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02 / MEMORIA OVER 90
 
IL PICCOLO MARINAIO
Emilio Andreatini è nato a Fiorenzuola di Focara il 15 febbraio 1916, allora comune autonomo, oggi frazione del comune di Pesaro. Emilio inizia la sua intervista affermando: “Io ho fatto sempre il marinaio, fin da piccolo”; “allora – prosegue – c’era una miseria grande”. “Ho sempre avuto la barca, che ho comandato io con quattro, cinque marinai”.
“Da piccolo mio padre e mia madre avevano un piccolo pezzettino di terra a Gabicce Monte e si mangiava con quello”; “non c’erano soldi, non c’era niente, c’era poco da mangiare, ho patito la fame”. Quando da bambino ha iniziato a fare il marinaio, ricorda che scendeva da Gabicce Monte verso il porto, portando con sé un pezzo di pane che avrebbe dovuto sfamarlo nel corso della giornata, ma arrivato alla barca lo aveva già finito, tanta era la fame che aveva. “In mare, i vecchi pescatori mi davano un pezzettino del loro pane”.
La famiglia Andreatini era composta da sette persone, cinque figli più il padre e la madre di Emilio. L’appezzamento di terreno che lavoravano in affitto, era di dimensioni modeste: non produceva più di 7-8 quintali di grano “che non bastavano a niente”, così il padre integrava il reddito derivante dall’agricoltura, andando a raccogliere le vongole. Generalmente andavano in mare i figli delle famiglie più povere, gli altri rimanevano nella campagna. Da bambino lui ed altri “tre-quattro” ragazzini di Gabicce Monte scendevano al mare per recuperare il pesce che i marinai “perdevano” scaricando a terra il pescato della giornata: “si faceva quel mezzo chilo e si andava avanti così”.
“Il lavoro del marinaio comunque mi piaceva”. “Quando ho cominciato a lavorare - ricorda Attilio - allora è stata un'altra cosa”. La prima volta che Emilio si è imbarcato aveva solo 12 anni, due in meno dell’età minima necessaria per poter avere il “foglio di mare”. Ad imbarcarlo fu un certo Del Prete di Cattolica in accordo con il suo socio, di cui Emilio non ricorda il nome. In seguito ad un piccolo naufragio causato dal vento di bora, Emilio, rientrato a casa è stato tentato di non imbarcarsi più, poi però “la miseria era troppo grossa e così ho detto: “sarà meglio andare, da mangiare me lo davano loro, al meno mangio”. “Ho tirato avanti un paio d’anni”; “anche se ero piccolo, ero un po’ robusto, facevo tutto … facevo anche il mio turno di guardia di quattro ore”; “si tirava su la rete ogni quattro ore”, “si partiva quando calava il sole e si stava fuori tutta la notte”. Il lavoro di Emilio era pagato con la “pescata”: la metà di questa andava al proprietario della barca, il restante 50% era diviso tra i marinai che lo vendevo alla pescheria. La fortuna della pescata era determinata anche dai delfini “che mangiavano sempre come i preti”: si mettevano dietro la rete e tiravano fino a fare un buco in questa. “D’inverno si passava dalle barche più piccole a quelle più grandi”.
Successivamente, “la famiglia dei Prota [una delle due famiglie gabiccesi che lavoravano nelle riparazioni delle barche] vedendo che io avevo la buona volontà”, mi dissero: “guarda che io ti faccio la barca, tu procura il motore … poi paghi la barca quando c’hai i soldi”; “poi ho avuto fortuna e sono riuscito a pagare tutto, però ho lavorato tanto”. Andreatini ricorda che per i motori delle barche aveva una grande passione, quando era a terra passava ore ed ore nell’officina a tal punto che quello del meccanico divenne un secondo lavoro: “la sera invece di andare a casa, passavo una-due ore in officina”.
Una volta divenuto proprietario della prima barca, Emilio prende con sé due persone, che diventano cinque quando riesce ad acquistare una seconda barca più grande. Racconta anche ci sono stati alcuni morti a causa degli incidenti in mare. Ricorda inoltre che continuava a vivere con la famiglia di suo padre, contribuendo economicamente alle sorti della stessa. Almeno fino a quando, crescendo, da ragazzo, ha iniziato a mettere da parte un po’ di soldi per prepararsi al matrimonio.
Il militare lo ha fatto sulla barca, come marinaio: “pescavamo per lo Stato, per Mussolini… qui c’era una fabbrica che inscatolava il pesce per l’esercito”. Di Mussolini Emilio dice che lui li “faceva lavorare e mangiare”; “io di Mussolini non devo dire bene, ma non posso neanche dire male, perché quando è andato su lui abbiamo cominciato a magiare il pane e prima non l’abbiamo mai mangiato … è stato lui che ha fatto fare la battaglia del grano…c’era il pane per tutti… lo adoravo io questo Mussolini, ma non solo io, tutti”. Diverso è il giudizio sui fascisti locali che “andavano a dare fastidio alle persone, alla mia povera mamma gli hanno preso l’unico pollo che aveva e che andava a vendere al mercato per comprare l’olio, il sale…di loro non posso dire bene”. Emilio è rientrato a casa quando è caduto Mussolini e racconta che quando sono arrivati gli americani, “comandavano loro”; proibivano di pescare, “il mare era pieno delle loro navi” ed era minato; “si viveva con quel pezzettino di terreno che aveva mio babbo … la guerra porta miseria”. Ancora per un certo periodo successivo alla conclusione della guerra, il gasolio per i motori delle barche era razionato.
Emilio si è sposato nel 1941, a 25 anni. Sua moglie era di Gabicce e faceva la casalinga. Lui e sua moglie sono stati fidanzati per cinque anni, erano vicini di casa.
Il racconto continua ricordando le feste locali dei pescatori, come “stella maris”. Ricorda che più di una volta gli è capitato di portare la madonna. Come gli altri pescatori anche Emilio aveva un soprannome, “valdsas”, legato al luogo in cui era cresciuto, detto per l’appunto “valle dei sassi”. Come le altre, anche le sue barche avevano un nome: Maria Loreto la prima, Eolo la seconda e Mario III la terza; ogni barca aveva le vele di un colore preciso che serviva ad identificare le barche al largo. Oggi, a Gabicce, i pescatori sono diminuiti, anche se sono ancora piuttosto numerosi: “i figli dei marinai, vanno in mare”; “la barca del padre la prende il figlio”. Così ha fatto anche suo figlio, Carlo che, dopo aver lavorato come muratore, ha deciso di seguire le orme del padre. Anche il nipote di Emilio oggi fa il marinaio. Gli Andreatini hanno gestito a lungo il circolo dei marinai di Gabicce che aveva luogo nell’edificio dove oggi vive lo stesso Emilio. Sua figlia Edvige, invece, si è sposata e si è trasferita a Pesaro dove vive tuttora.
Quando negli anni Sessanta, sono nati i primi alberghi, il commercio del pesce è aumentato, anche se, sostiene Emilio “la nostra vita [quella dei pescatori] non è cambiata tanto”.
Emilio è andato in mare fino ad 80 anni, fintanto che gli hanno ritirato il “libretto”. Si dichiara soddisfatto del suo lavoro: è partito con una barca di 12 cavalli, poi è passato ad una barca di 25 cavalli, poi 50 ed infine 140: “man mano che si poteva si migliorava”.

 

Dati intervista
   
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Andreatini Emilio
Mestiere svolto
Marinaio
Data di nascita
15 febbraio 1916
Data intervista
19/10/2007
Luogo di nascita
Fiorenzuola di
Focara (PU)
Durata intervista
75 min
Temi principali
Lavoro

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