IL BUSTRENGO
Corazzini Luigia nasce nel 1912 a Montecopiolo, località Capraia. In famiglia erano 4 sorelle e due fratelli. Il padre muore a 54 anni di “catarro intestinale” e la madre rimane da sola con i figli. L’aiuta il figlio più grande, nato nel’95, “che ha fatto a tutti da babbo”. Per vivere in inverno andavano a lavorare come garzoni.
Luigia e la sorella sono andate a scuola finché non si è ammalato il padre, a quel punto non hanno potuto più frequentare. E così Luigia ha imparato a scrivere solo da pochi anni.
Dice di non aver mai patito la fame perché i fratelli, in estate, andavano in Maremma e con i soldi che portavano a casa, la mamma portava avanti la famiglia.
Fino al matrimonio è sempre rimasta a casa ad aiutare sua madre.
Per fare il bucato ricorda che si stendevano i panni e sopra si metteva la cenere e l’acqua bollente e si faceva il “ranne” che era l’acqua dove lavavano i lenzuoli e in alcuni casi anche i capelli.
Luigia ha sposato Giuseppe, che era suo cugino, e per questo lo zio frate non ha mai dato il suo consenso al matrimonio; esistevano infatti delle superstizioni circa i matrimoni contratti tra parenti.
Si sposa nel ’33: “abbiamo sempre dovuto lavorare, il pane non si è chiesto ma siamo andati sempre da garzoni, via, via…” “sempre nella miseria si è vissuti”.
Hanno avuto due figli, un maschio che ora abita con lei ed è nato nel ’37 e una femmina che è del ‘34 e abita a Rimini.
La sig.ra Luigia è stata anche per 11 inverni in Maremma. Prima di sposarsi era il figlio ad andare con il padre, che faceva il pastore. Il figlio ha iniziato ad andare in Maremma nel ’49 e ha continuato per 17-18 anni. Prendevano le pecore, stavano in Maremma fino a giugno e laggiù vendevano il latte e gli agnelli, le pecore rimanevano però di loro proprietà. In primavera ripartivano e le riportavano a casa. Il padrone prendeva tutto quello che veniva prodotto e dava un tanto per animale. La figlia è andata per un paio di anni ma in seguito, visto che non le piaceva, è rimasta sempre a casa con la madre a dare da mangiare alle mucche.
Quando i paesani e i parenti l’aiutavano a raccogliere il fieno, Luigia organizzava dei veglioni e ballavano in casa. C’era uno che suonava la fisarmonica, in casa avevano qualche salame e quando era mezzanotte mangiavano.
A Luigia piaceva ballare. Racconta che una volta è andata con suo marito ma ad un certo punto “lui si è ubriacato, non mi voleva mandare a casa!” Poi lei e la suocera l’hanno portato a letto.
La nuora dice che allora facevano presto ad ubriacarsi perché il vino lo bevevano poco. “E così passavano i mesi brutti dell’inverno” esclama Luigia.
Durante la transumanza dormivano in capanne fatte “alla meglio”con ginestre e cannucce, questo fino agli anni ’50. Quando il figlio si è sposato, nel ’65, è andata anche Luigia con il marito, e mentre questi portava le pecore, lei accudiva tre anziani. Il marito lavorava per 7 o 8 pastori, faceva il formaggio, avevano bisogno di una donna e hanno chiesto a lei di andare.
Durante la transumanza i pastori mangiavano la cosiddetta “acquacotta” o il pane senza niente. Mettevano l’erba, il radicchio, la cicoria nell’acquea e poi le facevano cuocere. “I pastori non mangiavano la ricotta, la dovevano fare, l’avevano ma non la mangiavano”.
Il padrone però mangiava bene “gli portavamo le salsicce, gli davamo il formaggio, l’agnello…”.
Il figlio dice che erano in tanti che durante il tempo della semina si occupavano dei campi e poi tornavano a fare i pastori. Questo però, prima del ’60-’70.
Il marito Giuseppe muore giovane.
Durante la guerra ricorda Luigia che, a causa dei tedeschi, molti si sono dovuti nascondere; “sono morti in tanti […] ma a noi è andata bene, non c’è successo niente”. Lei è sempre rimasta nella sua casa, non è mai andata via, ha dato ospitalità ad altri sfollati che venivano da Carpegna e dalla Conca di Villagrande.
Luigia ricorda che si portavano gli animali sul monte Carpegna per nasconderli: “portavamo da mangiare alle bestie e alle persone”; le persone erano gli uomini che portavano via le bestie e stavano nascosti nei boschi.
Racconta che una volta ha avuto molta paura perché era sola in casa e si diceva che c’erano i ladri a Monte Cerignone che avevano rubato dei prosciutti, “poveretta me come faccio, come non faccio…mi ha iniziato a far male un dente e così mi sono passate tutte le paure e non è venuto nessuno”. Ricorda che per la paura dei ladri metteva un pezzo di legno alla porta.
Luigia è molto religiosa e alla domanda se dice il Padre Nostro risponde che “ne ho da vendere anche per gli altri !”. Quando andava in Maremma il Rosario non lo diceva più nessuno ma lei giurava che quando sarebbe tornata a casa l’avrebbe detto, “ma non l’ho detto più a causa della televisione”.
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Dati intervista |
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Cognome Nome |
Corazzini Luigia |
Mestiere svolto |
Casalinga,
pastore |
Data di nascita |
25/01/1912 |
Data intervista |
12 ottobre 2007 |
Luogo di nascita |
Capraia di
Montecopiolo (PU) |
Durata intervista |
50 min |
Temi principali |
Lavoro, Guerra, Famiglia
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