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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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MEZZO LITRO E UNA GAZZOSA
...Nel 1907 mio padre è emigrato all’età di 14 anni in Germania, poi dalla Germania è andato in America a Bridgeport nel Connecticut e lì si è trasferita anche mia madre nel 1917. Ha sposato lo stesso giorno che ho sposato io, il 23 gennaio del 1917 e a ottobre è nato mio fratello.
Là hanno avuto due figli, uno è deceduto, l’altro ancora è in America. Poi sono tornati nel ’22, la prima crisi che c’è stata e nel ’24 è nata mia sorella, nel ’26 io, poi nel ’26 mio padre ha comperato una fabbrica di acque gassate e così facevamo le gassose. Allora c’era la bottiglia con la pallina. Con loro in America c’erano altre famiglie del paese: Furlani, Bernacchia, ma sono tornati quasi tutti perché nel ’22 non c’era più lavoro, allora uno zio che era tornato prima ha detto: “Guarda, adesso trovi il lavoro anche qua”. Qui c’era la società dei carrettieri e mio padre ha cominciato questo lavoro, è’ stato un po’, gli è scaduto il passaporto e non è potuto più tornare in America. Allora è andato in Argentina e c’è stato circa un annoi ma non so molto di più, so solo che stava poco bene ed è dovuto tornare in Italia. Quando è tornato ha comperato questa fabbrichetta. Con il passare del tempo i fratelli miei hanno emigrato in America di nuovo, sono andati uno del ’35 e uno del ’37. Noi abbiamo tirato avanti con quest’acqua gassata: si lavorava soprattutto d’ estate, portavamo le gassose a Marotta, Torrette, Camminate, Stacciola, Cerasa, Piagge, Montemaggiore, facevi il gruzzoletto per l’inverno e via così.
C’era un buon mercato, perché allora la gassosa era il non plus ultra. Quando andavi in un bar, all’osteria la gente ordinava soprattutto “un quarto e una gassosa”, “Mezzo litro e una gassosa”. C’era anche la birra, ma non era alla portata di tutti. In fabbrica mia madre lavava le bottiglie e si riempivano con una macchinetta, facevi due giri e la bottiglia era pronta.
Prima le portavamo con il cavallo, al tempo di mio padre, poi dopo il fronte si è fatto un sidecar, una motocicletta con un carrozzino da una parte, più tardi abbiamo avuto una Balilla, trasformata in camioncino e via così.
Nel ’51, c’è voluto un matto come me, ho aperto una gelateria nel corso, davanti alla chiesa.
Solo gelateria, l’ho tenuta fino al ’57-’58 perché dopo anche il bar vendeva i gelati. Io avevo soltanto i gelati e lavoravo due mesi in estate, cosa fai? Non sono riuscito ad avere la licenza per il caffè, a me piaceva mettere su un bar, mi davo da fare, mia moglie stava in gelateria, io con il sidecar andavo nelle feste a vendere i gelati, a Santa Croce, al Divino Amore, tutte le feste di campagna, a Cerasa, nelle fiere, ma allora vendevi i coni da 5 e 10 lire!
Un giorno capita un amico che vendeva la birra, mi ha detto: “Prova di tenere la birra, la Dreher”. “Mettine un po’ giù cinque casse”. Cinque casse in una settimana le ho vendute tutte, allora gli dico: “Portane altre dieci”. Nello stesso tempo io facevo anche il sarto, ma non mi piaceva farlo e cercavo di convincere mio padre: “Guadagniamo più con la birra in un mese che in un anno a fare il sarto”. Ci siamo messi con la birra anche perché intanto il lavoro si stava sviluppando e alla spiaggia di Torrette ogni tanto facevano un chiosco, un albergo e così per parecchi anni abbiamo fatto i sacrifici ma si è lavorato. Dopo sono stato svelto a smettere perché … La crisi è iniziata dell ’85. Prima sennò noi lavoravamo con la spiaggia però il lavoro era sempre di trenta giorni, non di più e poi si lavorava nei paesi attorno ma molto di meno. L’avvento dei supermercati ci ha fatto chiudere subito, nel giro di un anno perché la gente andava direttamente nei supermercati e la fattura la facevano e non la facevano...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Furlani Benito |
Mestiere svolto |
Impiegato alle poste |
Data di nascita |
23/01/1926 |
Data intervista |
6 febbraio 2006 |
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
100 min |
Temi principali |
Lavoro, Famiglia, Politica, Tempo libero, Affettività, Emigrazione, Guerra
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