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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA |
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VOGLIO UN PRETE O UNA MONACA
...A casa nostra c’è morta una vecchietta, la Sofia che era maestra a Solfanuccio. Era sfollata da noi perché eravamo poco lontani dalla scuola. Una cannonata ha preso nel muro di casa e gli è caduto un mattone nella tempia ed è morta proprio a casa nostra.
Eravamo una famiglia molto numerosa, tre sorelle e tre fratelli, il babbo, la mamma e la nonna. Ma prima eravamo addirittura in sedici. Eravamo coltivatori diretti. Quand’ero piccolo la mamma voleva che andassi a fare il prete, aveva proprio la sbornia! “Su nove figli voglio un prete o una monaca”. Aveva quel pallino però a me la scuola non mi piaceva. Ho fatto i tre anni di avviamento e poi mi sono messo a lavorare con loro. A ventidue anni mi sono staccato dai fratelli, dalle sorelle e mio padre mi ha dato qualcosa e ho fatto la casetta.
Mi sono sposato molto presto, a ventiquattro anni mi sono formato una famiglia. Non mi piaceva più vivere in tutta quella gran famiglia allargata. C’era già anche mia cognata e la mia fidanzata non era troppo propensa a venire in tutto il gruppo di famiglia! Così ho fatto una casa tutta per me. Mio padre mi ha dato un pezzetto di terra e seicentomila lire. La casa mi è costata tre milioni e duecentomila lire, lavorando in economia. Ho fatto una casetta di centoventi metri quadrati, me la sono tirata fuori però ho avuto parecchia gente molto brava… gente che mi ha prestato dei soldi senza una lira di interessi, con la garanzia di mio padre, però senza scadenza, senza niente. Uno, quello l’avrò sempre in memoria, mi ha prestato ottocentomila lire e non ha voluto una lira di interessi. In banca costava il venti per cento, ma dai privati li potevi avere al dieci - dodici per cento.
Poi un giorno mio padre ha chiamato tutti i figli: solo uno era ancora scapolo, gli altri eravamo tutti sposati. Ci chiama una sera (solo i figli, niente mogli e mariti) e ci dice: “Io avrei pensato una cosa, di stabilire tutto per bene. Per me lascio il bestiame e un po’ di soldi e vi consegno tutto”. Alle femmine ha dato la terra o i soldi e a noi figli ci ha dato tre ettari e mezzo di terreno per uno. Alla fine ha detto: “Adesso ci pensate”. Ci ha richiamato dopo quindici giorni e ha fatto una cena con la porchetta in casa. Prima ha chiamato noi figli e quando ha sentito che eravamo tutti d’accordo ha chiamato i mariti delle figlie: “Ho fatto questo per i figli. È un capitale che non è vostro. Ho fatto con i figli questo, questo e questo. Che dopo non si senta dire che non vi sta bene, perché i miei figli sono tutti d’accordo”.
Ha fatto tutto prima di morire: non ha preso né il perito, né l’avvocato, né il geometra, non ha preso nessuno. Non ha fatto disparità e non ha fatto litigare. Per lui si è lasciato due camere nella casa dove abitava anche mio fratello più piccolo che alla sua morte avrebbe preso tutta la casa. Però, finché era vivo, a mio padre non lo poteva mandar via nessuno
...
Rielaborazione della testimonianza
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Cognome Nome |
Locarini Antonio |
Mestiere svolto |
Gestione Consorzio
e
supermercato
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Data di nascita |
16/12/1939 |
Data intervista |
6 marzo 2006 |
Luogo di Nascita |
San Costanzo (PU) |
Durata intervista |
120 min |
Temi principali |
Lavoro, Famiglia, Politica, Tempo libero, Affettività,
Riti e costumi, Emigrazione, Guerra
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