| |
01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
|
DI CAGNARE NE HO FATTE TANTE
...Eh, di cagnare ne ho fatte tante io!… perché menavo io, ero un tipo che aveva le mani buone, ho fatto anche un po’ la box. Noi delle volte andavamo al cinema a Mondolfo e allora per strada trovavamo dei camion dei tedeschi e noi nella piccola salitina salivamo e buttavamo giù la roba.
Eravamo matti. Se ci prendevano ci tiravano, eravamo io e Pietrin. Un'altra volta andavamo a prendere il camion per portarlo ai partigiani a Cagli, era fermo là vicino al mulino della farina. Mentre noi stiamo per salire ci punta la rivoltella, c’era il soldato che dormiva dentro il camion.
Gli abbiamo detto se andava via e ci caricava!
Ma noi con i partigiani non abbiamo avuto mai contatti, sapevamo che c’erano a Cagli, qualcuno lo sapeva.
Ne ho fatte di tutte le qualità. Dopo c’era un tedesco che dormiva nella casa vecchia, io avevo un cane lupo bravo. ‘Sto cane quando arrivava una bomba sentiva il fischio e abbaiava. Questo tedesco gli voleva tirare a sto cane! Allora gli ho detto a mio padre: “Se lui ammazza il cane io ammazzo lui!” Questa è la verità, non sono bugie. Per fortuna non gli ha sparato perché sennò l’avevo già accoppato. Dopo c’era un altro, uno del paese. Noi avevamo i rifugi laggiù, sono venuti i tedeschi che prendevano i prigionieri, gli italiani, allora mia mamma come li ha visti è venuta addosso a noi dicendogli che non ci dovevano toccare. Un tedesco era pronto a tirare con il mitra e ci ha portato a fare una buca per mettere le bombe. Quando abbiamo finito a quello del paese che adesso è morto, gli ho detto: “Vedi questa buca qua? Se succedeva qualcosa questa era per te perché tu gli hai fatto la spia che noi eravamo qui nei rifugi!” Perché noi eravamo nascosti e il tedesco non ci aveva visti. C’erano le spie, qui in paese…
Dopo il passaggio del fronte ho lavorato undici mesi con gli inglesi a Casebruciate, guidavo il camion con loro. Io ero giovane, venivo su con il camion poi scaricavo a Monterado dalle monache e andavi anche a Rimini. Poi andavo a Iesi con un tenente, non parlava mai, metteva le sue sigarette sul cruscotto ma non mi ha mai detto: “Prendi una sigaretta”.
C’era un gran magazzino lì a Casebruciate, c’era un magazzino lungo, io al giorno, quando non facevo niente, raccoglievo la roba in giro, quella rotta, con un loro soldato e due donne.
Un giorno ho avuto un incidente sopra l’ospedale di Senigallia: tagliavano i fili dell’ alta tensione, io passavo con il camion sotto e un filo mi ha strappato la cabina del camion. A me m’ha buttato per terra e il caporale che era con me s’è rotto una spalla. Dopo m’hanno portato all’ospedale a Senigallia, mi ero ferito in due o tre posti.
Ma ne ho fatte tante e ancora sono vivo. Dopo la guerra sono caduto e son finito sotto il motore; nella discesa non hanno tenuto i freni, macchina e motore mi sono venuti contro, io ho saltato su un greppo e sono andato sotto le ruote, mi hanno preso nelle gambe ma non me le ha rotte. Dopo ho avuto il mal di gola, un tumore alla gola nel 1974, per quello mi operavano e mi toglievano le corde vocali, sono stato fortunato che mi ha salvato un dottore, ma da quella volta non ho più fumato. No, nessuno ha più fumato, né mio figlio, niente.
La prima volta che sono andato giù a Casebruciate ho portato via un sacco di zucchero e l’ho rivenduto per 14 mila lire. “Mamma mia - ho detto - se andiamo così andiamo bene.” Il giorno dopo mi sono presentato vicino alla rete e hanno preso tutti quelli che portavano via lo zucchero. C’ erano i civili, gli operai che prendevano lo zucchero, le scatolette di sardine, di bacon, prendevano di tutto, ma a me non m’hanno preso.
Io le mettevo sotto il sedile del camion. C’era anche il vino, le botti di vino. Una volta vado con il bidone a prendere il vino e mi è arrivato un calcio nel sedere da un inglese ma non mi ha detto niente. Ah, di roba ce n’era, ce n’era!
Un’altra volta lì al cimitero, ero lì al cancello del cimitero, vedo arrivare un capitano polacco con due morti. Il cancello era chiuso e il capitano polacco mi dà un calcio nel sedere, io ho fatto un gran respiro lì per lì … Dovevo andare a prendere la chiave ma cosa so io dov’è il becchino? Cosa so? Dovevo andare dal becchino a prendere la chiave per aprire il cancello! Anche i polacchi non erano geniali! Le bastonate che gli abbiamo dato con quelli della Nuova Zelanda! Andavamo a ballare a Cerasa con quelli della Nuova Zelanda, erano terribili! bravi come persone ma con le mani erano terribili, menavano a più non posso! Un polacco va a prendere la donna che ballava con un neozelandese;questo si è imbestialito e gli ha dato un pugno e l’ha buttato per terra. I polacchi erano sette o otto e sono andati tutti contro questo. Aveva le mani che erano due volte le mie, ogni cazzotto ne buttava per terra uno. Poi siamo partiti con il loro camion e per la strada per venire giù da Cerasa, lì alla chiesolina del Divinamore ci siamo accorti che il polacco era agganciato al camion. Allora si sono fermati e gli hanno iniziato a menare finché è riuscito a fuggire verso le piane, dove stava Garbatin e… ancora fugge! Allora il giorno dopo i polacchi chiamano a me e a mio padre, avevano il comando da Pep d’ Manna, lì dentro. Viene oltre uno tutto fasciato, tutto incerottato: “Oddio babbo qui ci menano, qui ci menano…” Lui doveva riconoscere chi l’aveva menato. “E’ questo?… è questo?…” “No… no” e sicché non ci ha riconosciuti e ci hanno mandati via, sennò ci davano un sacco di bastonate.
Tedeschi e polacchi sono di un'unica qualità. Io lo so perché ne ho avute sette di badanti polacche: una peggio dell’altra! Per carità! non sono donne che fanno per gli italiani...
Rielaborazione della testimonianza
|
|
Cognome Nome |
Farroni Alvaro |
Mestiere svolto |
Terzista |
Data di nascita |
06/11/1920 |
Data intervista |
10 giugno 2006 |
Luogo di nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
90 min |
Temi principali |
Lavoro, Famiglia, Tempo libero, Emigrazione, Guerra
|
Installa Adobe Flash Player 9 |