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02 / MEMORIA OVER 90
 
IL MARINAIO
Fedeli Enrico nasce nel 1915 a Fano. Ha sempre avuto la passione per il mare, fin da bambino quando si nascondeva nella barca a vela del padre pur di andare a pesca con lui. Il padre era pescatore e tutta la famiglia viveva con questa attività. Quando comperavano qualcosa “facevano segnare” e poi pagavano in estate. Aveva due fratelli che invece non avevano la passione per il mare. Enrico fino a 20 anni, prima del militare, era marinaio nelle barche da pesca. Nel ’37-’38 è andato in Cina dove faceva il guardiano all’ambasciata. Allora infatti il governo cinese non assicurava l’incolumità dell’ambasciatore e del personale. Ha trascorso tutto il tempo a Pechino. Ricorda che quando Mussolini parlava degli 8 milioni di baionette, a Pechino c’erano dei carri armati alti come un palazzo di due piani “e noi andiamo a combattere con le baionette?” pensava. Enrico vorrebbe tornare in Cina, pensa che diventerà un grande paese dal punto di vista commerciale perché “erano intelligenti e noi non lo sapevamo”.
Enrico ha dato poi gli esami da “padrone marittimo” e durante la guerra già era comandante. Dal ’40 al ’42 è Primo Ufficiale, poi dal ’42 a Bengasi è passato al comando di una barca che faceva viaggi da Costantinopoli a Bari.
Nel ’42 poiché lo scafo era stato danneggiato da un bombardamento a Tripoli gli hanno messi in attesa. Nel frattempo è morto suo fratello e ha ottenuto un permesso per tornare a casa. Quando era a Fano muore anche la sorella della futura moglie, Elena. Erano già fidanzati da 9 anni, si conoscevano da quando erano ragazzi e avevano già preparato tutto per il matrimonio. Visto che c’erano “90 possibilità su 100” che Enrico non tornasse a casa, propone a Elena di sposarsi: “sposiamoci così tu avrai un sostegno”; infatti aveva ormai raggiunto un certo grado nella Marina che gli avrebbe garantito una buona pensione. A quei tempi inoltre se una donna era stata un po’ di tempo fidanzata era difficile che un altro uomo la volesse. Così hanno chiesto la dispensa al vescovo e si sono sposati, “ma c’era una miseria nera”. Si sono sposati alle 5 del mattino e finita la cerimonia sono andati al cimitero a trovare i defunti. Dopo 4 giorni Enrico è ripartito. In seguito è tornato a Fano, ha portato la moglie a Bari poiché il bastimento era stato messo in riparazione e l’ha tenuta giù un mese durante la guerra. Del figlio più grande è rimasta incinta a Bari.
Nel ’43-’44 Enrico rimane bloccato a Fano perchè c’era il fronte in movimento. A Fano quindi ha dovuto fare tutti i mestieri “per tirare avanti la famiglia” che fa sfollare in una casa colonica sopra il Fenile, una frazione di Fano. In due portapacchi della bicicletta caricava paste, reggiseni, mutande e anche il pesce che pescava il suocero, tanto che lo chiamavano il “Corriere Renzi”. Arrivava anche a Sant’Angelo in Lizzola e vendeva la merce ai negozianti locali. Caricava poi i prodotti di quelle zone come sapone e caramelle, e li rivendeva ad un negozio al Fenile. Tutta questa merce gli serviva per “tirare avanti la famiglia”. I negozianti gli davano poi una percentuale sul venduto: “dove avevo i soldi per pagare questa roba? Ero morto di fame”.
Poi Enrico torna a Bari. Dopo poco diventa comandante di una petroliera, la Oberdan. Dopo aver pulito le taniche, l’equipaggio caricava il vino a Bari e lo scambiava con il petrolio ad Ancona.
Nel ’45 ha comandato un motoveliero, l’Argiro, che era dell’amministratore della rocca di Bari. E’ arrivato fino al Dodecanneso carico di varie merci. In ogni isola sbarcava una determinata merce con uno dei responsabili. Ma si è dovuto fermare per disturbi al motore a Cefalonia. Ancora aveva le merci a bordo che dovevano essere consegnate nel porto di Rodi. Ad un certo punto a terra si sparge la voce che erano in difficoltà e non potevano partire. Fortunatamente va da Enrico uno che lo informa di un accordo fatto tra l’equipaggio e i commercianti del posto per portare via tutta la merce che era a bordo. Allora, alle 5 del pomeriggio, Enrico inizia a dare i fischi regolari di partenza ma non arriva nessuno. Enrico aveva la carta con le rotte di sicurezza, perché la zona era piena di mine, e parte da solo. Quando era fuori circa 10 miglia: “andavo giù senza loro, dove andavo a finire non lo so”, esce un motoscafo con a bordo tutti i componenti dell’equipaggio. Enrico dice che gli inglesi erano “padroni del mare” e con i sommergibili andavano a silurare dentro l’Adriatico. Ricorda che una notte hanno fatto andare a fondo una nave passeggeri italiana piena di soldati che tornavano in licenza. Allora gli hanno inviato un fonogramma e sono partiti con diverse barche e rimorchiatori da Otranto per fare i salvataggi. Enrico ne ha imbarcati 14. Con queste persone a bordo sono andati poi a Brindisi. Quando un marinaio gli chiede di poter prendere un cappotto di un soldato perché “tanto oramai sono morti”, Enrico dice che avrebbe tanto voluto dirgli di sì ma il pensiero che dovesse prendere e mettere una cosa di un morto l’ha fatto rifiutare; “questo per dire quanta miseria c’era tra la gente, tra gli uomini di mare. Era una vita tanto dura”.
Poi nel ’50 inizia a lavorare con le petroliere, è per lui il periodo più felice. Prima comanda l’Etra I e poi l’Etra II e rimane 13 anni con lo stesso armatore.
Poi 8 o 10 anni comanda Nicoletta Montanari, va in Brasile e rimane 1 anno e mezzo. Lì ha fatto la navigazione atlantica, è tornato attraverso l’Atlantico che “non era come oggi che spinge un bottone qualsiasi persona e va in ogni parte del mondo” quella volta se non conoscevi le stelle e il sole non potevi navigare. Caricavano l’asfalto da una zona vicino Rio Grande fino a Belem e lì dovevano fare la navigazione atlantica che durava anche 10 gg. È sempre stato un appassionato di pesca e a bordo aveva sempre l’attrezzatura necessaria per prendere tonni, pesci spada… aveva una ghiacciaia molto grande, vendeva il pescato e divideva il modesto ricavato con l’equipaggio. Navigare in quei mari allora era abbastanza rischioso perché le acque ancora erano quasi sconosciute: “è stata una navigazione di soddisfazione, difficile e ho avuto anche qualcosa che mi ha sempre aiutato”. Il lavoro era molto ed Enrico ha sempre dormito poco. Ha fatto minimo 20 anni nelle petroliere e non gli è mai successo niente. Conosceva bene l’ inglese che ha imparato a Gibilterra e anche il portoghese.
È tornato dopo un anno e mezzo dal Brasile con la schiena distrutta, aveva soli 54 anni ed era “sfinito”, non ce la faceva più, aveva anche nostalgia della famiglia. Quando navigava nelle vicinanze di Fano chiamava la moglie e le chiedeva di raggiungerlo ma per lei non era facile con i 4 figli. Ha deciso allora di andare in pensione.
La moglie è morta nel 2006.
La sua passione più grande è sempre stato il mare; “se mi tagliate non ho il sangue ma l’acqua salata”. La cosa curiosa è che Enrico ha sempre sofferto il mal di mare “io ho rimesso dal primo giorno fino a quando non sono andato in pensione”. Va a pescare ancora tutte le mattine con le reti.

 

Dati intervista
   
< ELENCO NOMI
< ELENCO LUOGHI
Cognome Nome
Fedeli Enrico
Mestiere svolto
Marinaio
Data di nascita
26 ottobre 1915
Data intervista
03/10/2007
Luogo di nascita
Fano (PU)
Durata intervista
95 min
Temi principali
Lavoro, Guerra, Famiglia

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