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02 / MEMORIA OVER 90
 
MANOVALE IN GERMANIA
Guerrino nasce a Sant’Angelo in Vado in una famiglia di sette persone. Il primogenito “saranno due anni che è morto. Lui stava a Riccione”. “Dopo il più piccolo era in Belgio, ha lavorato in miniera ma lui è un pezzettino che è morto”. “Gli davano una buona paga ma non l’ha potuta godere”. Il babbo di Guerrino era del 1896. Ha fatto la prima guerra mondiale per sette anni. Era “bravo” ma molto severo. Bravo perché “ci ha tirato su bene”, in modo onesto. Guerrino ha dato del voi sia al babbo sia alla mamma, così come i genitori se lo davano tra di loro. La mamma è morta a sessant’anni mentre il babbo a novantasette.
La sua è una famiglia di mezzadri. “Quella volta era brutto”. “Altro che dura. Io l’ho passata brutta un bel po’”. “E si… quella volta.. con i padroni. Ti mangiavano ogni cosa”. “Prendevano più loro che il contadino quella volta”. Guerrino ricorda le spartizioni - “quando si batteva c’era un operaio sopra del padrone. Tanto…era tanto per uno” – e anche le regalie - “per Natale si portavano tre capponi ma belli perché se erano quelli che non facevano il peso, non li voleva”. “I capponi al padrone e i capponi al fattore” -. Il fattore, però, era bravo con i contadini. Quello che prendeva per lui “lo prendeva dalla parte del padrone”.
Nella casa paterna di Guerrino c’era il telaio. Lo usava “la mia pora mamma, più che parte. Dopo le mie sorelle”. Si facevano i lenzuoli. I vestiti si andavano a fare dal sarto “e li pagavi quando battevi”. Il sarto faceva tutto, anche i sacchi per il grano. Le scarpe si compravano alle fiere. Però si portavano poco, perché si facevano gli zoccoli di legno. Gli zoccoli si portavano d’inverno “d’estate si andava via scalzi”. Le scarpe si portavano a turno. “Quando andavi nel paese li mettevi tu e quell’altro andava scalzo”. In paese si andava spesso, racconta Guerrino. “Non era lontano”. “Si andava quando c’erano le fiere”. “Le facevano di rado”, però. La sua famiglia vendeva “i polli, i gallinacci”, ma solo quelli della loro parte. La famiglia di Guerrino era molto religiosa. Frequentava la parrocchia di San Sebastiano e il prete era Don Antonio. I genitori, racconta, “se non andavi alla Messa, non ti davano da mangiare quella volta”. “Tutte le sere, per tutto l’anno, a casa si diceva il rosario”. “Invece adesso tutto un litigamento, si ammazzano da tutte le parti”. I preti, adesso, “non sono più come una volta”. “C’erano anche le superstizioni, quella volta. La mamma credeva nel malocchio anche se io non ci ho mai creduto”. C’era una signora a Sant’Angelo che guastava le fatture. Le fatture si facevano a uomini e animali. A casa di Guerrino si facevano le veglie. “C’era uno che c’aveva la fisarmonica. Si ballava. Chi portava il vino, chi portava il ciambellone. Quella volta era tutta un’altra cosa”. “Si ballava a Carnevale. Durante le veglie gli uomini giocavano, le donne giovani ballavano, le vecchierelle lavoravano all’uncinetto e facevano le maglie con i ferri”.
Guerrino è andato a scuola nella parrocchia. In classe erano quindici, sedici. Ricorda che a scuola ci andava scalzo. “Un giorno si è messo a bufare, una gran bufarella, con i piedi scalzi, a camminare sulla neve. Ah, l’ho vista brutta un bel po’”. “A scuola, fortunatamente, c’era una stufa a legna per scaldarsi”.
Guerrino a diciassette, diciotto anni, è andato a lavorare in Sardegna in una miniera di zolfo. “Sono stato in Sardegna. Ho preso la nave”. “Ci sono andato perché ci avevo un fratello” che lavorava lì e dopo è andato in Belgio in una miniera di carbone. Guerrino rimane in Sardegna tre o quattro mesi. “Quando sono stato là ho visto che la miniera non mi piaceva sono venuto via. Quella volta è venuto Mussolini” in visita. “Ci hanno fatto vestire tutti da fascisti. Ha dato cento lire per uno. Quella volta cento lire erano qualcosa”. “Mussolini era una bella persona”, commenta Guerrino. “Quella volta era bravo”. Secondo Guerrino, infatti, al tempo del fascismo “andava bene” e anche i fascisti erano bravi. “Mangiavano tutti i padroni, quello si. Se no Mussolini” aiutava i contadini e gli operai. “Quando battevi, in campagna battevi il grano, lui cosava, due quintali di grano, la parte del padrone la doveva prendere il contadino perché il contadino c’ha lavorato”. Mussolini diceva così. Peccato che “dopo è andato giù”, cioè “l’hanno ammazzato”. “Mussolini, se non l’ammazzavano e comandava lui, poteva andare meglio un bel po’”. Mussolini ha fatto un solo errore, secondo Guerrino, quello di allearsi con Hitler e di fare la guerra. “Quello è il danno più grosso che ha fatto. Hai visto quanti macelli, quanti ne hanno ammazzati? Io mi ricordo che ero nel podere, sono passati tutti i tedeschi, perché erano arrivati gli americani. Sono passati tutti tedeschi, lì, Dio bono, dovevi vederli con il mitra, con la mitraglia perché arrivavano gli americani”. “Ma a noi ci hanno messo tutti da una parte”. “Ci avevano quattro partigiani con loro e tutte le cassette delle munizioni, la mitraglia, tutte caricate”. Hanno fatto la battaglia. “Si sono sparati a porta a porta con gli americani. Hanno ammazzato gli ufficiali e dopo sono fuggiti i tedeschi”. “E dopo i tedeschi sono partiti e lì dove eravamo noi altri sono arrivati gli americani”. “A Sant’Eusebio” poi, vicino Sant’Angelo, i tedeschi “ne hanno ammazzati diciassette perché avevano ammazzato un tedesco”.
Guerrino non ha fatto la guerra “perché c’erano altri due fratelli che l’hanno fatta”. Lui durante la guerra è stato sempre a Sant’Angelo. Le notizie della guerra le sentiva attraverso l’altoparlante. Si ricorda anche della guerra d’Africa e del discorso di Mussolini. Quel giorno erano “contenti perché pensavano che sarebbe andato meglio”. Guerrino conosceva qualche partigiano. “Di Sant’Angelo ce n’erano due che” dopo “li hanno portati via. Li hanno portati via fino alle montagne poi dopo li hanno buttati giù nei burroni. Prima gli hanno fatto portare la roba perché dopo ci avevano gli americani di dietro”. I partigiani non sono mai andati a casa a chiedere aiuto, tranne uno, un amico, a cui Guerrino aveva dato il pane. L’hanno preso i tedeschi, racconta. “Era un amico. Dio bono, mi è dispiaciuto più di quello. Dopo l’hanno ritrovato al tempo di guerra, finita la guerra, in un burrone. Con lui erano quattro, cinque”.
Guerrino viene a sapere dell’arresto di Mussolini dalla gente, in giro. “Ho pensato male quando ho sentito la cosa perché Mussolini era bravo, questo lo posso dire”. Per i contadini le cose andavano bene “dopo invece sono diventati fascisti anche i padroni”.
Il fratello di Guerrino è tornato dopo l’8 settembre. Ricorda che erano sbandati e che raccontavano “male un bel po’” della guerra. Guerrino era a Sant’Angelo quando Urbania è stata bombardata nel gennaio del ’44. Però ha sentito il rumore delle bombe da casa sua un fratello è stato testimone però si è salvato. “Tremava tutto in casa lassù dove eravamo noi altri”. Dopo siamo andati a Urbania e abbiamo visto “tutte le macerie” e tutti i feriti che venivano portati all’ospedale. I cadaveri “li mettevano nelle cassette e li portavano nel cimitero”. Molti sono morti. C’erano anche tanti sfollati. Anche la seconda moglie di Guerrino si è salvata perché quel giorno era andata a trovare la sorella a Sant’Angelo.
Guerrino ha, infatti, avuto due mogli. Due sorelle. Una del 1919 e una del 1924, ancora viva. La prima moglie l’ha conosciuta a una festa. “Dopo si camminava in bicicletta. Si andava a casa. Quella volta non c’erano le strade. Toccava fare tutta la strada a piedi”. Il fidanzamento dura tre-quattro anni poi il matrimonio negli anni ’40. Nascono tre figli poi la moglie muore di malattia. “L’ho fatto venire da Sant’Angelo, lui era nell’ospedale di Urbania, c’è venuto lui. Ha detto, dice, io te la porto nell’ospedale di Urbania. Ma non c’è niente da fare. Aveva una malattia che non si guariva”. Non c’è stato niente da fare. “Ci avevo tre figli e allora mi ha toccato a sposarmi subito per i figli perché se no toccava sempre ai miei genitori”. È la prima moglie che fa promettere alla sorella più piccola di occuparsi dei figli. “Lei gliel’ha l’ha detto. Prima di morire”. “Gli ha detto, tu mi devi raccogliere a questi tre figliuoli”. Con la seconda moglie Guerrino si sposa nel 1946 e ha altri cinque figli. “Grazie a Dio li ho tirati avanti tutti”. Questa donna ha fatto la casalinga e ha lavorato nei campi. “Abbiamo lavorato sempre. Come le bestie. Per tirare avanti tutta la famiglia”.
Nel 1948 la famiglia di Guerrino lascia il podere di Sant’Angelo e con la buona uscita Guerrino compra una casa a Urbania e vi si trasferisce con i genitori. La casa è in centro. È vecchia di duecento anni e ci sono 42 scalini. Guerrino ci vive ancora.
Lasciare il podere è stata una scelta obbligata. La mezzadria non rendeva e i contadini non erano tutelati. “I sindacati c’erano”, commenta Guerrino. “Facevano gli scioperi, facevano tutto” ma con il padrone non c’era verso. Rimanevano padroni. “Li compravano subito i Sindacati”. I Sindacati, infatti, “passavano a casa quando si batteva. Prendevano il grano, via. Siamo venuti per una mezza balla di grano. La portavano via dall’uno e dall’altro. Loro si arricchivano e noi altri no”. Anche i partiti passavano a riscuotere.
“Io gli scioperi non l’ho mai fatti” “perché io c’avevo la famiglia a mantenere”, commenta Guerrino, che ricorda che quando lavorava sotto il Monte Santo, i sindacati si mettevano in mezzo alla strada con il bastone per garantire che tutti facessero sciopero e nessuno andasse a lavorare. “Sono andato dai Carabinieri. I Carabinieri hanno telefonato alla Ditta. La Ditta a me mi hanno pagato la giornata lo stesso e io a lavorare non ci sono andato”. I compagni di lavoro “mi hanno detto che quando c’è sciopero si deve fare sciopero. Dico, voi altri potete farlo ma, dico, io c’ho la famiglia da mantenere. Se non lavoro non mangio”.
Guerrino ha lavorato tutta la vita come manovale e è stato dieci anni emigrante in Germania. Parte nel ’48, dopo che il Comune gli manda l’avviso. “Mandavano gli avvisi il Comune e allora ho fatto la domanda per andare là perché qua il lavoro, facevi dieci ore e eri pagato per cinque”. Perché “quando lavoravi si può dire che facevi dalla mattina alle sette fino alle otto, le nove e eri pagato sei, sette ore. E io sono fuggito per questo, per questo sono andato via. Lavoro e quando vado a prendere la busta piglio una sciapata”. Per andare in Germania è obbligatoria la visita medica. Guerrino va a Pesaro. Una seconda visita la farà in Germania. In quei dieci anni Guerrino lavora giorno e notte. “Io lavoravo in Germania. Al giorno lavoravo con la Ditta e alla sera andavo a fare le faccende private così, per mangiare per me là” e poter spedire a casa lo stipendio della ditta tutto intero. Con Guerrino c’è anche un figlio di quattordici anni. “Non aveva l’età ma mi hanno fatto mettere la fotografia sua nel mio passaporto e me l’hanno fatto cosare… me l’ha chiesto la Ditta. Dopo lui là faceva il ferraiolo, era il capo ferraiolo”. Nella baracca dove vivono ci sono una ventina di operai e lì dentro cucinano, mangiano e dormono. A Natale si ritornava a casa, racconta Guerrino. “E dopo si ripartiva tra marzo e febbraio. Si perché d’inverno si lavorava di meno”. “Il padrone mi voleva bene. Era bravo una mucchia. Per Natale mi riempiva tutto di roba da portare a casa. Mi faceva il foglio per la dogana… per farlo passare”. Dopo sette anni Guerrino subisce un grave incidente sul lavoro. “Mi sono rovinato là in Germania”, commenta, “sono stato quattro mesi a casa che mi avevano cosato la testa, mi era cascato un trave nella testa”. Di trasferire la famiglia in Germania Guerrino non ci ha mai pensato perché “non era per me buona l’aria là”. Non le piaceva il clima.
Guerrino torna dalla Germania nel ’58 circa, mentre suo figlio rimane là per qualche altro anno ancora. “Mi hanno riportato in Urbania”. Dopo dieci anni “c’era più lavoro”. La situazione è migliorata. Di avere un lavoro fisso, dopo l’incidente, non se ne parla. Solo “qualche lavoretto il Comune mi faceva fare. Così. Come pulire i giardini, queste robe queste”. La pensione, però non basta e “bisognava arrangiarsi. Andare da un posto e dall’altro”. “Lavoravo così via, dai contadini o da una cosa o l’altra. Mi sono sempre arrangiato così per tirare avanti i figliuoli”. Dice: “la pensione me l’hanno bella che fregata tutta, perché potevi prendere qualcosa dalla Germania, i sindacati me l’hanno amministrata con quella là e mi hanno rovinato”. L’errore è stato dei Sindacati che hanno unito la pensione della Germania con quella dell’Italia. “che mi mancavano le marchette mentre io ci avevo ottanta marchette di più” ma “i sindacati non hanno cercato negli uffici”. “Mi hanno rovinato e ho preso la minima di pensione”.
Guerrino e la moglie non hanno viaggiato, sebbene a Guerrino piacesse molto, tanto che quando stava in Germania andava a trovare sua sorella tutte le settimane, con il treno, in Belgio. “Una volta l’ho portata in Svizzera che c’era una sua sorella”. “Quel giorno mi ha detto, non mi portare più da nessuna parte. Che non è voluta più andare da nessuna parte”. “A lei la casa sua e niente altro”.
Guerrino non si è mai interessato di politica anche se “io i comunisti non li ho mai potuti vedere. Mai. Io sono stato sempre democratico e democratico sono”. Tutta la famiglia è stata sempre democratica e anticomunista, a partire da suo padre per arrivare ai figli, le nuore e i nipoti. Anche mio padre “non li poteva vedere ai comunisti”, anzi ci ha proprio litigato. “Io lavoravo. C’era un’osteria qui e ci andavano” gli anziani che non lavoravano. “Giocavano e dopo si attaccavano a dare i titoli dei partiti e si sono tirati fino il bicchiere. Dopo mi sono venuti a chiamare perché lui gli ha tirato un bicchiere. L’ha cosato nella fronte. Dopo mi sono venuti a chiamare a me. Dico, a me, dico? Fate tra voi altri”. “Erano anziani tutti e due. Per via dei comunisti hanno litigato”.
Guerrino al referendum del ’46 è andato a votare e ha votato per la Repubblica.
Guerrino è molto orgoglioso della sua famiglia. I suoi sette figli vivono tutti a Urbania e tutte le settimane si ritrovano insieme per un pranzo. I figli “non l’hanno passata brutta come me”. Uno ha lavorato in Germania poi ha fatto il muratore, uno era commesso in un negozio, adesso fa l’infermiere, uno è falegname. L’unica femmina è operaia e gestisce il bar nell’oratorio dei preti e un cinema. “Mi portano in palmo di mano i miei figli”. “Io li ho sempre rispettati però avevano da fare come dicevo io. E infatti mi vogliono bene per quello”. Oggi la famiglia di Guerrino è formata da quaranta persone.
Una volta c’era solidarietà e amicizia tra le famiglie “Si scambiavano tutte le giornate”, “c’era più fratellanza. Andavi in campagna, non dovevi avere paura. Lì da bere e da mangiare, tanto da uno che dall’altro. Adesso invece vai dal contadino, ti dà con la doppietta”. “Quella volta l’invidia tra i contadini c’era meno. C’era l’amicizia. Più adesso. Adesso vai da un contadino, non ti guarda manco nella faccia. No perché adesso sono padroni loro”. Sono molto cambiati i contadini. “Adesso i padroni dove sono più? Adesso i padroni mica ci sono più?”. L’amicizia tra contadini oggi non c’è più “perché sono diventati ricchi. Capito come è? I contadini sono più che gli operai”.
Anche le ragazze sono cambiate molto oggi. “Adesso comandano loro”, in più oggi i giovani si sposano e poi si dividono subito. Invece le famiglie devono stare unite. “Perché se uno si vuole bene, la moglie e il marito, va sempre bene e vengono su bene i figli”.
Guerrino non ha mai amato uscire e andare all’osteria. Tutte le sere, però, gioca a carte con la moglie. Tresette, briscola e scopa. “Adesso la televisione fa schifo. Non fanno vedere più niente. O c’è la pubblicità, o c’è il governo, o c’è quello o c’è quell’altro, non fanno vedere niente”.
Guerrino oggi prende 450 euro di pensione e sua moglie 400 e dice: “uno come fa ad andare avanti? “Ho novantadue anni e la pensione è sempre quella. E devo dire bene del governo? Io gli darei fuoco a tutti”, “perché almeno vuoi riconoscere le pensioni minime? agli anziani vuoi riconoscere un po’?”.

 

Dati intervista
   
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Angeli Guerrino
Mestiere svolto
Muratore
Data di nascita
14 novembre 1915
Data intervista
15/06/07
Luogo di nascita
Sant'Angelo in Vado
(PU)
Durata intervista
90 min
Temi principali
Lavoro, Famiglia, Emigrazione, Politica, Affettività

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