”. Ma è andato in chiesa lo stesso per rispetto di mia mamma.
Ma dopo solo le bastonate dei fascisti. Per vent’anni! Ero l’unica in paese che non ero battezzata, che non andavo in chiesa e per quella volta era una cosa strana e sentivo i titoli che i ragazzi davano di me...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Della Santa Sonia
Mestiere svolto
Magliaia
Data di nascita
09/06/1935
Data intervista
19 giugno 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
90 min
Temi principali
Lavoro, Politica, Affettività, Famiglia, Riti e costumi

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