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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
MI DAI LA MANO DI TUA FIGLIA?
Al colloquio ha partecipato il marito SORCINELLI GASTONE

...Mio nonno era italiano, della Sicilia, la moglie era calabrese. Lui, quello che dopo ho sposato, si fermava a parlare con loro e mi ha visto e ha chiesto a mia zia chi ero. Gli ha detto che ero la nipote. Le ha chiesto di presentarmi e mia zia gli ha detto di sì. Ero giovane e mi piacevano i ragazzi, ma lui era con una canottiera, pieno di grasso e io ho pensato:”Questo chi è?”. Mia zia mi aveva detto che era un gringo che stava bene, ma io: “Se ti piace sposalo te, a me non piace”.
Il giorno dopo eravamo sempre da mio nonno, lui mi ha chiamato e mi ha iniziato a pitturare le unghie. Poi mi ha portato con la vespa a casa e parlavamo sulla porta; erano le sette del pomeriggio ed è andato via a mezzanotte. Cosa dovevo fare? Da una parte mio padre e mio fratello che mi chiamavano; dall’altra lui che non voleva andare via. Mi ha detto che voleva trovarsi una ragazza, io gli ho risposto che andava bene, cosa potevo dire. A me non piaceva, ma almeno si era messo la camicia! Quando è ripartito con il camion mi ha detto: “Quando torno parleremo”. In ogni provincia in cui arrivava mi mandava un telegramma.
“Sono arrivato a Tucuman…”.
“Se sei arrivato a Tucuman sono contenta per te! a me che importa?”.
Così in tutti i posti in cui andava. “Parto per Rosario”. Parti!
Quando è tornato mi ha chiesto di andare con lui e mi ha regalato le scarpe; mia cognata aveva fatto un bambino, abbiamo comperato le cose anche per lei. Quando sono tornata a casa gli ho chiesto: “Vuoi entrare?”. E’ entrato e non è più uscito!
Mio padre era cuoco, aveva un ristorante. Mia madre era casalinga, mio nonno era un ferrocarrì, lavorava nel treno. Dalla parte di mio padre il nonno era di Bologna, faceva il pane, il fornaio, ma lui non lo ha fatto mai, lo facevano i figli, aveva dodici figli.
Io ero stata fidanzata con un altro ragazzo per tre anni ma lui faceva tenerezza, si vedeva che gli mancava la famiglia e la nostra era una vera famiglia e a lui piaceva stare in famiglia con noi. Con il tempo ci siamo innamorati, ma non lo sapeva nessuno. Veniva in casa ma come amico. Un giorno lui mi ha chiesto: “Quando ci fidanziamo?”. Erano tre mesi che parlavamo. “Tu compera l’anello, fai tutto da sola”. Con lui ho sempre fatto da sola e ho comprato l’anello poi una sera, mentre stavamo mangiando con i miei genitori e mio fratello, ho tirato fuori l’anello e l’ho fatto vedere. “Questo per chi è?” dice mio padre.
“Per me”.
“Con chi ti fidanzi?”.
“Con lui”.
“Io lo imparo adesso, ho sempre creduto che fosse un amico”.
A lui piacevano le donne ma quando era in casa, per darmi un bacio chiedeva il permesso a mio padre. Perché da noi non si dice “papà”: da noi si usa la parola “vecchio” che è considerata una parola dolce, una parola che esprime affetto; lui gli diceva: “Vecchio, quando io vengo mi permettete di dare un bacio alla Chicca?” perché mi chiamavano Chicca. Gli ha detto sì. Io stavo qui, lui faceva tutto il giro del tavolo e baciava tutti; eravamo nove e io ero l’ultima!
Poi quando ci siamo sposati gli ha detto una signora:
“So che si sposa sua figlia”.
“Non so niente, perché dalla mattina alla sera si è trovata il fidanzato” (il nobio, si dice in Argentina).
Gli dico: “Babbo ti va bene? Sei il padrino”.
“Boh, qui fanno tutto gli altri”.
Quando dovevamo sposarci, lui doveva andare nella Terra del Fuoco e mio padre gli ha detto: “Ti mancano quindici giorni”. “ Torno in aereo”. “No, se ti vuoi sposare stai qui, se no…”. Non potevamo stare con il cuore in gola che non torna. Può darsi che succede qualcosa, o ti prende la neve, perché laggiù nella Terra del Fuoco fa la neve che mette paura, anche d’estate!
Questo è mio padre. Quando abbiamo sposato, la chiesa ci ha dato un libretto che attestava il matrimonio in chiesa: lo ha dato al padrino, cioè a mio padre. Mio padre ha voluto fare una foto quando dà il libretto a mio marito e gli dice: “Io mi lavo le mani, quello che hai trovato, hai trovato!”.
Dopo vent’anni di matrimonio siamo tornati in Italia. Tutti gli amici ci hanno accompagnati fino all’aeroporto e mio padre a un certo punto gli ha detto: “Vorrei un piacere da te…”.
“Sì, vecchio, cosa volete?”.
“L’unica cosa che voglio, prima che tu vada via, è che mi domandi la mano di mia figlia”.
Perché non gliel’aveva mai chiesta! Allora lui gli ha detto: “Vecchio, mi dai la mano di tua figlia?”.
Così il 3 agosto 1978 abbiamo lasciato l’Argentina e sono venuta ad abitare nel suo paese ...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Fagnani Carmela Clelia
Mestiere svolto
Casalinga
Data di nascita
28/04/1932
Data intervista
31 marzo 2006
Luogo di Nascita
Rosario di Santa Fe
(Argentina)
Durata intervista
120 min
Temi principali
Emigrazione, Famiglia, Lavoro, Matrimonio, Guerra

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