Tina Baldassarri nasce a Ravenna nel 1914.
Figlia di un calzolaio, lavorerà come sarta fino al 1940, anno in cui, innamoratasi perdutamente di un giovane fascista impiegato a Domodossola, deciderà di sposarsi in fretta e furia per raggiungere l’amato al confine. “Ci siamo conosciuti”, racconta, “perché lui era a pensione da una mia conoscente e da lì non ci siamo più separati. La mia mamma era contraria a che io andassi così lontano, ma io non ho voluto sentire ragioni e sono partita, pur sapendo di darle un gran dolore”. Il grande amore di Tina dura però troppo poco. Un giorno del 1944 il marito esce da casa per raggiungere la caserma e lungo la strada viene ucciso con un colpo alla tempia da un’imboscata di partigiani. “Mi ricordo che stavo preparando il pranzo”, commenta Tina; “quando sono venuti ho capito subito”. Dopo la tragedia, Tina decide di lasciare Domodossola ma non ritorna a Ravenna a causa delle spiccate convinzioni fasciste del fratello e dell’ostracismo dell’antifascismo ravennate nei confronti dell’intera famiglia. Si trasferisce quindi a Pesaro con la mamma, dove continua a lavorare come sarta fino alla pensione. “Mi sono trovata molto bene a Pesaro”, spiega, “ho fatto tante amicizie e tutti mi vogliono bene”. “Quest’anno, però, non me la sono più sentita di vivere da sola. Allora ho chiesto di entrare in questo Istituto delle Maestre Pie dell’Addolorata e devo dire che, passato lo spaesamento del primo periodo, ho fatto proprio bene”.