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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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SECCO COME UNO SPINO
...Sono nato a mezzogiorno e c’era la minestra a tavola.
Mi hanno detto che aspettavano tutti un maschio, mio padre specialmente. Perché un fratello a nove anni era morto di leucemia: io sono nato a novembre e lui era morto verso settembre. Quando sono nato mia zia ha detto a mio padre: “E’ nato un maschio”. Ma lui ha detto che già lo sapeva. Quando mio fratello stava male era andato da Padre Pio e Padre Pio gli aveva detto che avrebbe avuto un altro figlio maschio. Mio padre non aveva detto niente a nessuno, neanche a mia madre. Nel 1949 non c’era l’ecografia ma lui era andato a san Giovanni Rotondo da solo, quando mio fratello già era molto grave.
Io sono nato sette, otto mesi dopo. Sono nato nella camera da letto; la camera da letto era sopra la stalla, poi c’era la camera di mia zia, la camera dei nonni, il magazzino vicino alle scale, una camera dove dormiva un altro mio zio e poi c’era una camera dove veniva mia sorella che si era sposata da poco. L’acqua corrente non c’era, c’era un pozzo a quindici, venti metri da casa e veniva tutto il paese a prenderla perché l’acqua era buonissima. Da noi venivano anche a cuocere il pane nel forno quando mio nonno una volta alla settimana lo scaldava il forno per fare il pane. Venivano con la panara sulla testa e sopra il pane ci mettevano un telo. Per fare il fuoco gli altri contadini usavano gli spini, i rovi, invece da noi usavano le fascine delle viti perché avevamo tante vigne. Mi ricordo che la settimana di Pasqua si facevano le cresce, quelle con il formaggio, quelle dolci: mamma e zia si alzavano di notte, l’impasto gonfiava dentro alla madia e io con le dita andavo a prenderlo perché era buono, era dolce… Quando le infornavano non c’erano solo le nostre cresce ma venivano anche quelli del paese. Alla fine erano una ventina di grosse crescie dentro le teglie di coccio e si mangiavano per più di un mese.
Nella mia famiglia dopo la morte di mio fratello si parlava poco e quando si parlava dicevano: “Quanto era bello!” Non è che mi dava fastidio però mia madre non parlava mai, mia madre il cuore lo aveva distrutto lì. Avevano anche faticato molto, prima di morire lo portavano a prendere l’aria buona a Venezia, poi di qua, poi di là, di giri ne avevano fatti tanti. Poi io quando ero piccolo mangiavo molto poco. Ero secco come uno spino e correvo sempre in mezzo all’aia e non andavo mai a dormire di pomeriggio. Mangiavo poco e loro pensavano: “Non dura molto neanche questo”. Allora mi hanno portato a fare delle analisi e queste analisi dicevano che avevo la leucemia anch’io. Sicché sono stato ricoverato a Bologna più di un mese, mi hanno fatto tutti gli accertamenti (addirittura mi hanno fatto anche un prelievo dal midollo) e alla fine è risultato che non avevo niente: però pensa se i miei avevano voglia di scherzare o di giocare! Un figlio morto a nove anni e io che a sei anni sono stato ricoverato a Bologna per delle analisi sbagliate! Sono stato in ospedale un mese con mia madre. Mio padre è venuto solo una volta o due quando ci ha accompagnati con il treno, però mi ricordo solo l’andata. Quindi a casa non è che si giocava o che l’affetto era tanto: io stavo sempre in casa con mia zia e lei quando piangevo mi dava i biscotti bagnati nel vino annacquato. Però mia madre mi ha allattato fino a tredici, quattordici mesi e nello stesso tempo è riuscita ad allattare anche un'altra bambina perché sua madre il latte non ce l’aveva...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Fornaciari Sandro |
Mestiere svolto |
Impiegato nel dazio |
Data di nascita |
18/11/1949 |
Data intervista |
07 marzo 2006 |
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
120 min |
Temi principali |
Famiglia, Riti e costumi, Guerra, Lavoro, Emigrazione, Politica, Matrimonio, Vacanze, Tempo libero
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