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02 / MEMORIA OVER 90
 
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D’Antonio Augusto nasce nel 1915 a Montecopiolo.
In famiglia erano in otto. Il babbo era una persona molto buona mentre la mamma “era un po’ più vivace” era lei che prendeva le decisioni.
Erano coltivatori diretti e avevano un podere di 25 ettari che poi è andato diminuendo per le “garanzie”. Infatti per adempiere ai bisogni della famiglia e pagare le tasse il padre ha firmato delle garanzie e ha chiesto prestiti, cosa che facevano in parecchi allora. Per poter poi restituire i soldi alla banca lui vendeva ogni volta un campo. Ma i prestiti venivano fatti anche da un conoscente che quando non poteva riavere i soldi “gli fregavano ogni tanto un campo” dice la moglie. Quindi alla fine erano rimasti 12 o 13 ettari che sono stati divisi alla morte del padre nel ’59 tra gli 8 figli.
2 sorelle da ragazze, a 16-17 anni, sono andate a servizio a Roma “essendo numerosi” in casa “preferivano andare via”. Stavano la maggior parte dell’anno lì e tornavano qualche mese d’estate.
A casa come agricoltore Augusto ha lavorato poco.
Nel ’32, all’età di 17 anni, è andato anche lui a Roma ed è rimasto per quasi tre anni. Il lavoro glielo ha trovato la maggiore delle sorelle presso la quale era domiciliato.
Quando è arrivato alla stazione di Roma l’è andato a prendere il cognato “viaggiando io rimanevo nel vedere quei palazzi” della città. Lavorava in Piazza Colonna e da Monte Mario dove abitava andava al lavoro o con l’autobus o con la bicicletta.
Portava il pane nei negozi ( ai fornai, ai pizzicaroli) con un mezzo a tre ruote “era una fatica andare su”. Augusto decide, pur avendo la terra, di andare via [da Pugliano] perché “caro mio la miseria c’era lo stesso…” “il mio povero babbo scriveva che aveva bisogno di pagare la tassa e io spedivo un vaglia. Il mio lavoro è andato a finire così” pagando i debiti del padre. Un tanto lo dava anche alla sorella e quello che restava rimaneva a lui.
Qualche volta andava a teatro in Piazza Cavour oppure al cinema “su nella piccionaia”. In ogni piazza si riunivano ragazze che venivano da una regione. Tutte le paesane erano a Piazza del Risorgimento ma lui andava poco perché “c’erano le Friulane a Piazza Bologna” e lì c’era una ragazza che gli piaceva.
Augusto lavorava anche il sabato e la domenica mattina quindi aveva solo la domenica pomeriggio libera.
Ricorda che ha dovuto prendere a Roma la tessera da fascista perché altrimenti non avrebbe avuto il nullaosta per lavorare. Il 28 ottobre si era riunito con alcuni famigliari ma allora non si potevano fare assemblee e sono arrivati 3 fascisti che pensavano facessero dei complotti. Quando Augusto ha mostra la sua tessera sono andati via.
A causa di un principio di pleurite è stato costretto a ritornare a casa ma dice che non sarebbe tornato perché a Roma “mi pagavano diciamo bene quella volta”.
E’ chiamato poi a fare il militare nel ’36 a Palmanova, in Cavalleria. Da richiamato entra in un battaglione di movimento stradale e fa il vigile per 1 mese a Trieste, poi sta 18 mesi a Bari e Brindisi, 12 mesi a Napoli e 3 mesi a Potenza. In Africa non è andato perché sono partite altre compagnie di volontari. La sua compagnia è rimasta lì, è stata mobilitata anche per la Russia e la Iugoslavia ma ci sono stati sempre altri che sono andati al suo posto. Augusto è stato 5 anni sotto le armi.
Quando è scoppiata la guerra era tornato a casa. L’hanno richiamato nel ’40 ed è riandato a Palmanova dove era d’istanza il suo reggimento, da lì hanno formato i battaglioni ed è stato un po’ a Trieste. Erano 3 compagnie. Lui era nella 3^ compagnia e aveva degli amici della 2^ che gli dicevano: “Vieni con noi abbiamo degli ufficiali bravi, ci vogliono bene” lui ci ha pensato ma non è andato. La sua compagnia è partita per Bari mentre loro sono andati a Napoli e poi da lì in Africa; la nave è stata silurata ed è andata a fondo e in tanti sono morti perché le scialuppe erano poche e quelli che non entravano venivano mandati a fondo per non trascinare giù anche gli altri. Questo lo raccontavano i sopravissuti. Due suoi amici “quando hanno visto che non cerano speranze si sono sparati”.
Quindi lui al fronte non c’è mai stato. A Napoli, al Picco di Santa Lucia, racconta di aver sentito l’allarme e poi un colpo forte; è saltata la luce. Il colonnello ha tranquillizzato tutti, era andato a fuoco un magazzino che conteneva le divise dei militari.
Quando arriva l’8 settembre era a Potenza. La popolazione diceva esultante che era finita la guerra ma loro l’avvertivano di non esultare troppo perché “la guerra era iniziata, non era finita”. Infatti lui con altri sette soldati rimangono lì per 4 o 5 giorni come distaccamento di Napoli. Da Taranto telefonavano gli ufficiali che dicevano di raggiungerli ma il generale gli ha avvertiti delle difficoltà che avrebbero trovato “per me siete liberi, chi può andare a casa vada a casa” “da lì è stato tutto diverso, venivano su gli americani…” lui era nella 7^ armata. Quelli della 6^ erano andati in Sicilia. Per 3 o 4 giorni ha dormito in un fosso, la notte i bengala illuminavano tutto. Il quinto giorno sono partiti a piedi. Ha camminato per 14 giorni per andare a casa. E’ arrivato a Pugliano il 29 settembre. Non aveva più la divisa, indossava gli abiti civili dati da persone incontrate durante il cammino. In molti gli hanno aiutati, ospitati e rifocillati.Era più di un mese che non sentiva la famiglia. Casa sua era sempre stata piena la sera di paesani per la veglia e organizzavano dei balli in una sala. Augusto quando arriva trova la porta aperta, entra e trova una cugina che l’ha riconosciuto dalla voce. Tutti l’hanno festeggiato. I fratelli erano già tornati.
I tedeschi si sono fermati a Pugliano e ce n’erano parecchi. Mettevano i cavalli nelle stalle e loro stavano nelle case, ad alcuni hanno portato via anche le bestie. Sono partiti però quando gli americani hanno sparato un colpo di cannone che li ha mancati per poco; allora hanno fatto saltare un deposito e i ponti e si sono ritirati. Nonostante tutto con i civili cercavano di mantenere buoni rapporti.
Visto che uno dei suoi fratelli gestiva un circolo provinciale di 60 soci dove il vino c’era sempre, i tedeschi partivano da San Leo per andare a bere da loro: “Piccola osteria molto vino, grande osteria [a San Leo] niente vino!”.
Dopo sono arrivati gli americani che si sono fermati per qualche mese nel palazzo del Battelli. Non frequentavano però tanto i civili.
Prima del fidanzamento dice la moglie Domenica che Augusto era “un Don Giovanni che andava da tutte e poi è caduto da me”. Si sono conosciuti quando è tornato in licenza. Le ha scritto un biglietto e si sono innamorati; “è come un frutto quando è maturo, cade la pera…per simpatia”, dice Augusto.
Domenica dice che la famiglia di lui non la voleva perché ”io non avevo niente e loro erano possidenti”; nella sua famiglia “erano poveri disgraziati e operai”, erano braccianti e avevano solo “un buco di casa e basta” allora chi era possidente doveva sposare gente che era dello stesso ceto.
Augusto è stato il primo dei fratelli a sposarsi e in realtà sono stati proprio loro a lamentarsi del matrimonio.
Ad aprile del ’45 si sposano a San Marino sia perché i genitori di Augusto non erano d’accordo sia perché molti andavano a sposarsi lì. Sono andati nella chiesa nuova di San Marino a piedi, solo loro due, hanno trovato 3 preti 2 dei quali hanno fatto da testimoni e uno ha celebrato la messa. Poi hanno mangiato i biscotti che avevano portato da casa e i parenti di Domenica hanno preparato un piatto di spaghetti.
A quel punto vanno a vivere in affitto nella casa del cugino. “Abbiamo lottato comunque” dice la moglie “abbiamo fatto una vita da cani”. Sono andati a vivere fuori dalla casa di lui sia perché erano in troppi in casa sia perché la famiglia di Augusto non accettava il matrimonio. La moglie comunque dice di aver fatto sempre “da serva” ai suoceri, gli faceva il bucato e da mangiare…” gli ha sempre comunque portato rispetto anche se“non mi sono mai illusa perché qui era così”.
I rapporti di Augusto con i fratelli non sono mai stati buoni. Tutti i fratelli hanno sempre fatto i contadini e si sono sposati tardi.
Augusto e la moglie hanno avuto tre figli, due hanno fatto la quinta elementare mentre solo l’ultimo ha fatto la terza media. Un figlio abita con loro, una a Pietracuta e l’altro a Rimini.
Nel ’63 Augusto va per un anno a Milano dove raggiunge il figlio che stava lavorando come manovale per una ditta che costruiva appartamenti.
Al lavoro Augusto non aveva orari “la vita era brutta”, lavoravano tanto e dormivano in una baracca. Erano una decina di operai che provenivano tutti dalla zona di Pugliano perché il capo era di lì. Nel cantiere avevano la mensa ma qualche volta cucinavano anche da soli. Al figlio piaceva lavorare e delle volte Augusto gli diceva: “Tizio vuoi fare un’ora [in più di lavoro]? E io intanto andavo a preparare da mangiare”.
A Milano si trovava bene ma “c’era il lavoro e basta. Anche se pioveva dovevi scaricare i camion”. Quindi un anno è stato duro “ma lì si guadagnava”.
Per lavarsi andavano il sabato nei bagni a pagamento poco lontano dal cantiere.
Con i soldi che ha mandato a casa nell’anno che è stato a Milano “un libretto lo abbiamo fatto”. Poi ha comperato la casa “qui [nella casa] ho lavorato in inverno” ha fatto tutto da solo.
Tornato a Pugliano si mette a lavorare con il cognato del prete che stava facendo delle case e lì ha lavorato per 14 anni.
Va in pensione a 75 anni ma continua a fare il muratore.
Augusto ricorda che durante le veglie spesso suonava l’organetto “quasi tutte le sere. Quelle volta avevo bisogno di 100 £”. All’inizio c’era solo lui, poi lo affiancano uno con il sassofono e uno con la chitarra e mettono su un’orchestrina. Lui ha studiato da solo la musica “ho fatto venire un libro di musica per studiare, dopo ho solfeggiato. Altrimenti come potevi imparare?”. Facevano Valzer, Mazurca, Polca “poi ci sono tanti nomi nella musica…” e descrive i vari tipi.
Alcune volte dice che mentre lui suonava la moglie ballava con altri, ma non era geloso.
Durante queste feste gli davano un tanto per persona “ma io avevo bisogno, lei [la moglie] è stata 6 mesi nel letto, avevo 3 figli piccoli”. Alle veglie “era usanza” portare da mangiare e Augusto qualcosa mangiava ma il resto lo metteva in una busta e lo portava a casa. Lo chiamavano per carnevale ma anche per altre feste, ad esempio i matrimoni.
Durante i balli le ragazze erano accompagnate dai genitori, “mica le lasciavano da sole”, in alcuni casi però ragazzi e ragazze riuscivano a uscire di nascosto da soli.
Pugliano era conosciuta per una grande fiera di bestiame e tutti i contadini della zona andavano per portare i loro animali. Lì si incontravano quelli che dovevano vendere e quelli che dovevano comprare. I mercanti andavano anche su alle Balze a comprare le bestie giovani e le portavano il lunedì di settembre quando gli agricoltori vendevano le vecchie e comperavano le giovani. Anche la sua famiglia aveva le bestie e il fratello faceva il mediatore.
Augusto è sempre stato religioso, dice “io dico la corona, ne dico anche troppe, ho paura di andare di là!”. Da giovani lui e la moglie dicevano il rosario con i figli. A messa sono andati sempre.
Augusto oggi vive ancora nella casa di famiglia con la moglie.

 

Dati intervista
   
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
D'Antonio Augusto
Mestiere svolto
Manovale,
muratore
Data di nascita
2 gennaio 1915
Data intervista
12/10/2007
Luogo di nascita
Pugliano di
Montecopiolo (PU)
Durata intervista
95 min
Temi principali
Famiglia, Guerra, Lavoro

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