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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
INVECE PENSO AL LAVORO
...Eravamo dieci in famiglia, eravamo contadini. I giocattoli non c’erano; giocavamo a vendere, preparavamo delle tavole lunghe poi mettevamo i barattoli, la sabbia, i sassi tutte queste cose e sporcavamo tutto intorno a casa. Mio padre si arrabbiava e quando di sabato puliva, ci buttava via tutto. I giochi erano questi! Poi quella volta in campagna mettevano le covate dei tacchini, le oche, allora nel periodo estivo, quando non c’era la scuola, eravamo addette a andare a curare queste bestie perché altrimenti questi tacchini andavano nella vigna a beccare l’uva. Io portavo un cestino di vimini con una bambola di pezza e con tutti i ritagli di stoffa e cucivo. Fin da piccola ho avuto questa passione.
Siccome ero un po’ bravina dopo la quinta mi consigliavano di continuare però quella volta era un po’ un problema, poi c’era anche mia cugina e a casa dicevano: “Se studi tu dopo dobbiamo far studiare anche lei”. I soldi non c’erano e così ho fatto solo la sesta elementare. Eravamo una decina, la Teresina che faceva scuola di taglio ci ha insegnato a fare i modellini.
Ho iniziato a andare a fare la sarta a undici anni nel 1955! Andavo dall’Oriana, aveva molto lavoro, aveva anche i contadini che pagavano a cottimo con il grano. Si faceva ogni tipo di lavoro, la stoffa la comprava il contadino e noi andavamo una volta all’anno all’inizio dell’estate a casa a tagliare le camicie per tutti, poi le cucivamo nella bottega. .
Erano tanti! Si prendeva le misure ed erano tutte uguali. Aveva anche dei clienti a Fano, andavamo con la corriera. Erano dei contadini che poi si erano trasferiti a Fano.
Mi ricordo il primo grembiule che ho tagliato: non sapevo nemmeno come mettere il tessuto, cioè se tagliarlo per orizzontale o per verticale! Dopo ci sono arrivata però li per li… Facevo il modello con il giornale perché la carta da modello non c’era.
A 16 anni sono andata a Fano alla scuola di taglio per circa sei mesi, non mi ricordo bene, però dopo era maggio e c’era da fare per le Comunioni, allora ho cominciato a lavorare in proprio e da quel periodo non sono andata più dall’Oriana.
Adesso le sarte non ci sono più, sono rimasta quasi sola, ma allora erano tante perché per mettersi in proprio bastava la macchina da cucire e un paio di forbici! Io la macchina l’avevo già comprata da prima, quando ancora andavo a imparare e non avevamo neanche la corrente elettrica, si lavorava con la candela! Mi ricordo che mia madre faceva le calze sempre con quel lume: mi faceva dei calzettoni bianchi che bisognava sempre lavarli prima di metterli perchè erano sempre tutti neri: tra il fumo del camino che ci riscaldava e il fumo del lume con quel tubo di vetro, era sempre tutto nero!
Quando ho iniziato per conto mio i contadini non son più capitati, venivano quelli del paese: loro portavano la stoffa e io al limite compravo le fodere, le cerniere, i fili, tutte queste cose. Veniva un rappresentante di Bologna e ordinavo le cose che mi servivano e poi me le mandava per posta. Mi ricordo che per una sottana prendevo 300 lire e 3000 per un cappotto. Ho fatto sempre lavori per donne , magari facevo qualche pantalone per mio marito, ma non mi è mai piaciuto far i pantaloni da uomo, con tutte quelle tasche! Sicuramente gli abiti da sposa sono quelli che mi hanno dato più soddisfazione! Ci mettevo una settimana e li facevo sempre l’ultima settimana, perchè il vestito rimaneva più fresco, sennò se stava nell’armadio si sciupava. Ma adesso penso: “Che incosciente!”. Perché uno più giovane e è più spericolato! Adesso l’ultimo che ho fatto l’ho iniziato quindici giorni prima, perché ho pensato: “E se mi ammalo?”. Adesso la fibra naturale non esiste più, di nessun tipo. A parte la lana e il cachemire che costano l’ira di Dio, i tessuti adesso sono tutti sintetici. Le cose sono cambiate, ma i miei orari no! Dal mattino a mezzogiorno e da mezzogiorno a mezzanotte…sempre così. Io ho sempre un sacco da fare! E non so dire di no perché ormai ho il mio giro. Più che per i soldi è per un fatto di amicizia, non è che prendo il lavoro perchè penso che ci guadagno un tot, più che altro è per accontentare la gente. Mi piace farlo e poi, dopo che è morto mio marito, sarebbe finita se non avessi avuto il lavoro. Invece così penso al lavoro...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Manoni Luciana
Mestiere attuale
Sarta
Data di nascita
26/09/1944
Data intervista
29 giugno 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
100 min
Temi principali
Lavoro, Matrimonio, Famiglia, Tempo libero, Affettività,
Riti e costumi, Guerra

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