UN PADRE SEVERO
La figlia Maria Luisa Battisodo ha aiutato la madre a ricordare le principali vicende della sua vita ed è riuscita, con la sua mediazione, ad ovviare il deficit d'udito della signora.
Teresa nasce a Pesaro nel 1916. Suo padre era macellaio, e gestiva uno dei pochissimi negozi in via del Corso, nel centro della città, la madre era casalinga. Da piccola andava a scuola: ha frequentato fino alla 5° elementare, ma ha cominciato a lavorare presto. Viene mandata presso una sarta, dove “si addormentava”, racconta la figlia Maria Luisa, “era talmente piccola che si addormentava”. Teresa ricorda: “Adesso mi viene in mente. Andavo sì… non cucivo molto, ero piccolina”. Andava da una delle prime sarte di Pesaro, ma lei si addormentava mentre lavorava. “Mi ricordo che andavo lì per cucire, avevo pochi anni”. Per un anno circa lavora così, poi comincia ad aiutare il padre e i fratelli in negozio, ma il carico di lavoro più impegnativo è a casa: non solo aiuta la madre, ma cura anche gli animali, come per es. i conigli. E questo fino al matrimonio. Teresa si sposa nel 1947. Sollecitata a rispondere, afferma: “Mi ricordo però poco di tutto”. Della guerra ricorda che erano sfollati a Ponte Corniale con “il carretto e tutta la roba sopra… ci mettevamo tutti per terra quando bombardavano… C’erano gli apparecchi, e poi mi ricordo che ci mettevamo tutti in terra, e c’era tanta paura”. Durante la guerra, prima di sfollare muore una sorella ventenne di Teresa , forse aveva un problema al cuore, “ma loro dicono che è stata la paura perché ogni volta che bombardavano lei tremava come una foglia”, però “se è stato qualcos’altro non si può dire, di medici ce ne erano pochi”, racconta la figlia.
Teresa ha sempre raccontato alle sue figlie fin da quando erano piccole gli episodi della sua vita, che è stata dura, e ha continuato a farlo poi anche con le nipoti, soprattutto in occasione delle feste, durante i pranzi, quando le sue figlie con i rispettivi mariti si riunivano insieme. Ultimamente è diventata sorda e spesso, spiega la figlia, si isola e sta in silenzio. Ma ha sempre raccontato, tanto che la figlia conosce a memoria tutta la storia della madre. Teresa, racconta la figlia, “si è sposata tardi perché quella volta c’era anche la mentalità di tenere i figli molto in casa”. Quando si è fidanzata poteva vedere il fidanzato una volta alla settimana solo alla presenza del padre. “Mio nonno era abbastanza severo, cosa che non era con i nipoti, ma con i figli si… Ha condizionato un po’ la vita di tutti i figli; praticamente dei maschi, uno solo si è sposato” oltre alle tre femmine. La famiglia di Teresa, racconta la figlia, stava “abbastanza bene. Non dovevano lavorare per mangiare. La macelleria era quasi l’unica, qui a Pesaro, servivano la caserma”, e quindi rendeva tanto. “L’unica cosa è che c’era da fare era in casa”.
Il marito di Teresa era di una famiglia che viveva nella zona del porto di Pesaro, e “tutti lavoravano nel pesce”. Si sono conosciuti così per caso. “Quando le ha raccontate sono rimaste impresse…ma come facevano a conoscersi? Mah” esclama la figlia. I due fidanzati non si potevano frequentare. La madre di Teresa “era meno severa. Erano buoni tutti e due. Mi ricordo mio nonno, anche se l’ho perso presto, per noi nipoti stravedeva. Dopo è avvenuto il contrario: si è un po’ indurita mia nonna. Il nonno era più morbido. “A noi – diceva Teresa – non permetteva niente”.
Teresa rimane vedova all’età di 52 anni, quando Maria Luisa ha 18 anni, mentre la figlia minore 16. Dopo sposati, Teresa e il marito avevano aperto una pescheria e “vendevano tonno, alici, baccalà, stoccafisso, però erano dentro in un negozio. Vendevano pesce congelato e mia madre si è adeguata a lavorare con mio padre. Mio padre era buonissimo, forse era lei la più dura in casa. Per vivere da sola, oggi a 92 anni è stata tenace. Ha tirato avanti il negozio fino all’età di 73 anni da sola. Io aiutavo naturalmente, ho sempre lavorato lì… c’ha sposato, ha comprato una casa a me, voglio dire che è molto forte perché qualsiasi altra persona magari rimanendo vedova a 52 anni dice “Adesso come faccio? Ho 2 figlie ancora giovani””. “Però lei, ragazzi, è molto dura. Noi abbiamo avuto tutto comunque. E’ un esempio perché non ci ha mai fatto mancare niente, non ch’ha fatto pesare che non ci fosse stato mio padre. Ha coperto tutto lei. Noi sì abbiamo lavorato nel negozio, però senza pensieri. E nel momento del matrimonio abbiamo avuto tutto quello che dovevamo avere”.
Di politica in casa, dice Maria Luisa, si parlava grazie alla televisione, perché si commentavano le tribune politiche: “Lei le idee di mio padre non le ha mai dette, però le sapevo perché loro due litigavano e tante volte dicevano: “Ah, ma te ti ho visto sfilare al tempo del fascismo c’avevi la camicia nera!” E lui diceva: “Per forza dovevo farlo. Quella volta ci menavano!””.
Quando muore il padre, dice Maria Luisa, “noi abbiamo avuto libertà, non dico come adesso, è troppo, però noi potevamo uscire, andare al cinema… avevamo le amiche. Non c’è mai stato un problema. Noi non abbiamo mai avuto imposizioni. Tranne forse il ritornare a casa a una certa ora”. Nessuna imposizione nemmeno nella sfera religiosa. Rimasta vedova, Teresa oltre che essere aiutata dalla figlia maggiore in negozio, viene aiutata da suo fratello più grande, che gestisce i conti e tutta l’amministrazione cosa che una volta era più semplice. “Quella volta era troppo semplificata e si facevano i soldi, oggi no”. Fino agli anni Settanta il negozio rende molto, ma poi la vendita comincia a calare, complice l’apertura dei nuovi supermercati e di altre macellerie. “Noi avevamo la fila della gente e in tre non ce la facevamo a servire tutti. La gente comprava molto, molto”. La famiglia d’origine di Teresa dunque aiuta in tutti i modi Teresa e le due figlie, dopo la scomparsa del marito: “Non c’hanno mai lasciate sole”, né sul piano economico, né su quello affettivo. Maria Luisa ricorda la nonna quando abbracciava la figlia e le diceva: “Vedrai che adesso si sistema tutto”. Il marito di Teresa aveva sempre gestito ogni cosa… Avevano pochi soldi: “Il difetto di mio padre è che a lui piacevano le cose. Quello che vedeva comprava”, la tv, il frigorifero: in casa non mancava niente. “Gli investimenti ci sono stati dopo che è morto. Mia madre è riuscita a comprare la casa… dopo però… perché quando è morto mio padre il lavoro c’era ma come soldi non ce ne era. Non c’erano soldi, anzi. C’erano dei conti correnti scoperti. Noi a detta di molti eravamo dei signori però alla fin fine…”. Come mamma, dice Maria Luisa, Teresa può essere definita “forte, generosa, anche dolce, anche se dei momenti non lo è stata…quel dolce che lei cercava di nascondere, ma comunque molto coraggiosa”.
Teresa, dunque, si è sempre occupata della famiglia, dei nipoti, è stata tutta “lavoro e casa”, e afferma la figlia “mi è dispiaciuto perché avrebbe potuto fare di viaggi, andare in vacanza”, ma lei non è mai andata. Ha sempre lavorato fino all’età di 73 anni; le dicevano di smettere ma lei continuava. A riguardo commenta Maria Luisa: “Io l’ho capito dopo il perché. Lei lo faceva anche per me, per tenermi come commessa, perché io non avrei avuto un altro lavoro”, a 40 anni circa è difficile trovare un’altra occupazione: “Io ho i 20 anni di contributi grazie alla mamma… e dopo ha detto “Ah finalmente sono libera”. Molto l’ha fatto per me”.
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Dati intervista |
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Cognome Nome |
Domenicucci Teresa |
Mestiere svolto |
Commerciante |
Data di nascita |
16 aprile 1916 |
Data intervista |
13/11/2007 |
Luogo di nascita |
Pesaro |
Durata intervista |
70 min |
Temi principali |
Famiglia, Lavoro, Affettività
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