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01 / GIARDINI DELLA MEMORIA
 
ERO STUFA DI VEDERE I VESTITI
Al colloquio ha partecipato la sorella MARTINELLI RITA

...Quella volta per le ragazze non si pagavano i contributi, si faceva il patto prima. Tu quello che devi fare per te lo fai qui da me, però la famiglia tua no, perché se tu hai cinque o sei sorelle e io devo lavorare per tutti voi… Perché tu nei primi tempi devi perdere il tempo, le ragazze non sanno tenere neanche l’ago! Piano, piano devi insegnare e ci vuole del tempo e quando sanno fare un po’ vanno via, si vanno a perfezionare alla scuola di taglio. Allora loro, le cose proprie le facevano da me e basta. Per imparare quattro anni, tutti ci vogliono. Adesso no, perché quando uno è in fabbrica è diverso, è già tutto tagliato alla perfezione e c’è solo la cucitura da fare, così una che non sa fare niente impara meglio in una fabbrica. Invece noi imbastiamo, mettiamo i segni… io se devo lavorare in fabbrica non rendo. Perché io sono abituata che se non è imbastito,non so cucire e per imbastire devo avere il modello. Con il modello passo il segno. Poi le macchine ce ne sono diverse adesso, invece prima non c’era neanche il zig-zag, dovevi fare tutti i sopramani a mano, tutte le rifiniture, , adesso c’è la taglia e cuci e poi il zig-zag… Prima invece si facevano tutti i sopramani a mano, tutti i sottopunti, tutte le profilature perché certe volte le persone esigenti volevano tutte le cose profilate e lì ci voleva tempo. Abbiamo fatto un tailleur nero per una comunione tutto profilato con un una spighetta. Una giacca, tutto il collo ad uomo, tutti i becchini, gli angoli. Quello che ci abbiamo messo! Lo dovessi rifare adesso non lo rifarei. Ha detto: “Hai perso la vista?” dico: “No, l’ho fatto per te.” Guardi come mi sono venute le mani per dare i punti, perché quando facevo i cappotti non attaccavo i risvolti con l’adesivo come fanno adesso: si metteva la tela e poi si davano tutti i punti fini fini perché il risvolto doveva girare. C’era un modo per farlo girare, c’era un metodo insomma.
Però c’era chi era più sbrigativo, come facevo io era troppo. C’era una ragazza, che adesso si è sposata che è venuta ad imparare da me e ancora mi dice: “Ancora sei imbecille come prima, a fare tutti quei punti? Dagli con l’adesivo!” Ma l’adesivo quando lo mandi a lavare a secco si stacca tutto. Io dicevo: “Invece di dieci ne faccio otto, però quelli devono essere perfetti.” Se devo prendere mille lire di più le prendo, però è meglio che dicono: “E’ più cara ma è fatto bene”, piuttosto che mi devono dire: “Costa poco ma butta su.” A me quella cosa del “butta su” non mi è mai piaciuta, le cose bisogna farle bene perché specialmente nelle donne un po’ grosse, formose, le maniche non devono tirare, devono fare i movimenti. Se lei vede quanta pazienza ci vuole. Ci vorrebbe la pazienza di Giobbe.
Abbiamo cucito degli abiti, belli se lei vede, per una signora di Como con un seno così!
Dopo li spedivamo. Lei faceva tutte le misure e voleva le stoffe migliori. Lei di tessuti non se ne intende, ma io lo sento subito e lei mi portava nel negozio a Fano. La marca più buona che c’è è l’Ermenegildo Zegna, però adesso non ci sono più le stoffe di prima. Si vede quando le lavori, quella che si ritira, quella che si allenta quando la stiri, quella che è tutta sintetica e non si cuce e poi perché sono tutte cose leggere, leggere e per lavorarle ci vogliono le macchine.
Mi ricordo che abbiamo fatto un vestito per il matrimonio che ci vergognavamo a darlo. Si ciancicava tutto. Era firmato Valentino, ma si ciancicava tutto ….
Però io un capo bello di seta come ho fatto quando ha sposato il figlio di mia sorella , non l’ho più fatto. Una stoffa bella, era di campionario. Non voleva essere stirata quella stoffa lì. Costava 100 mila lire al metro quella volta.
Un colore perfetto, perché la stoffa più e buona e più i colori sono belli. Blu cielo, ma bello, bello! Io una seta così non l’ho più fatta. Meno la stiravi e più era bella.
Abbiamo fatto i vestiti da matrimonio, i vestiti da ballo. Prima c’era il teatro, io non ci sono mai andata, di vestiti ne ho fatti bizzeffe, ma non ci sono mai andata.
Facevano i vestiti e poi c’era la gara, dovevano fare la reginetta. Scegliere chi era più bella allora si lavorava a porte e finestre chiuse, perché non dovevano vedere com’era il vestito!
Io li farei anche adesso, perché non ce la faccio, sennò mi piacerebbe rifarli, riviverli, erano belli.
Mi ricordo una mattina, era verso le cinque, cinque e mezza, suona il campanello: “Chi sarà stamattina?” Era la madre di una signorina che tornava dal ballo: “Mia figlia l’hanno fatta reginetta!” Le avevo fatto un vestito d’organdis bianco, con una sottana di cento metri di frappe, una bella scollatura e le maniche tutte frappate. Come sono adesso, hai capito?
Adesso sono tornate quelle cose così. Tanto dove deve andare?
Sono stata contenta. Per questi balli i signori non guardavano la spesa, erano ricchi. C’erano i vestiti lunghi, corti, i vestiti di ogni tipo. Però io non posso dire come si svolgeva perché non ci sono mai andata, ero stanca di lavorare, ero stufa di vedere i vestiti, avevo la nausea. Però mi piaceva molto la soddisfazione. Se io ti dico che ho fatto un vestito da matrimonio a una signora con cento metri di tulle e con quattordici code? Un mese c’ho lavorato! ...
Rielaborazione della testimonianza

 

Dati intervista
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Cognome Nome
Martinelli Maria Marzia
Mestiere svolto
Sarta
Data di nascita
20/09/1928
Data intervista
20 aprile 2006
Luogo di Nascita
San Costanzo (PU)
Durata intervista
105 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia, Affettività, Tempo libero, Vacanze

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